La Corte Suprema Federale brasiliana ha stabilito, con 7 voti contro 4, che l’ex giudice Sergio Moro, divenuto poi ministro nel governo neoliberista di ultradestra di Jair Bolsonaro, non fu imparziale nel processare e condannare l’ex presidente socialista Luiz Inácio Lula da Silva.

Il processo contro l’ex magistrato è iniziato ad aprile, quando tre giudici della Corte Suprema hanno approvato la causa promossa dalla difesa di Lula da Silva che, sulla base delle intercettazioni telefoniche, accusava Moro di non aver agito con imparzialità nel caso giudiziario in cui l’ex presidente fu condannato a circa 26 anni di carcere e dopo di che ha trascorso 580 giorni dietro le sbarre.

La sentenza contro Lula da Silva si basò sul caso dell’appartamento nella Guaruja che fu alla base del linciaggio mediatico subito dall’ex presidente. Secondo Moro, l’ex presidente avrebbe ricevuto come tangente per favorire alcune società private in appalti con enti pubblici.
Durante il processo la difesa e lo stesso Lula dichiararono che la condanna fu eseguita in assenza totale di prove ma solamente basandosi sulle dichiarazioni di un testimone. Solo in seguito le intercettazioni telefoniche mostrarono come il giudice Moro ed il coordinatore delle indagini, Dallagnol, complottassero e coordinassero le proprie azioni per arrivare alla condanna di Lula.

È importante notare che Lula ha già vinto 14 delle 17 denunce che furono presentate contro di lui e che furono formulate nel periodo che precedette le ultime elezioni per offuscarne l’immagine e danneggiarlo elettoralmente oppure per privarlo dei diritti civili e politici, impedendone la candidatura quando i sondaggi lo davano vincitore contro Bolsonaro.

La decisione della Corte Suprema Brasiliana si aggiunge alla sentenza dell’8 marzo 2021 emessa dal magistrato Edson Fachin, che ha annullato il resto delle condanne contro Lula da Silva per l’Operazione Lava Jato, ponendo finalmente fine alla lawfare in atto contro il leader socialista.

Questo annullamento ha restituito a Lula da Silva i suoi diritti politici, così da potersi candidare alle elezioni presidenziali che si terranno nell’ottobre 2022, anche se l’ex presidente brasiliano ha già dichiarato che, per il momento, la sua partecipazione a quelle elezioni non è una priorità e parteciperà solo nel caso fosse necessario.

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