No a nuovi blocchi navali! Ricostruire una politica dell’accoglienza ed abbandonare le logiche securitarie che legittimano soprusi e violenze

È il 23 febbraio 2021, quando riceviamo l’ennesima telefonata che ci parla di violenza di polizia durante un trasferimento da nave quarantena (la GNV Allegra, a Porto Empedocle) a CPR ai danni di circa 50 cittadini tunisini. Colpiti con manganelli in testa, sul dorso, sulle gambe, per obbligarli a salire sulle camionette destinazione CPR. Hanno resistito e protestato I cittadini tunisini a suon di botte sono stati, poi, riportati poi sulla nave GNV feriti e stravolti, ma decisi in ogni modo di non venir rimpatriati senza almeno aver presentato domanda di protezione o aver spiegato la loro situazione specifica (tra loro anche chi ha parenti in Italia). M.S. aveva precedentemente ingoiato una lametta, perché voleva in tutti i modi evitare il rimpatrio: è la persona maggiormente colpita dalle botte, ha ferite sulle gambe che hanno necessitato di bendaggi e continua a chiedere di poter andare in ospedale, ma non gli viene concesso.

Gli accordi Italia-Tunisia continuano a generare soprusi e violenza. Le navi quarantena garantiscono uno sfondo di mancato accesso ai diritti vergognoso. Inutile le richieste da parte di tutti noi della loro dismissione, anche a fronte dell’immensa quota di denaro per tenerle che poteva essere utilizzata per ricostruire un’accoglienza allo sbando totale su terra. Di emergenza in emergenza, di lesione in lesione, ci chiediamo quando avrà fine questo scempio mentre migliaia di persone in cerca di asilo, devastate dalle guerre dei paesi di origine e dai periodi di tortura vissuti in Libia, chiedono soltanto di essere accolte, così come del resto vorrebbero le leggi internazionali, ormai accartocciate e buttate nel cestino da tutti i nostri governi e non farà alcuna differenza quello attuale, del sig. Draghi, che forse riuscirà ad essere persino peggiore dei precedenti.

Da diversi giorni sono ripresi numerosi sbarchi a Lampedusa. Diversi tunisini sono stati respinti direttamente in mare e riportati in Tunisia. Qualche mese fa la ministra Lamorgese parlava di blocco navale: fermare le persone molto prima che arrivino in acque territoriali italiane e ributtarle indietro.

Per chi parte dalla Libia lo facciamo fare alla guardia costiera libica, pagata dalla democratica Europa. Per chi parte dalla Tunisia ci si attrezza per farlo noi.

Chi riesce ad arrivare dopo l’abominevole viaggio in mare, arriva e trova le indegne condizioni di “stallo” nell’hotspot di Lampedusa, prima di percorrere sempre le stesse strade di trattamenti degradanti: trasferimenti su nave quarantena, accoglienza ( quando si è fortunati) o CPR e rimpatrio.

Yasmine Accardo di LASCIATECIENTRARE