Un gruppo di persone, che si riconoscono nei valori della nonviolenza e dell’ecologia, un giorno di metà ottobre 2021 si è messa a pensare, e a scrivere. E’ venuta fuori una lettera aperta. Per un Cammino nonviolento ed ecologista.

Come pacifist* ed ecologist*, vorremmo contribuire al dibattito che attualmente infiamma e spacca la società.

Siamo profondamente preoccupat* per la pericolosa polarizzazione e radicalizzazione del conflitto: da una parte i gruppi più violenti ed eversivi che cavalcano il malessere sociale, dall’altra il il blocco di potere politico-industriale-mediatico che governa il paese e che impone il suo programma liberista.

Condanniamo nel modo più fermo i neofascisti ed ogni violenza, e tutti coloro che spalleggiano questi gruppi, chiedendoci perché siano stati lasciati agire impunemente dalle autorità, negli eventi del 9 ottobre a Roma. Queste violenze non fanno altro che delegittimare ogni forma di protesta e sono l’occasione per stringere e limitare il diritto a manifestare (cosa che puntualmente sta accadendo).

La nostra è una società malata, e non solo a causa della pandemia Covid-19. Una società che ha ereditato, ancor prima del Covid-19, modelli socio-economici e stili di vita insostenibili che incidono fortemente sulla salute delle persone, delle comunità, dei territori e dell’intero Pianeta. Una società centrata su un modello di sviluppo che ha distrutto l’equilibrio tra le persone e l’ambiente e che alimenta enormi ingiustizie nord-sud del mondo.

Oggi più che mai è importante coltivare un pensiero critico che metta la salute (nel suo aspetto globale), il rispetto e la nonviolenza al centro del dibattito. Contestiamo quindi la narrazione “bellica” che tende a mettere in un angolo anche il semplice diritto al dubbio.

Abbiamo vissuto con sgomento e preoccupazione le “guerre all’untore” che in Italia si sono scatenate contro coloro che per dubbio, convinzioni o scelte di vita decidono di non affidarsi al vaccino. Come ecopacifist* rigettiamo l’”hate speech”, da ogni parte esso provenga, il linguaggio violento, umiliante, disumanizzante verso chi non la pensa allo stesso modo. Vogliamo favorire l’empatia, il dialogo, l’ascolto.

Crediamo nel sistema sanitario universale, una conquista da difendere, e rifiutiamo ogni malaugurata idea di un sistema sanitario dove chi ha “colpe” deve pagarsi le cure.

Purtroppo molti media hanno abdicato al proprio dovere di esercitare un controllo sull’operato del governo e di garantire un dibattito effettivamente pluralista, aperto e trasparente: ragionevoli e accorati appelli contro il greenpass (di docent*, student*, scrittor* e filosof*), non hanno trovato adeguato spazio nei media “mainstream”.

Anche a nostro parere lo strumento del greenpass (così come è declinato in Italia), è pieno di contraddizioni e fallacie sul piano sanitario, finalizzato a un rigido e burocratico controllo sociale, umiliante e divisivo, oltre a contraddire i principi contenuti nella Risoluzione 2361 (2021) dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa.

Sul greenpass e sulle scelte politiche di gestione della pandemia, la differenza tra i singoli Stati, anche all’interno della Unione Europea, è molto forte. Perché quindi non si può discutere e criticare apertamente questa misura, che non è, come spesso si dice “scientifica” ma meramente “politica”?

L’11 ottobre il Collettivo Lavoratori Portuali di Trieste e Genova (gli stessi che negli ultimi anni hanno incrociato le braccia al traffico di armi diretto in Arabia Saudita), ed i sindacati di base hanno indetto uno sciopero generale, anche (ma non solo) contro il greenpass. Tra le altre richieste avanzate, che noi condividiamo, il reddito universale, la riduzione del tempo di lavoro a parità di salario, il rilancio dello Stato sociale, investimenti nella scuola pubblica, nella sanità pubblica, potenziamento del trasporto pubblico, sicurezza vera sul lavoro.

Rivendichiamo un pensiero critico sulla pervasività degli interessi economici e politici nella medicina e nella sanità, sull’invadenza del digitale e delle tecnologie del controllo, sul mito della crescita economica infinita, sulla deriva scientista che si accanisce contro visioni del mondo e approcci di cura considerati non conformi.

Se davvero la salute non è solo assenza di malattia ma presenza di uno stato di benessere psico-fisico che va dalle persone alla comunità, allora la via d’uscita è nella rivisitazione globale dei nostri stili di vita (e quindi politiche che sappiano indirizzare e favorire queste scelte, modificando l’attuale sistema economico senza lasciare impuniti i crimini ambientali che minacciano la salute pubblica).

Si è più in salute mangiando cibo sano, locale, modificando radicalmente il nostro modo di muoverci e rapportarci alla terra, riducendo la nostra impronta ecologica, i nostri frenetici e consumisti stili di vita, praticando la sobrietà e la lentezza, organizzando vere e proprie comunità educanti, rafforzando la medicina di base.

La capacità di accettare i limiti che ci impone la natura ci condurrà ad un nuovo equilibrio sociale ed esistenziale, con l’ambiente e con gli altri popoli del mondo.

Siamo più in salute se ci prendiamo cura del territorio in cui viviamo, se anche la scuola diventa più democratica, esperenziale e all’aperto, (da qui l’importanza di spazi verdi, cortili, parchi e giardini anche in città), un luogo dove educare al pensiero critico, alla cittadinanza attiva, a sani stili di vita.

Purtroppo la gestione securitaria e fobica della pandemia rischia di schiacciare questo cammino, costringendoci ancora più di prima dentro vite segnate dal predominio della tecnocrazia, della farmacologia e della medicalizzazione spinta.

Il continuo martellamento di messaggi ansiogeni, repressivi e colpevolizzanti ha contribuito ad aumentare sindromi depressive, consumo di alcool e psicofamaci.

La scuola è sempre più “ingessata” e chiusa in sé, con progetti e realtà educative innovative (ricordiamo ad es. Bimbisvegli), bloccate da regole senza senso.

Oltretutto queste imposizioni controproducenti ed ingiuste, esasperano gli animi e rendono le persone insofferenti anche ai “limiti ambientali” che multinazionali e mafie calpestano quotidianamente in totale impunità. Limiti all’inquinamento e al consumo che saranno sempre più necessari per fronteggiare l’emergenza climatica ed ambientale.

Abbiamo bisogno di ripartire dalla salute globale di ogni essere vivente, dobbiamo creare le condizioni per iniziare un nuovo cammino, contrastando il dominio di un capitalismo che non potrà mai avere un volto umano.

Non vogliamo arrenderci a una deriva che schiaccia i mondi diversi possibili o già praticati, vogliamo disegnare un nuovo umanesimo ecologista, pacifista e antifascista.

Proviamo a camminare insieme.

(per adesioni a 3333520627 whatsapp, oppure mail peruncamminoecopax@gmail.com)

Primi firmatari (in aggiornamento – le firme sono a carattere esclusivamente personale):

 

Linda Maggiori (blogger, scrittrice, attivista)

Paolo Piacentini (autore, camminatore)

Franco Arminio (poeta e scrittore)

Michele Boato (direttore Ecoistituto del Veneto e rivista Gaia)

Alessandro Mortarino (Co-fondatore del Forum nazionale Salviamo il paesaggio)

Marinella Correggia (ecopacifista, apolide)

Francesco Bevilacqua (scrittore)

Nicholas Bawtree (direttore di Terra Nuova)

Anna Chiesura (ricercatrice)

Anna Maria Altobelli (educatrice perinatale)

Giampiero Monaca (maestro ideatore Bimbisvegli)

Elisa Lello (sociologa)

Daniele Quattrocchi (attivista di Extinction Rebellion)

Olivier Turquet (giornalista, redattore Pressenza)

Valentina Fabbri Valenzuela (educatrice, difensora dei diritti umani)

Violeta Valenzuela (difensora dei diritti umani)

Gianluca Carmosino (giornalista Comuneinfo)

Riccardo Troisi (giornalista Comuneinfo)

Marco Calabria (giornalista Comuneinfo)

Danilo Casertano (maestro di strada)

Aniello de Padova (attivista Decrescita Felice)

Max Strata (scrittore ed attivista)

Elisa Semeghini

Catiuscia Rosati (giornalista freelance)

Vania Bertozzi

Sabrina Petracchini

Barbara Gizzi (consulente turismo responsabile)

Francesco Senatore (camminatore)

Domenico Ponzo

Elisabetta Ambrosi (giornalista)

Alberto Conti (attivista per l’ambiente)

Veronica Iori (attivista di Extinction Rebellion)

Christian Lovato (attivista di Extinction Rebellion)

Titus Dart (attivista di Extinction Rebellion)

Stefano Casulli (pedagogista e ricercatore)

Paolo d’Arpini (attivista Rete Bioregionale italiana)

Caterina Regazzi, (attivista Rete Bioregionale italiana)

Franco Fabbri

Filippo Cannizzo (filosofo e scrittore)

Monica Capo (docente scuola primaria)

Stefano Panzarasa

Giorgio Rossi Chioggia

Claudio Pietro Montanari (attivista Red Ghost)

Pierpaolo Lanzarini (contadino, attivista)

Lorenzo Mandelli (attivista di Extinction Rebellion)

Andrea Casalini (attivista e pacifista)

Serena Gatti (Regista)

Giovanni Angeli (educatore, attivista)

Alessandro Serra

Christian Brandi

Ellison Paolista (attivista Decrescita Felice)

Remo Ronchitelli (attivista Decrescita Felice)

Barbara Gaddi (attivista Extinction Rebellion)

Elena Piffero (attivista Decrescita Felice)

Lorenzo Colacicchi (attivista Global Greens)

Eleonora Berti (architetto paesaggista)

Elisa Paltrinieri (giornalista e scrittrice)

Antonella Lodi (attivista per l’ambiente)

Patrizia Gentilini (oncologa)

Elena Coquoz (attivista per l’ambiente)

Domenico Demattia (attivista per l’ambiente)

Elena Cesari (ecofemminista)

Francesca Conti