Venerdì scorso al Tempio Valdese si è tenuta una tavola rotonda sui centri di permanenza per il rimpatrio (CPR), iniziativa che è stata molto interessante sia per chi non conosce l’argomento, sia per chi da tempo se ne occupa

La prima parte dell’articolo: https://www.pressenza.com/it/2021/10/centri-di-permanenza-per-rimpatri-cpr-tavola-rotonda-al-tempio-valdese-di-torino-parte-1/

in questa seconda parte intervengono:
– Carolina Di Luciano: Ufficio del Garante comunale delle persone private della libertà personale
– Carla Lucia Landri: Asgi (Associazioni studi giuridici sull’immigrazione)
– Federico Lera: Amnesty International Italia
– Yagoub Kibeida: Mosaico Refugees
– Giovanni Papotti: Asgi (Associazioni studi giuridici sull’immigrazione)

Di Luciano: “Il nuovo capitolato, che prevede 144 presenze di reclusi all’interno della struttura, consta di un aumento delle ore del personale all’interno della struttura: in molti, Gestori compresi, hanno denunciato l’insostenibilità dei capitolati determinati dai Decreti Salvini, è stato accolto con favore e soddisfazione l’incremento della presenza del medico da 5 ore a 12 ore giornaliere, sono quindi state aumentate le ore dei “charlie” (gli operatori all’interno della struttura), le persone più a contatto con le persone migranti nella struttura e che fanno da tramite tra i servizi e i detenuti. Non si può non notare che ci sono pochi servizi che vengano adeguatamente erogati all’interno del centro: lo psicologo, l’assistente sociale, e il mediatore linguistico sono presenti per 24 ore alla settimana, l’informativa legale per 16 ore la settimana: servizi essenziali all’interno del CPR.

L’auspicio, ha continuato, è che il candidato fornisca condizioni migliorative rispetto al bando, nell’ottica di acquisire punteggio per vincerlo. La Di Luciano ha tuttavia evidenziato che i criteri di punteggio del bando “riguardano il numero di ore e non anche la qualità del servizio”. Ha poi spiegato che c’è una contraddizione nel capitolato che riguarda l’aumento di punti che ottiene il Gestore che stipula accordi con Enti che promuovono attività ricreative o di carattere religioso: tutte le realtà che promuovono attività di carattere ricreativo nei centri detentivi sono realtà associative e non Enti.

Ha infine sottolineato come questo studio sia preventivo e che occorrerà monitorare l’effettivo accordo col Gestore designato.

Certamente l’attività della Garante comunale è notevolissima, e i torinesi lo sanno bene, sia come qualità che come presenza costante su tutti i problemi che coinvolgono i centri di detenzione Torinese.

La Landri ha sottolineato come ASGI si trovi da anni a dover denunciare criticità perpetrate nei CPR, non solo in merito al diritto di difesa ma anche in merito a diritti umani, affermazione che attesta che in Italia i diritti umani non sono rispettati. Ha ricordato come sussista un ampio ricorso alle prassi (ovvero a procedure arbitrariamente decise), questo per la grave carenza normativa che caratterizza l’istituto della privazione di libertà a fini di rimpatrio. “E’ molto diverso da quanto avviene nel carcere.”, ha poi evidenziato: “Le prassi danneggiano in primo luogo le persone recluse nel CPR che non sono pienamente a conoscenza della loro situazione e soprattutto di quelli che sono i loro diritti […] questo è ancora più evidente a chi arriva dal carcere […] queste persone dicono che in carcere le regole sono chiare, mentre nel CPR non è così“. Ha poi rimarcato la mancanza di trasparenza del sistema, la difficoltà di accedere, da parte degli avvocati a tutta una serie di informazioni, cosa che lede il diritto alla difesa, ma danneggia anche l’efficacia della difesa. Ha ricordato l’impossibilità di accesso al CPR da parte delle associazioni.

Papotti ha ricordato i problemi relativi alla genericità delle informazioni sanitarie che vengono date al detenuto quando viene rilasciato: “Una delle criticità che incontriamo spesso come avvocati, è che al momento del rilascio, viene loro consegnato solamente un foglio A4 dove vengono riportate le informazioni generali sulla situazione sanitaria al momento dell’ingresso e al momento del rilascio. Di tutti quei documenti sanitari anche in caso di visite specialistiche (o accessi in pronto soccorso, n.d.r.), avvenute nel corso del trattenimento, non viene fornita copia alla persona rilasciata”. Ha poi continuato: “Si tratta di informazioni di primaria importanza. L’avvocato può fare esplicita richiesta, con i tempi che questo richiede, può visionare il fascicolo, prendere appunti, ma non può farne copia. Nel ricorso al provvedimento di espulsione, nella documentazione sanitaria ci possono essere informazioni rilevanti (Art. 19 del Dlgs 286/98, n.d.r.)“.

Occorre anche evidenziare in questo caso la conferenza tenuta all’Università Statale di Milano (di cui abbiamo pubblicato il video intergrale), nella quale è stato dichiarato che durante la visita ispettiva al CPR Corelli di Milano, il Sen. de Falco (che abbiamo intervistato) ha ottenuto (nonostante la resistenza opposta dalla Prefettura di Milano) di parlare con le persone migranti recluse, le quali hanno raccontato, tra le altre cose, un “pestaggio” effettuato dalla “dinamica” (coordinamento interforze di PS, CC, GdF, Esercito, che sorveglia all’interno del CPR). Il Senatore e chi ha collaborato con lui, hanno poi cercato nelle cartelle cliniche ed hanno trovato, nell’immediato periodo successivo al fatto, riscontri di contusioni compatibili. Occorre anche ricordare, a proposito di trasparenza, che, al contrario delle carceri, i CPR non tengono un registro degli eventi critici.

Papotti ha poi ricordato anche l’impossibilità da parte dei detenuti di poter utilizzare il proprio telefonino che viene sequestrato: “Ricollegandomi alle celerità con le quali la procedura (di proroga o convalida della detenzione, n.d.r.) si svolge all’interno del CPR, spesso l’avvocato si trova a comunicare col proprio assistito solo al momento dell’udienza, con tutta una limitazione del diritto di difesa”. Ha spiegato che spesso gli avvocati apprendono tutta una serie di informazioni e situazioni relative alla persona migrante solo appena prima dell’udienza, ha poi fatto riferimento anche alla possibilità di contattare eventuali legami famigliari.

La normativa prevede la possibilità di corrispondenza con l’esterno, che però è garantita solamente grazie all’utilizzo di telefoni fissi all’interno del centro, quindi solamente per chiamare all’esterno, non è possibile contattare quindi dall’esterno la persona migrante.”

Ha inoltre evidenziato come questo limiti il diritto alla difesa, in quanto l’avvocato per contattare l’assisitito deve recarsi al CPR con tutta una serie di limitazioni riguardanti orari e attese. Il diritto alla difesa attiene ai Diritti Umani.

Segnaliamo che: il sequestro dei telefoni cellulari personali non è previsto da nessuna Legge o regolamento, si tratta quindi ancora una volta di una prassi arbitraria, e che nel CPR Brunelleschi di Torino, capienza (come da bando) 144 persone, risulta esserci (probabilmente da sempre, data la mancanza di trasparenza il condizionale è sempre d’obbligo) una sola stanza per i colloqui, ovvio: prima della prassi di sequestro, iniziata nel 2020, una sola stanza bastava, gli avvocati telefonavano all’assistito sul telefonino personale.

Papotti ha infine ricordato anche la sconcertante statistica sulle sentenze di convalida e proroga delle detenzioni (pubblicata nel libro “La Malapena di Maurizio Veglio): dal 2015 al 2019 dal 95% al 99% di esiti di conferma di convalida o proroga della detenzione nel CPR da parte dei Giudici onorari (Giudici di pace). Giudici che non sono Giudici Togati (del Tribunale), e aggiungiamo: in pratica il migrante non ha neanche il diritto di essere giudicato da un Magistrato Togato, cosa, che ci teniamo a sottolineare, tutt’altro che banale anche e soprattutto dal punto di vista della Giurisprudenza e dei diritti, situazione che Papotti definisce un “unicum”.

Un altro unicum sottolineato da Papotti, ma evidenziato anche da Sarzotti, riguarda il fatto che le udienze, contrariamente a quanto sancito dall’Art. 110 della Costituzione, si svolgono all’interno del CPR, con: “un evidente sbilanciamento del diritto al contraddittorio”. Sarzotti ha aggiunto: “E’ come se un processo si svolgesse in carcere, come se in qualche modo l’esito del processo fosse previsto”.

Lera: La mission di Amnesty è quella di tenere accesa la luce su quelle che sono le violazioni dei diritti […] non dimentichiamo di chi stiamo parlando: sono stranieri, sono lì (nei CPR, n.d.r.) per il rimpatrio, sono persone però che devono vedersi garantiti i diritti di cui hanno parlato questa sera i colleghi e di cui il Garante si fa giustamente carico della verifica”. Ha poi continuato: “Il CPR, come lo definisco, è l’inferno del diritto della migrazione, perché è l’ultima parte di un percorso nel quale tutto il fenomeno di tutela delle persone migranti, è ‘venuto a scadere’ “.

Il ruolo di Amnesty dev’essere un ruolo di denuncia, di affiancamento alle persone che operano (nell’ambito della detenzione amministrativa, n.d.r.) tutti i giorni“, ha poi continuato: “Ho bisogno di sapere che le persone che operano in queste realtà abbiano ben chiaro l’obiettivo: la tutela dei diritti. C’è il diritto di difesa, di colloquio col proprio legale, d’informazione, di supporto psicologico, è difficile da comprendere la diminuzione di orario, evidenziata dalla Garante, per questi servizi. Perché la diminuzione di queste ore? Il problema è il profitto, la gestione privatistica di un centro che ha tutte i requisiti per essere un centro di detenzione non amministrativa, peraltro facendo venir meno tutti quelli che sono i diritti del sistema penitenziario”.

L’esponente di Amnesty ha anche evidenziato come i Diritti Umani, in un Paese civile, difficilmente vengano tolti repentinamente e totalmente, ma ci sono dei “passaggi”: a tal proposito ha citato il Decreto Minniti-Orlando del 2017 (PD, Orlando è l’attuale Ministro del lavoro e delle politiche sociali) che ha tolto la possibilità di appellarsi nelle cause di protezione internazionale e i Decreti sicurezza di Salvini. Ha inoltre ricordato che il diritto alla difesa è garantito dalla Costituzione ma viene negato, con le motivazioni più disparate o in taluni casi senza motivazioni: “Il diritto all’immigrazione è probabilmente uno dei campi di sperimentazione per l’adeguamento ad un venir meno di alcune garanzie”.

Yagoub Kibeida; “Siamo un’associazione di rifugiati per i rifugiati. […] Durante la pandemia Mosaico Refugees ha lavorato con la Protezione Civile per aiutare a contrastarla e per aiutare le persone che hanno meno accesso ai servizi. Questa esperienza ha permesso di rendere visibili le persone invisibili […] Uno dei nostri obiettivi è prevenire il ricorso alla detenzione amministrativa in collaborazione col progetto Alternatives to Detention“.

Ha poi continuato parlando dell’intenzione di avviare un case management, ovvero la stesura e la gestione di casi reali, di persone a rischio di espulsione disposte a collaborare, mediante la costruzione di percorsi condivisi: “Molte persone sono entrate nei CPR, alcune sono morte, perché non hanno trovato un adeguato accompagnamento, ma una pessima accoglienza”.

Ha poi fatto l’esempio concreto di una persona di origine nigeriana, con fragilità psichica “nota“, ha sottolineato, che è stato rilasciato dal CPR. Questa persona non è in grado di essere autonoma, viveva, dopo il rilascio, per strada. Non è andato in Commissione Territoriale (organo competente per il rilascio di protezione internazionale) per presenziare alla discussione sul diritto alla protezione internazionale, il perché è evidente.

E’ diventato quindi persona “non regolarmente presente” (volutamente non usiamo il termine “irregolare” perché lesivo della dignità) ovvero, purtroppo, illegalmente presente sul territorio italiano.

Nonostante tutte le difficoltà del caso, gli operatori di Mosaico sono riusciti a prendere in carico la persona e fare la “reiterata” (volutamente usiamo i termini “correnti” in modo che il lettore acquisti dimestichezza: la reiterata è il ricorso presso la Commissione Territoriale per un’ulteriore richiesta di protezione internazionale). Questa persona spiega Kibeida, soffre di un trauma profondo, provocato o acutizzato dalla permanenza in CPR. Risulta, nonostante i passi avanti, tutt’ora una persona difficile da aiutare: l’obiettivo degli operatori è arrivare ad un piano di cura che quanto meno stabilizzi, “compensi” come si dice in campo medico, questa persona, che è ancora preda di una grande diffidenza provocata dal trauma, e naturalmente che ottenga un titolo di soggiorno per uscire dall’illegalità.

Kibeida ha inoltre evidenziato che oltre alla prevenzione della detenzione amministrativa Mosaico promuove, ove la persona non ottenga un titolo di soggiorno, il rimpatrio assistito, possibilità normata per Legge.

Ha definito “allucinante” il viaggio intrapreso da persone costrette ad abbandonare la propria famiglia: “Quando queste persone arrivano in Europa e si vedono negare i propri diritti, si sentono tradite. Per noi l’Europa è patria di diritti, quando le persone arrivano in Europa non capiscono”.

Berthin Nzonza ha inoltre ricordato quanto la morte di Moussa Balde – di cui Pressenza ha molto parlato e di cui ha dovuto purtroppo annunciare ai propri lettori la morte in quel triste 21 maggio 2021 – abbia scosso la cittadinanza torinese e ha rimarcato l’importanza della prevenzione dei suicidi nei CPR; argomento affrontato anche dalla Garante comunale.

La Pastora Bonafede ha concluso i lavori: “Com’è possibile che nel 2021 siamo ancora a parlare di questo argomento? Che in una città intellettualmente vivace come Torino, esista una cosa di tale natura? In carcere c’è un Diritto, talvolta disatteso, tuttavia nel CPR non c’è per definizione”.

Ricordiamo, oltre ai libri scritti da Hannah Arendt che molto approfondiscono la detenzione per ciò che si è e non per ciò che si ha commesso, i testi citati nella conferenza, che confermiamo essere molto esaustivi sull’argomento della privazione di libertà delle persone migranti per una semplice violazione amministrativa:

Delle pene senza delitti, Gregorio de Falco
Il libro nero sul CPR di Torino, ASGI (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione)
La detenzione amministrativa degli stranieri, Giuseppe Campesi
La Malapena, Maurizio Veglio