Dalla protesta contro il governo all’appello al presidente Andrzej Duda affinché ponga il veto: le manifestazioni contro la nuova legge sui media cambiano pelle ma la sostanza resta la stessa. Dopo il voto favorevole della Dieta, i polacchi tornano in piazza al grido di «Wolne Media» (Media liberi) contro la cosiddetta “legge Tvn”, provvedimento che, penalizzando in particolare l’emittente americana, ridurrebbe il pluralismo dell’informazione polacca.

Il voto della Dieta

In agosto il provvedimento, non senza qualche difficoltà, era stato licenziato dalla Camera Bassa. Venerdì è arrivato il sì anche dalla Dieta con 229 favorevoli, 212 contrari e undici astenuti. La legge in sostanza impedisce ai capitali stranieri partecipazioni di maggioranza in organi di informazione polacchi. La maggioranza guidata dal partito conservatore Diritto e giustizia (Pis) sostiene che, in linea con altri Stati dell’Unione europea e con gli interessi del Paese, si eviterebbero possibili ingerenze esterne ostili alla Polonia. Al riguardo Jaroslaw Kaczyński, presidente del Pis, ha sottolineato che la legge è rivolta contro Russia e Cina, ma non Stati Uniti.

Tvn penalizzata, i polacchi si appellano a Duda

Di fatto però, se la legge entra definitivamente in vigore, ne farebbe le spese soprattutto Tvn, canale della società americana Discovery, emittente considerata tra le più critiche nei confronti del governo. Per questo motivo molti polacchi la eleggono a una sorta di simbolo del pluralismo smarcato dai canali pubblici filogovernativi. Così domenica scorsa in ben 126 città la gente si è radunata per protestare e chiedere al presidente Duda di porre il veto: un’ipotesi che lo stesso presidente a settembre non aveva escluso. Duda deve esprimersi con la convalida, o appunto col veto, entro tre settimane dall’adozione del 17 dicembre scorso, e quindi entro il 7 gennaio.

Delusione degli Stati Uniti ed Europa

L’opposizione alla legge Tvn non arrivano solo dal fronte interno, dove c’è in prima linea Piattaforma civica (Po), partito di minoranza a vocazione europeista. Già venerdì l’incaricato d’affari dell’ambasciata statunitense a Varsavia, Bix Aliu, ha sottolineato che «gli Stati Uniti sono estremamente delusi. Ci aspettiamo che il presidente Duda agisca in conformità con le dichiarazioni precedenti per proteggere la libertà di parola e gli affari».

Anche l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) ha detto la sua. Teresa Ribeiro, responsabile per la libertà di stampa dell’Osce, ha scritto a Duda esortandolo a considerare le implicazioni che la legge avrebbe sulla libertà di informazione. «È fondamentale che il quadro giuridico della Polonia tuteli l’indipendenza editoriale, politica e finanziaria dei media», ha dichiarato la Riberio, sottolineando di aver «preso atto delle numerose preoccupazioni sollevate da giornalisti, società civile, organizzazioni internazionali e altri Stati dell’Osce».

Andrea Rapino

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