Non si dirà mai abbastanza: la sospensione provvisoria delle regole stabilite nei trattati WTO-TRIPS (Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights) del 1995, in particolare sui brevetti privati a scopo di lucro sulle medicine (compresi i vaccini), sarebbe un risultato provvisorio importante nell’interesse delle popolazioni impoverite ed emarginate del mondo. Non sarebbe però un passo avanti o una nuova conquista politica e sociale.

La sospensione non è una richiesta di aiuto o di solidarietà. È una richiesta di applicare i trattati dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Questo è un dato importante perché viene molto spesso dimenticato. La sospensione provvisoria non comporta alcun cambiamento nelle regole. È sancita dai trattati TRIPS, articoli 30 e 31, che prevedono l’uso di quattro forme di deroga, tra cui la licenza obbligatoria. L’articolo 31 stabilisce che gli Stati membri possono permettere l’uso da parte di terzi (licenza obbligatoria) o l’uso pubblico a fini non commerciali (uso da parte delle autorità pubbliche) senza l’autorizzazione dei titolari dei brevetti. Contrariamente alla richiesta di alcuni Stati espressa al momento dell’approvazione dei trattati (gli stessi Stati che ora si oppongono alla sospensione provvisoria), l’accordo non limita i motivi di tale utilizzo, ma stabilisce una serie di condizioni che devono essere rispettate per proteggere gli interessi dei titolari di brevetti.

Questo è chiaro, bisogna dirlo. Dopo 26 anni di conflitti, la sospensione rimane un grande problema politico perché le compagnie farmaceutiche e le altre imprese biotecnologiche degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, che possiedono la stragrande maggioranza dei brevetti registrati nel campo della salute, si sono sempre opposte. Ancora oggi sono poco disposte, pur trovandoci in piena pandemia mondiale mortale, ad accettare l’applicazione di deroghe che considerano contrarie ai loro interessi/profitti. I 14 paesi che si oppongono, tra i più ricchi del mondo (meno del 15% della popolazione), difendono prima di tutto i profitti delle “loro” imprese e la competitività della loro economia. Al di là di alcuni gesti filantropici di aiuto e di compassione verso i “poveri”, se ne infischiano dei diritti alla vita di miliardi di persone hic et nunc.

Ricordiamo, tra gli altri grandi conflitti, l’accanimento con cui 39 imprese farmaceutiche mondiali hanno cercato per anni di far condannare il Sudafrica dal tribunale dell’OMC per aver applicato le licenze obbligatorie ai vaccini contro l’AIDS. Costrette dall’opinione pubblica mondiale, disgustata dall’immoralità delle compagnie farmaceutiche, le 39 compagnie hanno infine ritirato la loro denuncia, a condizione che il Sudafrica fosse condannato a pagare un dollaro simbolico. Il tribunale dell’OMC fu ovviamente d’accordo con loro. In altre parole, le imprese hanno ottenuto che il principio del diritto ai brevetti fosse salvaguardato come uno dei principi fondamentali della regolamentazione nel campo della vita e come prioritario rispetto al diritto alla vita degli esseri umani. L’opposizione alla sospensione è “fuori legge”, inaccettabile e intollerabile.

La petizione

È alla luce di queste considerazioni che riteniamo giusto e legittimo mettere in dubbio la portata e la bontà dell’appello rivolto il 15 aprile al presidente americano Joe Biden da più di 170 personalità di tutto il mondo, tra cui alcuni ex capi di Stato e decine di Premi Nobel, artisti e sportivi. I firmatari chiedono che intervenga affinché il suo paese prenda una posizione a favore della sospensione provvisoria dei brevetti durante il prossimo consiglio generale dell’OMC del 9 giugno.

La prima domanda riguarda il significato del loro approccio. Perché l’appello è rivolto – sotto forma di una petizione vicina a una supplica – al presidente dello Stato più potente del pianeta, sapendo che per gli Stati Uniti i trattati internazionali sono utili quando non vanno contro i loro interessi? Da qui il rifiuto di firmare 59 trattati internazionali dalla Seconda Guerra Mondiale in poi e di abbandonarne altri unilateralmente solo perché accusati di essere ostili agli Stati Uniti.

Perché, con il loro appello, hanno accolto apertamente l’idea che il diritto universale alla salute sia subordinato alla buona volontà degli Stati Uniti, accettando così le tradizionali tesi americane (bianche) sulla presunta eccezionalità del loro ruolo e delle loro funzioni nel mondo? La realpolitik può giustificare una tale sottomissione? Al contrario, avrebbero dovuto rivolgersi agli Stati Uniti per denunciare l’intollerabilità della loro posizione arrogante e imperiale. Una sorta di “j’accuse collettivo” di “America First” che impedisce, come dimostra la loro ostinata difesa dei brevetti, il perseguimento di una politica sanitaria mondiale cooperativa e giusta.

La seconda domanda riguarda il ruolo della scienza e della tecnologia nel divenire del pianeta. Sappiamo tutti che anche sotto Biden, come sotto Obama, Bush e Clinton, gli Stati Uniti perseguono chiaramente e a tutti i costi l’obiettivo di mantenere e persino rafforzare la loro leadership mondiale, soprattutto in campo tecnologico ed economico-finanziario. Sappiamo anche che la loro grande e malcelata aggressività contro la Cina, che li sta portando a costruire una guerra aperta anche nel campo dei vaccini anti-Covid-19, è dettata dalla paura provocata dall’aumento della potenza tecno-scientifica cinese.

Perché i firmatari dell’appello si sono rivolti agli Stati Uniti, dando loro così un certificato di buona condotta globale e alimentando l’idea nell’opinione pubblica “occidentale e occidentalizzata” che la salvezza sta nella “nostra” scienza e tecnologia, e nella “nostra” ricchezza, sotto la guida degli Stati Uniti? Perché non hanno denunciato, cosa più giustificata e ben documentata, il ruolo giocato da Big Pharma e dalle potenti GAFAM (Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft) nell’attuale fallimento della politica sanitaria contro il Covid-19 rispetto all’obiettivo “nessuno sarà lasciato indietro“? Centinaia di milioni di persone sono già state lasciate indietro nell’ultimo anno dal dominio degli interessi finanziari e di potere delle grandi reti oligopolistiche globali americane ed europee. Il loro patrimonio finanziario è aumentato rispetto al 2020 di centinaia di miliardi di dollari, mentre più di 100 milioni di persone sono entrate nel mondo degli impoveriti.

Infine, una domanda sulla cultura mondialista di solidarietà, umanità e democrazia. Rimanendo nel quadro delle regole stabilite dall’OMC, l’appello non denuncia il fatto che i paesi dominanti impongono il principio che in materia di proprietà intellettuale e di politica sanitaria le regole commerciali dell’OMC hanno la precedenza sulle regole dell’ONU (che sono quasi inesistenti in materia di proprietà intellettuale) e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità/ONU (in materia di salute). L’appello accetta, de facto, che la logica del commercio domini sulla logica dei diritti universali alla vita. I diritti della forza sono più importanti della forza dei diritti. Perché non hanno chiesto di affidare alla OMSalute la responsabilità di coordinare la politica della salute a livello mondiale in sostituzione dell’OMCommercio?

No, questo appello non serve certamente nel modo giusto la causa di miliardi di esseri umani.