La falsa idea delle Primavere Arabe

20.12.2020 - Cristina Mirra

La falsa idea delle Primavere Arabe

A dieci anni dallo scoppio delle primavere arabe Heithem Bdhief, un giovane tunisino laureato in legge, ci racconta quello che i media non ci dicono, che non ci hanno detto allora e che non ci dicono oggi, i motivi veri dietro le rivolte. Soprattutto Heithem ci racconta come ancora oggi il sogno di vedere la propria terra libera ancora bruci in tanti. Più che mai.

di Cristina Mirra

Le primavere arabe sono scoppiate partendo da una terra florida come la Tunisia, perché e cosa sono state? Ci fai un quadro?

Il popolo tunisino ha sofferto molto durante i lunghi anni di Ben Ali al potere, al popolo era negata la libertà di espressione politica e intellettuale. Chiunque si opponeva a Ben Ali veniva imprigionato o segretamente giustiziato. Molti sono fuggiti e hanno vissuto come rifugiati nei paesi europei per paura della politica di repressione della polizia. Questa era la vita in Tunisia prima della rivoluzione. La rivoluzione che ha portato alla fuga Ben Ali è stata come una torcia e l’inizio della realizzazione della libertà che ogni tunisino sognava. La rivoluzione ha portato libertà di scrivere, di parlare e di pensare ad un futuro migliore.
Abbiamo vinto la battaglia contro la tirannia e abbiamo cominciato a dire quello che volevamo senza ostacoli. I tunisini sono persone buone ed ospitali e sono noti per la loro generosità. La Tunisia è un misto di culture che vivono in montagna, nel deserto o sulle rive del Mar Mediterraneo. Ha la fortuna di godere anche di una terra pianeggiante e di un clima che aiuta l’agricoltura e ha un’enorme quantità di ricchezza sotterranea come fosfati, petrolio e gas naturali. La Tunisia potrebbe raggiungere la prosperità se il suo governo gestisse le risorse a favore del suo popolo e non del governo francese che attua qui come nel resto dell’Africa, una politica coloniale. E’ la Francia che non ci lascia vivere bene. La Francia abbaglia il mondo con democrazia e presunti diritti umani, ma viola la terra d’Africa e la sfrutta come se fosse di sua proprietà. La Francia offre sussidi di disoccupazione ai suoi figli, con quei soldi che derivano dai saccheggi delle risorse e che ne prosciugano le ricchezze d’oro, delle miniere di fosfato, dei gas e dei pozzi di petrolio. La Francia che non ha miniere d’oro, si ritrova ad avere riserve d’oro nel mondo, questa è meschinità e ipocrisia, e questa è un’occupazione dell’Africa che non si è mai fermata e una violazione di tutte le convenzioni internazionali. Ricordiamo che, sull’onda delle primavere arabe, Gheddafi è stato eliminato dalla Francia e dai suoi alleati perché aveva un piano per rendere l’Africa libera e indipendente dalle potenze straniere. Gheddafi voleva l’eliminazione del Franco CFA (la moneta di 14 paesi africani coniata in Francia) e che il popolo africano si rendesse sovrano e indipendente sul proprio territorio.
I tunisini si sono ribellati al colonialismo, si sono ribellati alla Francia e al loro procuratore Ben Ali. I tunisini, 10 anni fa hanno smesso di accettare l’umiliazione e hanno dato vita ad un tempo nuovo. Il tempo della libertà e dell’emancipazione.

Chi era Gheddafi e cosa rappresentava?

Ricordiamo che Muammar Gheddafi ha cercato molto di opporsi all’imperialismo occidentale che voleva violare e rubare le risorse della Libia. Ma non ha avuto risonanza. Gheddafi era un elemento pericoloso per i poteri imperialisti perché ambiva all’unità e all’indipendenza dei paesi africani e ha chiesto agli altri la costituzione di una propria moneta unica, così come ha sempre elogiato i valori di liberazione di cui hanno parlato Guevara e Sankara. Gheddafi ha parlato molto delle tante crisi che le mani dell’imperialismo avrebbero prodotto per estendere la propria influenza in tutto il mondo, attraverso la NATO. La rivoluzione libica è stata fabbricata da un’agenda straniera per far precipitare il Paese nel caos. I libici rimpiangono la caduta di Gheddafi, poiché il popolo libico ha vissuto bene durante il periodo del suo governo. E la vicenda libica si è rivelata una “guerra” per le risorse naturali tra milizie francesi e americane, guerra tra l’altro, ancora in corso. Gheddafi aveva in mente un progetto rivoluzionario per tutta l’Africa, ma fu assassinato dall’alleanza imperialista.
Rimane il fattore tempo, dato che in piazza la gente non rimane per sempre, hanno puntano sul tempo per domare la folla e far accettare lo status quo anche grazie a crisi soffocanti che coinvolgono povertà e insicurezza. Ma il tempo gioca anche dalla nostra parte e quindi scommettiamo sul tempo puntando sulla conoscenza e mostrando la verità, alzando il livello della coscienza collettiva per rompere il dominio impostoci dall’esterno. C’è una parte di giovani tunisini, che non ha perso il vigore di 10 anni fa e che è disposto a qualunque sacrificio per raggiungere questo obiettivo.

Il poeta e scrittore tunisino Abdelwahab Meddeb parlando delle rivolte in Tunisia ha detto: “questi eventi sono la realizzazione del desiderio di un intero popolo sulla scena della storia”. E’ così?

In effetti, il popolo tunisino era imprigionato dalla dittatura di Ben Ali e dei suoi carnefici e, dopo il gesto compiuto dal giovane ambulante Mohamed Bouazizi, che di fronte all’ennesimo sopruso ricevuto da agenti delle forze dell’ordine e di fronte all’ennesima porta chiusa trovata alla Procura competente, la mattina del 17 dicembre 2010 compie il gesto estremo di darsi fuoco. La gente scende nelle strade e affolla le piazze per sbarazzarsi del boia che non li faceva mai sentire liberi nemmeno nei propri pensieri. I tunisini hanno preso in mano la lotta e la propria libertà contro il tiranno che li stava strangolando e uccidendo nelle loro ambizioni e sogni. La fuga di Ben Ali è stata un momento di nuova resurrezione per il popolo tunisino.

Mi parli del popolo tunisino?

E’ un popolo che ama la vita e ama innovare, crescere, inventare e fare appello alla storia affinché la Tunisia torni ad essere un Paese pioniere nella scienza e nella conoscenza. Il popolo tunisino è un popolo ambizioso e unito. La Tunisia è un paese che merita e si sente in dovere di lottare per emanciparsi ed ottenere la propria libertà, presenza politica e prestigio nel mondo. La Tunisia è un paese bellissimo per chiunque la visiti perché è una miscela di culture diverse e di ambienti geografici che cambiano improvvisamente quando viaggi e tutti incredibilmente belli.

La Tunisia dei datteri, delle isole Kerkennah, le Maldive del Mediterraneo, vista da noi da qui come un giardino fiorito dove si vive bene, com’è oggi?

La Tunisia è la patria dei nobili e delle usanze, la casa di Annibale, Alyssa e Ibn Khaldun, la casa dei berberi, musulmani, fenici e romani. La Tunisia era ed è tuttora quella terra solida, delle palme, delle foreste e delle vaste pianure, della montagna, del mare e del deserto. La Tunisia considerata dal popolo tunisino come l’area geografica più bella della Terra, è cara alla sua gente, per questo i tunisini sono pronti a combattere per questa terra. Recentemente i cittadini hanno avuto un’eco incredibile contro il terrorismo, come a Medenine (stato di confine con la Libia), quando tutta la popolazione del luogo ha aiutato l’esercito a sgominare gruppi terroristici.
Come tunisini ci dispiace vedere le istituzioni degradate dalla corruzione amministrativa e finanziaria che minaccia l’esistenza dello Stato in sé. Questa crisi è peggiorata anche con l’arrivo del Covid che ha colpito il ciclo economico, il tasso di disoccupazione è dilagato e il numero dei poveri è aumentato esponenzialmente.

Come vive in Tunisia la maggior parte dei giovani?

I giovani tunisini sono tra i più istruiti al mondo, soprattutto tra i paesi africani, e tra le ragioni di ciò c’è il fatto che l’istruzione è gratuita in Tunisia. Ci sono circa 2 milioni di laureati in materie scientifiche. Il problema più grande è l’emarginazione dei giovani e la disoccupazione, il popolo fa grande pressione sul governo perché mancano progetti economici ed investimenti. La gioventù tunisina si sente soffocata dalla disoccupazione, tutti sognano l’immigrazione e la fuga in Europa, anche attraverso le “barche della morte”. La povertà e le tribolazioni di ogni giorno rappresentano una grande motivazione all’emigrazione, così come anche le persone della classe media che cercano tutti i modi per emigrare, i tunisini vedono nell’ Europa la speranza per costruire un domani migliore. Il paese si sta restringendo con l’aumentare della popolazione, la continua emorragia umana dalla gioventù tunisina sta mettendo in luce la vera crisi di fronte alla quale politici e analisti sono ciechi. Tutto questo si riassume nell’incapacità del paese e dei suoi governi di creare speranza o sviluppare una visione per il futuro, e i giovani si sentono intrappolati in un triangolo di frustrazione, emarginazione ed esclusione.
A dieci anni dalla rivoluzione, la mobilità sociale e le proteste giovanili continuano a essere accolte con il bastone e il gas lacrimogeno, nelle città avvolte dall’ ombra e dall’emarginazione. I governi insistono nel prolungare la sofferenza del loro popolo e i giovani, per sfuggire all’inferno della disoccupazione, non trovano nessuna altra risposta se non nel mare o nel varcare le frontiere terrestri. I giovani tunisini non si fidano più di alcun governo perché vedono una politica venduta alla Francia.

Come ti spieghi tutte quelle distese di terreni abbandonati e un popolo che non ha da mangiare?

Sfortunatamente, nonostante l’esistenza di vaste aree agricole, il governo non incoraggia ad investire né a sostenere questo tipo di economia, ci sono migliaia di ettari di terreni di proprietà dello Stato che non vengono coltivati e dovrebbero essere distribuiti. La Tunisia potrebbe realizzare un rinascimento agricolo se ci fosse l’intenzione e la forza di sfidare tutti i problemi posti dal governo. Il governo dovrebbe seguire l’esempio del Vietnam quando Ho Chi Minh distribuì la terra statale ai poveri a condizione che fosse coltivata. La Tunisia non sostiene in alcun modo i piccoli agricoltori e invece paralizza il settore agricolo, perché vuole che si resti ostaggio delle aziende occidentali costringendoci ad importare ciò di cui disponiamo. Le vaste aree agricole, sono purtroppo abbandonate dall’avidità dell’imperialismo che non si ferma mai e che lavora per impoverire i popoli al servizio del capitale straniero.

Cosa vorresti dire al presidente e al suo governo?

Qais Saeed ha detto prima di diventare presidente: “farò quel che la gente vuole”. Se sei con il popolo devi mettere in atto gesti legislativi che tirino fuori la Tunisia dalla palude della povertà. Tutti i giovani erano con Saeed e l’hanno eletto. Il governo avrebbe dovuto sostenerli e cercare di trovare soluzioni perché si potessero costruire un futuro nella loro terra. Ma il governo li ha traditi e la Tunisia perde i suoi figli in mare.

Cosa vorresti che accadesse nei prossimi 10 anni?

Le scelte politiche ed economiche che fanno soffrire la Tunisia di povertà, arretratezza e dipendenza sono dovute al non aver istituito un’industria nazionale integrata e indipendente. Per quanto riguarda l’agricoltura la Tunisia non ha tenuto il passo e si ritrova con un sistema produttivo dai costi elevati, il settore agricolo non ha partecipato alla sfida della ricerca scientifica, e neanche ad una pianificazione e monitoraggio della sua condotta. Il turismo è per lo più ostaggio di aziende internazionali e lobby locali. I servizi amministrativi, sanitari e finanziari sono inconsistenti e non idonei per mancanza di sostegno e sviluppo. Il settore bancario non incoraggia gli investimenti a causa degli interessi superflui ed esagerati sui prestiti, la sua indulgenza nei confronti di intermediari corrotti e il finanziamento di progetti inutili sono soggetti a decisioni politiche, quando invece ci sarebbe bisogno di programmi economici nazionali studiati. Il sistema educativo è rimasto indietro, ha accumulato negligenze e necessita di una riforma a lungo termine. Per quanto riguarda la cultura assistiamo alla mercificazione delle arti, gli spazi culturali vengono abbandonati e la vivacità artistica e culturale dei giovani si perde. Infine abbiamo il ruolo della Francia che, con tutte le sue aziende e amministrazioni presenti in Tunisia dal periodo coloniale alla forma insinuante di neocolonialismo attuale, sfrutta tutte le risorse e le ricchezze sotterranee possibili.
Spero che nei prossimi dieci anni la situazione in Tunisia possa cambiare in meglio. Spero che tutti i contratti per le risorse naturali che la Francia in essere vengano rivisti. Molti volti politici devono cambiare perché sono veramente la causa della crisi tunisina. Tutti gli sforzi devono essere indirizzati all’interesse del paese.

Un’ultima domanda: ci si sente africani ad essere tunisini?

Amo questo paese e sento contemporaneamente di appartenere all’Africa, che è la culla della rivoluzione e della lotta e che vuole dimostrare la sua esistenza e consistenza decisionale. Questo paese potrebbe alzare la mano per guidare l’Africa verso la liberazione da tutte le potenze imperialiste, in particolare dalla Francia, che rapina e viola le sacralità dei paesi, ruba tesori e fondi, controlla il sistema finanziario e, come abbiamo detto, monetario in 14 paesi africani. Ricordiamoci sempre l’esempio di Thomas Sankara (presidente del Burkina Faso dal 1983 al 1987) che sapendo di andare incontro alla morte, non si è piegato al pagamento del debito coloniale ed è morto sognando un’Africa libera nella quale i popoli potessero accedere alle ricchezze che hanno.
Per questo la Francia, in collaborazione con il governo degli Stati Uniti, lo ha fatto assassinare sbarazzandosi di lui. Ma il suo sogno di un’Africa libera e indipendente nutre i sogni di tanti che oggi non vogliono tacere sul proprio diritto all’autodeterminazione. All’ombra dell’egemonia francese, nessuna iniziativa può portare a risolvere la crisi. Come altrove l’Africa non potrà essere liberata se non dalla resistenza. Le persone, per quanto stanche siano, sono braci dormienti che inevitabilmente si accenderanno con l’aumentare della consapevolezza e altri leader, della qualità umana di Sankara, si eleveranno a guida. Sono certo che l’Africa trionferà sull’imperialismo e, arrivare a quel momento, è la grande sfida di oggi per tutti noi che ci sentiamo di abitare al di fuori dello spirito del tempo capitalista che genera povertà, guerre, individualismo e arroganza.

Categorie: Africa, Argomento, Diritti Umani, Internazionale, Questioni internazionali
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