Dopo la chiusura per “non conformità” alla normativa vigente, ieri sono stati nuovamente aperti i giardini del palazzo Orléans. Le limitazioni al pubblico sono varie: non si possono scattare foto se non per ricordi personali; non si possono nutrire gli animali con cibo non controllato; non si devono lasciare oggetti che porterebbero alla contaminazione del parco.

Per quanto concerne gli orari, il parco urbano è aperto dal martedì al sabato sia in mattinata (dalle 10 alle 13) che nel pomeriggio (dalle 17 alle 19); la domenica solo dalle 10 alle 13. I minori di quattordici anni possono entrare solo se accompagnati da un genitore, parente o soggetto autorizzato purché maggiorenne.

I giardini di Palazzo Orleans si estendono per circa tre ettari e mezzo con 350 esemplari di 70 specie animali diverse, al centro dei quali ammiriamo la scultura in bronzo di Pietro Consagra, donata in onore dell’anniversario della Regione Siciliana nel 1998. Ad occuparsi della gestione del parco sarà l’Istituto Sperimentale Zootecnico per la Sicilia, che si avvarrà anche di personale proveniente dai Dipartimenti regionali dell’Agricoltura e dello Sviluppo Rurale.

La storia di questo piccolo angolo di mondo ha origine alla fine del ‘400, quando il mercante Onorio Garofolo acquista i terreni della vallata percorsa dal torrente Kemonia (che attraversava l’odierna via Castro). Nel 1801 il terreno venne acquistato da Giuseppe Reggio che ne fece una stazione di sperimentazione agraria, importando i più moderni macchinari agricoli dall’Inghilterra.

Successivamente la proprietà passerà a Maria Amalia, figlia di Ferdinando IV di Borbone, e al marito Luigi Filippo Duca D’Orléans che la amplieranno con un giardino in stile gardenesque. Solo nel 1857 sarà costruito il giardino formale per mano di Enrico Eugenio Duca D’Aumale, erede di Luigi Filippo.

Durante la Seconda guerra mondiale la proprietà sarà requisita come “bene straniero” e nel secondo dopoguerra una parte andrà all’Università di Palermo, un’altra andrà – invece – alla Regione Siciliana che la renderà fruibile al pubblico.

Oggi, a distanza di quattro anni dalla chiusura, possiamo finalmente tornare a passeggiare per le vie del parco urbano, un bene comune restituito alla città, augurandoci che molti altri spazi pubblici possano essere molto presto messi alla libera fruizione e godimento dei suoi abitanti, diversamente da quanto si paventa tra un paio di mesi, cioè: l’introduzione del biglietto d’ingresso. Sarebbe davvero una vera iattura a danno dei bambini e discriminatorio per quelli dei quartieri popolari.