India: il governo fermi la repressione delle proteste degli agricoltori e la demonizzazione dei dissidenti

10.02.2021 - Amnesty International

India: il governo fermi la repressione delle proteste degli agricoltori e la demonizzazione dei dissidenti
(Foto di youtube.com)

Il governo indiano deve immediatamente fermare la crescente repressione di manifestanti, leader del settore agricolo e giornalisti coinvolti nelle proteste in corso in tutta la nazione contro le tre nuove leggi sull’agricoltura. Lo ha dichiarato Amnesty International, chiedendo il rilascio immediato e incondizionato di tutte le persone arrestate esclusivamente per aver esercitato in maniera pacifica i propri diritti alla libertà di espressione e riunione pacifica.

Invece di svolgere indagini sulle notizie di violenze nei confronti dei manifestanti e di assicurare i sospetti colpevoli alla giustizia, le autorità hanno provveduto a impedire l’accesso ai luoghi della protesta, bloccare Internet, censurare i social media e utilizzare leggi draconiane nei confronti di manifestanti che, ormai da mesi, esprimono pacificamente la loro opposizione alle nuove leggi.

Abbiamo assistito a un’allarmante escalation in cui le autorità indiane prendono di mira chiunque osi criticare o protestare contro le leggi e le politiche repressive del governo. Non si è ancora fermata la repressione di coloro che protestano contro l’emendamento alla legge di cittadinanza e già prendono forma nuove azioni per sedare le proteste per le leggi anti-agricole. La repressione del dissenso nel paese lascia poco spazio alla possibilità di esercitare diritti umani quali il diritto alla libertà di espressione, associazione e riunione pacifica”, ha dichiarato Rajat Khosla, direttore della ricerca, dell’advocacy e delle politiche di Amnesty International.

Sono almeno otto i giornalisti di spicco e i politici ad essere stati accusati di sommossa dopo aver riportato la notizia delle proteste degli agricoltori. Sono stati accusati di aver riferito notizie errate, diffuso il dissenso e incitato alla rivolta attraverso i loro tweet, il giorno della festa della Repubblica.

Mandeep Punia, giornalista freelance, è stato arrestato la sera del 30 gennaio, subito dopo la pubblicazione sul giornale The Caravan di un articolo in cui aveva scritto che il partito al potere Bharatiya Janata aveva inviato degli attivisti contro gli agricoltori che manifestavano. Inizialmente accusato di aver ostacolato la polizia, e poi di violenza, Mandeep Punia è stato inizialmente detenuto senza poter vedere un avvocato, successivamente è stato rilasciato su cauzione.

Il 1 febbraio, centinaia di account indiani di Twitter, tra i quali quelli che appartengono a siti web di informazione, ad attivisti e attori sono stati sospesi per oltre 12 ore, dopo che il governo aveva dichiarato che gli utenti stavano postando contenuti che incitavano alla violenza, per il loro utilizzo dell’hashtag #FarmersProtests. La sera stessa Twitter ha rivisto la propria decisione.

Tuttavia, dopo due giorni, il 3 febbraio, il governo indiano ha notificato un avviso a Twitter affinché applicasse l’ordine di rimozione di contenuti e account correlati agli hashtag legati alle proteste degli agricoltori. Durante la stessa giornata, numerosi mezzi di informazione hanno riportato che la polizia stava impedendo l’accesso dei giornalisti ai luoghi delle proteste.

Il 5 febbraio, l’Alto Commissariato Onu per i diritti umani ha chiesto alle autorità indiane e ai manifestanti di fare ricorso alla “massima moderazione” e ha aggiunto che i diritti alla libertà di riunirsi pacificamente e di espressione dovrebbero essere tutelati sia offline che online. L’India fa parte del Consiglio per i diritti umani e aderisce al Patto internazionale per i diritti civili e politici (Iccpr).

“Il governo indiano deve impegnarsi ad ascoltare la propria popolazione. Le autorità non devono più trattare come ‘oppositori della nazione’ o ‘terroristi’ i manifestanti pacifici e devono smettere di minacciarli, demonizzarli e arrestarli”, ha aggiunto Rajat Khosla.

Amnesty International chiede il rilascio immediato e incondizionato degli attivisti e di coloro che sono stati arrestati solo per aver esercitato i propri diritti alla protesta pacifica. Inoltre, l’organizzazione chiede al governo di interrompere la persecuzione e la demonizzazione dei manifestanti”, ha concluso Rajat Khosla.

I luoghi delle proteste assomigliano a una zona di guerra: la polizia ha eretto barricate in filo metallico e blocchi di cemento e pietra. Oltre 2000 chiodi di ferro sarebbero stati disseminati sulle strade che conducono ai siti e la polizia avrebbe bloccato l’accesso ai bagni chimici costruiti dagli agricoltori impedendo agli addetti alle pulizie di rimuovere i cumuli di rifiuti in aumento e generando preoccupazioni sulla diffusione di malattie infettive. I servizi Internet sono stati più volte sospesi nei principali luoghi di protesta di Delhi e in molte aree confinanti.

Ulteriori informazioni

Una riunione pacifica non perde il proprio carattere pacifico a causa di sporadici episodi di violenza o comportamenti illeciti di alcune persone. Laddove una piccola minoranza cerca di trasformare in violenta una riunione pacifica, la polizia dovrebbe garantire che coloro che stanno protestando pacificamente possano continuare a farlo e che gli atti violenti di pochi non siano utilizzati come pretesto per limitare o impedire l’esercizio dei diritti da parte dei più.

La repressione delle proteste

I gruppi di agricoltori sostengono che dal 26 gennaio, giorno della parata dei trattori, siano scomparse oltre 100 persone, da quando leggi draconiane come quelle sulle sommosse e l’Atto di prevenzione delle attività illecite sono state utilizzate per dare un giro di vite ai manifestanti. Tra le 120 persone arrestate in relazione alle violenze scoppiate nella capitale durante la manifestazione in occasione della festa della Repubblica ci sono almeno sei attivisti, secondo un elenco pubblicato dalla polizia di Delhi.

L’Editors Guild of India, il Press Club of India, l’Indian Women’s Press Corps, la Delhi Union of Journalists, la Indian Journalists Union e Reporters senza frontiere hanno tutti espresso la propria condanna per le dure repressioni nei confronti dei giornalisti che hanno seguito le proteste.

Categorie: Asia, Comunicati Stampa, Diritti Umani
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