“Volami via”, film di Christopher Barratier in uscita il 19 agosto, racconta una storia realmente accaduta: Thomas è un venticinquenne parigino viziato, immaturo e inaffidabile, i cui soli interessi sono le serate in discoteca e le donne. Dopo un assurdo incidente automobilistico, nel quale Thomas sprofonda con la macchina nella piscina di casa sua, il padre, un rinomato chirurgo, decide di riportarlo in carreggiata con una terapia d’urto: lo porta con sé in ospedale e gli impone l’assistenza del piccolo Marcus, suo paziente di dodici anni, i cui giorni sono contati perché soffre sin dalla nascita di gravi malformazioni. Marcus è solo e depresso e Thomas dovrà occuparsi di lui; se non accetterà, suo padre gli taglierà i viveri e lo manderà via di casa.

Thomas subisce l’imposizione paterna come un ricatto, inizialmente recalcitra e pensa di doversi sobbarcare con Marcus soltanto un peso, ma scoprirà pian piano che il ragazzino può insegnargli cosa vuol dire stare al mondo e trasmettergli una corretta valutazione di ciò che siamo e abbiamo. Marcus, d’altra parte, attraverso la nuova amicizia, sperimenterà tanti piccoli piaceri, prima ritenuti utopia, che lo faranno uscire dalla depressione e gli daranno nuova energia. Il finale, di cui non dico, è sorprendente, soprattutto tenendo conto che la storia è vera.

Remake di “Conta su di me” di Marc Rothemund, il film di Christopher Barratier si avvale di due bravi attori – Thomas interpretato da Victor Belmondo, nipote del celebre Jean Paul, e Marcus da Youann Elondou – e ha una regia che sa dare un tocco leggero a un’opera pedagogica e impegnata sul piano etico. “Volami via” aiuta a capire quanto possiamo ricevere da coloro i quali reputiamo incapaci di insegnarci qualcosa e sentiamo, a torto, come persone che dovremmo soltanto assistere. Dimostra come occuparsi di un altro può modificare il nostro destino.