No allo “sciovinismo vaccinale”: le case farmaceutiche non devono decidere sul diritto alla salute

25.11.2020 - Lorenzo Poli

No allo “sciovinismo vaccinale”: le case farmaceutiche non devono decidere sul diritto alla salute

In questi giorni sta accadendo l’incredibile! Ieri sera, nella prima parte del programma Porta a Porta, tra gli invitati c’erano Piero De Lorenzo, Amministratore delegato di Irbm di Pomezia; Lorenzo Wittum, presidente e ad di AstraZeneca e Ranieri Guerra, già esponente della Fondazione Glaxo ed ora Direttore aggiunto all’OMS, ampiamente finanziata da Bill Gates e da due fondazioni strettamente legate a lui: CEPI e GAVI.

Insomma, una grande convention di esponenti, membri o comunque soggetti che hanno avuto a che fare con le case farmaceutiche. Il tutto in onda su Rai 1, una tv pubblica ça va sans dire . Vi era presente anche la Sottosegretaria al Ministero della Salute Sandra Zampa che acconsentiva a qualsiasi cosa dicessero, anche di fronte a cose veramente assurde.

Wittum ha affermato che sono stati “presi accordi molto velocemente per iniziare la produzione” (attualmente accordi “top secret”) e che “non vi è una lotta tra case farmaceutiche, ma si sta lottando contro il virus” e allo stesso tempo “abbiamo bisogno di tanti vaccini”. Se non lo dice lui chi lo dovrebbe dire?

Inoltre, dopo tanta retorica e poca scienza, si è detto palesemente che, a differenza di altri casi, l’Ema aveva già iniziato la rolling review sul vaccino Astrazeneca sebbene non ci fossero ancora dati completi. Domanda: come si potranno effettuare processi regolatori rigorosi a riguardo? Come potremo essere certi che la valutazione dell’autorità regolatoria europea sia imparziale e corretta?

Uno scenario da brivido aggravato dal fatto che Ranieri Guerra ha esplicitato che “accelerare le procedure regolatorie è rischioso”, sottolineando che la rolling review della FDA è diversa da quella dell’Ema. Alla luce di ciò, l’unica politica presente in studio annuiva acriticamente a tutto, non sapendo nemmeno il costo del vaccino della Pfizer.

Non dimentichiamoci che le case farmaceutiche non sono associazioni filantropiche, ma multinazionale che negli anni hanno fatto pressione sugli Stati, espropriando sempre di più il nostro diritto alla salute pubblica, facendosi fautrici di quel capitalismo avanzato che vede come massima fonte di profitto i brevetti e i diritti di proprietà intellettuale su scoperte che dovrebbero essere di dominio pubblico in quanto benefiche per la salute di tutti.

Oltre a festeggiare sull’efficacia dei futuri vaccini anti-Covid-19, infatti sarebbe il caso, come afferma Crisanti, di stabilire una comunicazione scientifica trasparente, costituita dalla piena pubblicazione dei dati, elemento essenziale in una fase come questa per instaurare un sentimento di fiducia, in cui legittime domande possano trovare risposte, giustificate e dimostrate, che oggi non possono più esserci negate.

Un altro problema riguarda sicuramente la distribuzione del vaccino; mentre i paesi occidentali si sono già accaparrati miliardi di dosi, Covax 1 è riuscita ad ottenere solo 250 milioni di dosi a fronte dei 2 miliardi di dosi necessari per i paesi, occidentalmente detti, del “Terzo Mondo”. Mentre Von der Leyen racconta in pompa magna come la CE si stia occupando della distribuzione dei vaccini ai paesi a basso reddito, finanziando Covax, si dimentica di dire che, tramite accordi bilaterali con le aziende farmaceutiche, gli stessi paesi dell’Unione Europea si stanno accaparrando tutte le dosi che verranno prodotte, lasciando gli altri paesi scoperti da forniture vaccinali. Per fare un esempio, la Pfizer ha già venduto più dell’80% delle dosi che sarà in grado di produrre entro la fine del prossimo anno a solo il 14% dei paesi (i più ricchi, ovviamente). Si tratta di politiche scioviniste sulle vaccinazioni: il privilegio di chi può permetterselo rispetto a chi non può, il privilegio dell’Occidente su tutti.

Per provare a contrastare questa gara ad armi impari, India, Sudafrica e Medici Senza Frontiere hanno chiesto congiuntamente alla World Trade Organization una deroga ai brevetti dei vaccini, degli altri farmaci, e delle varie tecnologie mediche, la quale permetterebbe una maggiore condivisione di dati e conoscenze, nonché una più agile produzione, e a costi inferiori, dei presidi medici necessari per contrastare il virus. Sembra che in caso di crisi sia possibile chiedere una deroga agli accordi TRIPS della WTO, quelli che regolano, appunto, la proprietà intellettuale, e che permettono alle industrie farmaceutiche di fissare il prezzo dei dispositivi sanitari e ricavarne un enorme profitto.

Moltissimi paesi, organizzazioni internazionali ed associazioni e partiti hanno appoggiato la proposta (in Italia Potere al Popolo e Rifondazione Comunista), mentre paesi più ricchi come USA, CE e Canada, si sono opposti. Caso vuole che fossero proprio gli stessi che sono i principali finanziatori delle case farmaceutiche, e con cui, evidentemente, pretendono un rapporto di esclusività. A dicembre è previsto un verdetto finale, che decreterà cosa alla fine conta davvero: se gli ulteriori profitti delle ricchissime multinazionali o la vita delle persone.

La petizione a cui tutti possono aderire:  https://www.right2cure.eu/

1# Piano internazionale per la distribuzione del vaccino ai paesi poveri

Categorie: Europa, Politica, Salute
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