Giustizia integrale per Berta, verità, riparazione e non ripetizione

12.04.2021 - Giorgio Trucchi

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Portoghese

Giustizia integrale per Berta, verità, riparazione e non ripetizione

Il 6 aprile, 61 mesi dopo l’omicidio della dirigente indigena lenca Berta Cáceres, è iniziato il processo contro Roberto David Castillo Mejía, accusato di essere coautore del crimine.

Fin dalle prime battute è risultato chiaro che la difesa dell’ex presidente di Desarrollos Energéticos SA (Desa), azienda intestataria della concessione per lo sfruttamento delle acque del fiume Gualcarque e la costruzione del progetto idroelettrico Agua Zarca[1], avrebbe perseguito la stessa strategia dilatoria impiegata durante l’interminabile fase istruttoria.

Dopo una serie di tentativi falliti di far sospendere il processo, gli avvocati difensori hanno chiesto la ricusazione dei giudici e la palla è passata ora alla Corte d’appello, che dovrà decidere se accogliere o meno la richiesta.

Indipendentemente dalla momentanea sospensione dell’attività processuale, per altro già messa in conto dagli avvocati dell’accusa privata, per la famiglia di Berta e per il Copinh questo processo è la chiave non solo per dimostrare la partecipazione di Castillo nel crimine, ma anche l’esistenza di mandanti che godono ancora di impunità.

In un comunicato pubblicato mercoledì scorso, il Copinh ha ricordato che il processo contro Castillo rappresenta solo una fase del percorso che dovrà portare all’incriminazione di tutte le persone coinvolte nel crimine.

Sono cinque anni che abbiamo consegnato alle autorità giudiziarie tutte le prove che inchiodano il signor David Castillo Mejía. Sono prove inconfutabili che dimostrano la sua partecipazione come coautore, cioè come collegamento tra gli autori materiali e i dirigenti di Desa (famiglia Atala Zablah).

Insieme alla famiglia (di Berta) e al Copinh abbiamo più volte detto che siamo pronti a iniziare e ad arrivare fino alla fine di questo processo che sancirà la condanna di Castillo. Potremo così passare alla fase successiva della ‘causa Berta Cáceres’”, ha affermato Víctor Fernández, avvocato dell’accusa privata.

A detta dell’ex pm, la persecuzione dei mandanti deve essere una priorità.

Ci auguriamo che le autorità giudiziarie dimostrino la sufficiente indipendenza, determinazione e coraggio per indagare, perseguire e condannare chi ha ideato e finanziato l’omicidio di Berta. Questa è una delle tante sfide che ci attendono”.

Intanto la famiglia di Berta Cáceres ha presentato nuove prove che vincolerebbero il tesoriere di Desa, Daniel Atala Midence, all’omicidio della dirigente indigena. La prova consisterebbe in un movimento finanziario di oltre un milione di dollari, avvenuto due giorni prima dell’attacco mortale, tra Atala Midence, David Castillo e Douglas Bustillo, quest’ultimo ex responsabile della sicurezza di Desa già condannato a 30 anni di carcere.

Il denaro sarebbe servito a finanziare la struttura criminale che avrebbe portato a termine l’omicidio. Tra le prove anche vari scambi di messaggi al cellulare tra Castillo e Bustillo.

Sistema finanziario colpevole

C’è anche un altro elemento che il Copinh segnala nel suo comunicato e che gli avvocati di parte riaffermano con forza.

Nulla di quanto accaduto a Berta sarebbe stato possibile se le banche non avessero finanziato il progetto Agua Zarca. Di fatto molti dei crimini avvenuti nel nostro Paese non si sarebbero verificati se il sistema finanziario nazionale, internazionale e multilaterale non avesse continuato a sostenere questo tipo di progetti.

Ottenere giustizia per Berta Cáceres significa anche far capire al sistema finanziario, alle banche, agli organismi multilaterali che dicono di volere promuovere lo sviluppo, che il progetto Agua Zarca ha innescato un’escalation di violenza nel popolo Lenca, ha promosso corruzione e ha creato una vera e propria associazione per delinquere.

Un’altra sfida è quindi quella di portare banche e funzionari pubblici collusi, per azione od omissione, con l’omicidio di Berta sul banco degli imputati”, ha proseguito Fernández.

Ancora un passo

Nel dicembre 2019, gli autori materiali dell’omicidio sono stati condannati a pene comprese tra i 30 e i 50 anni di carcere. Tra di loro ex dirigenti e membri della sicurezza di Desa, ex militari e militari in attività.

Oltre a perseguire gli autori intellettuali e le entità finanziarie coinvolte nel progetto idroelettrico, si chiede l’annullamento immediato della concessione.

La cosa più assurda è che dopo cinque anni dall’omicidio e con decine di persone inquisite per vari reati legati al progetto Agua Zarca, la concessione sia ancora attiva. Il nostro obiettivo è ottenere giustizia integrale per Berta e questo implica verità, riparazione e non ripetizione dei crimini che sono stati fin qui commessi”, ha concluso Fernández.

[1] Progetto contro il quale Berta Cáceres e il Consiglio civico delle organizzazioni popolari e indigene dell’Honduras (Copinh) hanno combattuto per anni.

Categorie: America Centrale, Diritti Umani
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