L’isola nel Niger dove si insegna la filosofia ai figli dei pescatori

23.02.2021 - Lucia Michelini - Unimondo

L’isola nel Niger dove si insegna la filosofia ai figli dei pescatori
(Foto di https://karamamali.wordpress.com/)

Bamako, capitale maliana, è costantemente avvolta da una cappa d’aria irrespirabile, causata dal denso traffico e dalla combustione incessante dei rifiuti urbani. Ma sull’isola dove Marie Garnier ha deciso di aprire una struttura educativa per bambini, il cielo è azzurro.

Nel bel mezzo del Niger, immenso fiume che taglia a metà la capitale del Mali, c’è un posto abitato solamente da pappagalli verdi e uccelli di colore blu. “Abbiamo scelto quest’isola per aprire il centro scolastico perché l’ambiente è salubre”, racconta Marie. “Gli studenti che ci raggiungono in piroga per seguire le lezioni sono i figli dei pescatori di etnia bozo di Bamako”.

Gli accampamenti dove vivono le comunità bozo sono luoghi malsani, attraversati da rivoli di acque putride e i bambini difficilmente sono incoraggiati a seguire la scuola. Spesso a bordo delle piroghe dei genitori fin da piccolissimi, i giovani bozo imparano a essere grandi in fretta.

“Nel 2017, quando abbiamo proposto questo centro, le famiglie dei pescatori non sembravano particolarmente entusiaste; per fortuna sono bastati pochi giorni che il successo è stato strepitoso e da una quarantina di studenti iniziali siamo arrivati a seguirne più di ottanta”, racconta l’insegnante. “Ma soprattutto, ai bambini piace venire sull’isola a studiare e appena arriva il momento delle vacanze, piangono!”

Marie, che ha lasciato un lavoro come docente presso una scuola francese per dedicarsi esclusivamente all’amministrazione e alla raccolta fondi per far funzionare questo speciale centro didattico, spera un giorno di poterlo far diventare una scuola pubblica a tutti gli effetti.

La struttura è molto semplice: due aule costruite in pietra, un grande giardino dove le fronde di quattro alberi assicurano l’ombra per le lezioni che si tengono all’aperto e un orto dove insegnare con la pratica i principi dell’agro-ecologia. “Cerchiamo di evitare strutture chiuse, perché con il caldo diventerebbero dei forni e con le piogge rischierebbero di crollare”.

Gli studenti che frequentano il centro hanno dai 7 ai 15 anni. Prendono la piroga alle sette di mattina e rimangono sull’isola fino all’ora di pranzo. “L’idea è quella di arrivare ad aprire un po’ alla volta anche una mensa: molti dei nostri studenti mostrano i segni della malnutrizione, capelli depigmentati e ventre gonfio. Per questo vorrei garantirgli almeno un pasto completo al giorno”, continua l’insegnante.

I pescatori bozo non hanno vita facile a Bamako. Nomadi da secoli, in movimento lungo il Niger seguendo il ritmo delle acque e le rotte dei pesci, nella capitale del paese sono principalmente stanziali e organizzati in baraccopoli costruite a ridosso del fiume. Vivendo di pesca, sono le prime vittime degli effetti di cambiamento climatico e degrado ambientale che stanno causando la riduzione delle preziose risorse idriche del grande corso d’acqua.

“Un giorno abbiamo organizzato una piccola gita per portare gli studenti al Parco Nazionale di Bamako. Non c’erano mai stati, erano così felici. Arrivato il momento della merenda abbiamo distribuito a ciascuno un panino e dell’acqua in bottiglia. I bambini, dopo averla assaggiata, l’hanno sputata dicendo che non aveva sapore e hanno provveduto a rimpiazzarla con quella del fiume, per loro molto più buona!”, ricorda ridendo Marie Garnier.

“Oltre al programma scolastico maliano, insegniamo anche la filosofia e la lingua bozo, che al giorno d’oggi viene praticata sempre di meno”. Il gruppo etnico bozo è sempre più convinto che la sua cultura non sia abbastanza importante da essere tramandata alle nuove generazioni, spiega Marie. “Ciò che temo è che questa scarsa fiducia in sé stessi vada a pesare sulla loro comunità, contribuendo a tenerla ancora più emarginata”. Oggi i pescatori bozo fanno parte dello strato sociale più povero della capitale, che tuttavia è abitata da secoli da questa etnia tant’è che un quartiere del centro porta addirittura il loro nome, Bozola.

L’anno scolastico, iniziato solamente a fine gennaio 2021 per i numerosi ritardi dovuti al covid-19 e agli scioperi del personale scolastico, per questi bambini si profila essere non solo un’opportunità di formazione, ma anche una preziosa alternativa alla strada e ad un ambiente insalubre.  Istruzionesalute e un tuffo nell’acqua al suono della campanella.

Per approfondire: https://karamamali.wordpress.com/

Per contribuire alla mensa scolastica: https://www.helloasso.com/associations/karama/formulaires/1/en

 

Categorie: Africa, Educazione
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