Negli ultimi giorni in Afghanistan vi sono stati attacchi di droni americani per colpire presunti terroristi. Questa pratica è illegale e ha anche provocato vittime civili, fra cui bambini. Non solo: viene offerta ai terroristi, su in piatto d’argento, l’occasione per colpire allo stesso modo.
La questione è stata affrontata dalle Nazioni Unite. Il Relatore Speciale del Consiglio dei Diritti Umani Philip Alston, nel suo Report on extrajudicial, summary or arbitrary executions, aveva evidenziato come, al di fuori di un conflitto armato formalmente accertato, la possibilità di un uso letale della forza intenzionale, premeditato e deliberato («intentional, premeditated and deliberate use of lethal force») realizzato mediante l’impiego di droni non possa ritenersi ammissibile nell’ambito del diritto internazionale («under international law»). I successivi Reports redatti dai Relatori Speciali Christof Heyns e Ben Emmerson, hanno confermato che la prassi in argomento pone alcune rilevanti questioni di controversia legale («legal controversy»), in particolare per quanto attiene alle condizioni di liceità dell’uso della forza al di fuori delle situazioni di conflitto armato («outside situations of armed conflict»).

Per approfondimenti https://www.peacelink.it/disarmo/a/47168.html

E’ evidente che l’attuale uso dei droni in Afghanistan non all’interno ma alla fine di un conflitto armato con i talebani e si pone come forma di “giustizia ritorsiva” nei confronti di terroristi, al di fuori di ogni accertamento della verità e di ogni procedura che consenta di garantire gli innocenti e di proteggere i civili coinvolti negli attacchi con i droni. Risultano infatti uccisi anche dei bambini. Per uno spiacevole errore di calcolo.

Questo non può essere accettato. Soprattutto da noi pacifisti.

Avviene che di fronte a milioni di spettatori, senza neppure un commento critico, vengano offerte le immagini di attacchi con i droni e il rischio è che l’opinione pubblica accetti tutto ciò come una forma lecita (e anche “giusta”) di uso della forza dato che colpirebbe terroristi. In realtà nessuno sa nulla di quali siano i target, come vengano scelti e se vi sia stato una parvenza di processo. Ma soprattutto non è chiaro perché questo individui siano colpiti adesso e non siano stati scovati e arrestati prima, quando gli americani occupavano Kabul.

Vi sono ampie zone d’ombra e di riservatezza attorno a queste operazioni ed è lecito pensare che, così come sono stati arrestati e torturati a Guantanamo individui innocenti, anche in questo caso possano essere colpiti individui di cui non è stata provata la colpevolezza, al solo scopo di acquietare l’opinione pubblica americana sotto shock per l’attentato all’aeroporto di Kabul. Sono vittime “elettorali” e “politiche” che vengono offerte in pasto alla sete di vendetta. E questo lo dobbiamo dire: è barbarie, non è giustizia.

Infine va considerato l’effetto controproducente sul terrorismo perché viene offerta ai terroristi, su in piatto d’argento, l’occasione per colpire allo stesso modo. Questi attacchi con i droni non sono un tererrente ma sono un incentivo per i terroristi e la loro propaganda. Milioni di americani non lo capiscono (e non a caso sono impantanati in una guerra infinita) ma noi pacifisti lo dobbiamo dire a voce alta: colpire con i droni, come è avvenuto in questi giorni, è un crimine. E lo sarà in futuro se dovesse continuare questa caccia al terrorista secondo un criterio di giustizia che è aberrante.

Quali lezioni di diritti umani possono essere date ai talebani se noi accettiamo forme di giustizia aberranti come le uccisioni con i droni per “punire i terroristi”?