In Mali c’è una vecchia tradizione che fa parte della cultura locale da anni, anzi secoli: l’arte delle marionette.

Come in vari stati africani, soprattutto in ambito rurale, le marionette erano utilizzate in tempi lontani come mezzo di comunicazione. Strumento per fare della satira verso politici o capi villaggio poco illuminati, la rappresentazione popolare di storie recitate tramite le marionette fa parte della tradizione maliana ed è in uso ancora oggi. Le marionette garantiscono, infatti, la libertà di parola, anche in posti del paese dove le informazioni arrivano con difficoltà e dove esprimersi può essere complicato.

Yacouba Magassouba è un giovane maliano che ha preso in mano l’arte della costruzione delle marionette e ne ha fatto il suo mestiere: “Ho scelto questa casa”, racconta mostrando il grande atelier pieno di pezzi di legno e macchie di colore, “perché in questo quartiere la gente accetta il mio lavoro e mi rispetta anche se sono un artista”.

Essere marionettista a Bamako, capitale del grande paese saheliano, non è facile. “Me ne sono dovuto andare dal quartiere dove abitavo prima, non ero ben visto dal proprietario di casa e i vicini mi consideravano un pazzo perché passavo il mio tempo a costruire pupazzi. Mi accusavano di praticare riti animisti”.

Oltre al legno, cerchiamo di usare anche altro materiale vegetale o riciclabile. Ad esempio le teste delle marionette le ricaviamo da delle zucche, mentre le braccia e le gambe le realizziamo partendo da bottiglie di plastica che altrimenti andrebbero buttate”.

Assieme ai giovani che l’artista maliano ha formato e che con lui hanno costituito la Compagnia Nama (nome di una maschera utilizzata dai gruppi etnici Malinké e Bambara per celebrare varie feste tradizionali come la stagione delle piogge o la fine del Ramadan), Yacouba organizza corsi di formazione dedicati soprattutto ai ragazzi delle regioni più “calde”, come Mopti e Segou, due città molto esposte ai conflitti in corso nel paese.

“In questi giorni stiamo formando dei giovani provenienti dal centro-nord del Mali, sei ragazze e dieci ragazzi”, va avanti a spiegare il marionettista. “Sto attento che nei corsi ci siano sempre delle donne. Anche se non hanno mai preso in mano un pezzo di legno non importa. La manualità arriva con la pratica e dalla mia esperienza ho visto che le ragazze imparano velocemente le basi per creare e guidare una marionetta”. Le creazioni che escono dall’atelier della Compagnia Nama non vanno immaginate come piccole bambole animate da sottili fili di cotone; in alcuni casi le marionette possono raggiungere anche due metri di grandezza e per essere manovrate vanno indossate e caricate sulla schiena.

Formare chi proviene dal centro del Mali è una grande opportunità. Una volta finita la formazione i nuovi praticanti marionettisti tornano a casa con delle competenze, che possono poi essere trasmesse ad altri.

Moussa Sanogo è un ballerino di 31 anni, viene da Segou ed ora sa costruire e guidare le marionette grazie ai corsi di Yacouba Magassouba. “Il mio sogno è quello combinare la danza contemporanea, che pratico da anni, assieme alle marionette e fondare una compagnia”, racconta Moussa mentre fa ballare un piccolo burattino a suon di musica. “Vivere di arte è difficile, mio papà ha fatto fatica ad accettare che io facessi del ballo il mio mestiere, ma adesso grazie ai miei spettacoli contribuisco attivamente all’economia familiare e quindi mi rispetta”.

Con le marionette si crea lavoro, cultura e speranza per l’avvenire. In Mali, dove generazioni di giovani disoccupati stanno crescendo con la voglia di partire e molte aree del paese sono afflitte da una sharia estrema imposta dagli jihadisti, questa forma espressiva diventa un mezzo per istruire, comunicare e regalare un po’ di divertimento.

Cerchiamo di insistere molto sulla sensibilizzazione, facciamo spettacoli per parlare di migrazione clandestina, HIV o dei diritti delle donne. Di recente abbiamo messo in scena uno spettacolo sull’importanza del rispetto dei gesti barriera per prevenire la diffusione del covid-19”, racconta Yacouba mentre allaccia i pantaloni sbottonati ad un bambino del quartiere. L’atelier della Compagnia Nama, infatti, è diventato anche un centro di riferimento per questa parte della città: bambini incuriositi, chi si ferma a scambiare due parole, chi a vedere come avanzano i lavori o a bere un bicchiere di tè.

Quello che vorrei fare prossimamente è trovare un finanziatore per avviare un percorso di formazione dedicato ai ragazzi di strada a cui trasmettere quello che so sulla lavorazione del legno”, termina Yacouba, il marionettista di Bamako.

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