Il 30 marzo tutti i palestinesi, sia in Palestina che nel mondo, commemorano la giornata della terra in ricordo della legittima resistenza alla confisca illegale di altre terre palestinesi nell’alta Galilea da parte di Israele.

Tra le tante iniziative commemorative, e per riflettere insieme sul futuro della Palestina e del suo popolo e su come sarà possibile fermare lo strapotere israeliano e i suoi crimini, martedì 30 Marzo, alle ore 10, si terrà una video conferenza visibile sul canale Facebook del mensile Sovranità Popolare, di Becciolini Network e su fb Rie – link. 

 

Israele è l’unica democrazia in Medio Oriente”… “ Israele è esempio, pace”…” Israele è ricerca scientifica, innovazione, impianti a goccia, boschi verticali…”  “Israele ha il diritto di difendersi”…

Israele è sempre rappresentato da volti sorridenti, patinati, voci attraenti, soldatesse bionde…

Qualcosa in un TG era uscito nel 2015, una ripresa nella quale donne palestinesi strappavano dalle mani di un militare israeliano un bambino. Chissà cosa avrà fatto quel bambino, per finire nelle mani di militari armati di mitra.

https://www.facebook.com/watch/?v=223519792814491

Mi avvicino, oltre il muro lo scenario cambia. I volti sorridenti di ragazze bionde e patinate sono sostituiti da volti smarriti di altra gente. Siamo a Gaza, un luogo dove è difficile conservare la speranza. Un luogo chiuso, blindato. Se vivi lì, anche se fai parte di questo pianeta, non lo puoi girare. Non vivi negli spazi ampi di una nazione normale, ma in un lembo sottile di 45 per 12 km. Anche a Gaza ci si diverte, ancora si sorride e si prova a costruire la propria vita, nonostante le malattie per l’acqua inquinata, il pesce inquinato, nonostante la disoccupazione al 75%, la distribuzione a intermittenza di energia e acqua. Sarà per un’irresistibile voglia di vivere, o forse perché ci si rassegna, ci si adatta, o forse perché è stato detto, da persone che magari se ne sono andate, che rimanere lì è da eroi.

Quel mondo che guardi da lontano non è per te e ormai credi che non lo sarà mai. Però non ci sono i militari a Gaza. Oddio, una sensazione di occupazione ce l’hai sempre. Sarà per i due droni che la sorvolano giorno e notte, con quel suono cupo e incessante che ti ricorda che la tua vita è sotto controllo e non ti appartiene. I volti dei militari a Gaza li puoi incontrare il giorno che decidi di forzare il confine al check point, quando ti dici: “Giacchè devo fare l’eroe qua, lo faccio fino in fondo, provo per un attimo anch’io un senso di libertà profondo nell’illudermi di poter uscire da questo lembo di Terra”.

In Cisgiordania i militari li vedi e li incontri ogni giorno. La Cisgiordania vive lo stato di occupazione. Anche se protesti pacificamente ti arrestano, perché devi solo accettare che gli israeliani hanno vinto, che nessuno ti verrà a salvare, che la tua terra non è più tua. Perdipiù, se raggiungi qualche canale satellitare occidentale, senti dire che il cattivo sei tu, che loro si difendono. Ma per difendersi devono spostare ogni giorno i confini? Demolire case, alberi di olivo, scuole? Possono togliere le tue bandiere e sostituirle con le proprie? Possono fare di tutto per espropriare anche la dignità delle persone, per  indurle ad aver paura di esprimersi, di difendere i propri confini umani e di vita? Sono arrivati, nel silenzio internazionale, a un predominio sadico che ti dice: “Scegli: o distruggi tu la tua casa, o la distruggiamo noi, ma se la demoliamo noi dovrai pagarne le spese, che sono enormi!”.

Pagare per distruggere il luogo della tua vita! Qua si va oltre… Si sono slacciati i limiti. Per distruggerti si arriva a sradicare a centinaia per volta gli alberi di olivo, risorsa economica fondamentale e bellezza che ti circonda. Un senso di bellezza che cercano di portarti via anche traumatizzando con arresti ingiustificati gli adulti e persino i bambini (attualmente oltre 300 sono i minori detenuti nelle carceri israeliane).

Le donne israeliane che, anche solo con i silenzi, sostengono l’occupazione, diventano streghe maligne agli occhi di chi viene a conoscere la situazione;  i coloni che perseguitano i bambini e i militari che li maltrattano, umiliano e arrestano, diventano orchi.

Io non so dire chi fermerà Israele, certamente non i politici corrotti e asserviti al potere, né la corte dei personaggi più o meno pubblici che ruotano nel mondo dei mass-media. A fermarlo non sarà nemmeno il popolo israeliano, che una volta di più nei giorni scorsi ha confermato il sostegno ai politici già imputati presso la Corte Penale Internazionale per crimini relativi all’occupazione e per crimini di guerra, tra cui aver gettato il fosforo bianco sulla popolazione inerme di Gaza.

Forse Israele sarà fermato dalla bellezza della Resistenza palestinese, che continuamente riesce a trasformare l’odio e a generare bellezza e che per questo sempre di più fa innamorare il mondo.