Gli elettori hanno parlato: nella Squadra confidiamo

09.11.2020 - Amy Goodman

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo, Portoghese

Gli elettori hanno parlato: nella Squadra confidiamo
(Foto di Democracy Now)

Le elezioni americane hanno fatto sì che molti Democratici siano rimasti sconvolti dall’ampio sostegno al presidente Donald Trump. Joe Biden potrebbe ancora ottenere la vittoria nel Collegio Elettorale e sta vincendo il voto popolare con un margine di oltre 3,5 milioni e mezzo di voti[1]. Con un’attenzione concentrata sui principali Stati ancora in bilico e una perdita complessiva di seggi democratici alla Camera dei Deputati USA – sette all’ultimo conteggio – si sta perdendo di vista la significativa crescita dell’ala progressista dei Democratici al Congresso, una vera pietra miliare.

Il Caucus Progressista, il più grande al Congresso, ha ricevuto una scossa nel 2018 quando quattro donne di colore sono state elette, diventando note come The Squad[2] (la squadra). Alexandria Ocasio-Cortéz lavorava come barista a New York City durante la sua campagna per le primarie contro il membro del Congresso in carica da 20 anni, Joe Crowley, uno dei più potenti democratici del Campidoglio. Ayanna Pressley è stata cresciuta da una madre single e ha lasciato il college per lavorare e mantenerla. Ha sconfitto il democratico in carica Michael Capuano nel collegio di Boston un tempo rappresentato da Tip O’Neill, per diventare la prima donna afroamericana a rappresentare il Massachusetts al Congresso.

Rashida Tlaib è stata eletta in un collegio che comprende una parte di Detroit e dei suoi sobborghi, in  precedenza rappresentato da John Conyers. Tlaib, la maggiore di 14 figli, è nata in una famiglia operaia immigrata dalla Palestina occupata da Israele. Si è destreggiata a scuola e si è occupata dei suoi fratelli durante la loro infanzia. Quando Ilhan Omar ha vinto il suo seggio a Minneapolis, è diventata la prima eletta americana di origini somale. Quand’era bambina, Omar è fuggita con la sua famiglia dalla guerra civile somala, vivendo per quattro anni in un campo profughi. Lei e Rashida Tlaib sono le prime due donne musulmane elette al Congresso.

La Squadra ha preso d’assalto il Campidoglio, formando una nuova forza politica a Washington, per sostenere politiche progressiste come il Green New Deal e Medicare for All. In quanto donne di colore che si opponevano alle politiche e ai comportamenti di Trump, tutte e quattro sono state il bersaglio frequente dei suoi attacchi razzisti e misogini. Ricevono regolarmente minacce di morte e hanno bisogno di protezione, ma questo non le ha fermate, né ha scoraggiato altre progressiste dal candidarsi al Congresso nel 2020.

Cori Bush, un’infermiera ex-senzatetto e madre single, ha ottenuto una vittoria sorprendente nelle primarie nel primo collegio congressuale del Missouri a St. Louis contro l’uscente William Lacy Clay Jr, che era stato in carica 10 volte. Lui e suo padre prima di lui avevano tenuto il seggio per mezzo secolo. Bush ha vinto le primarie e martedì è diventata la prima donna afroamericana eletta al Congresso del Missouri.

E’ stata spronata all’azione politica come leader delle proteste dopo l’uccisione da parte della polizia di Michael Brown a Ferguson, Missouri, nel 2014. “Abbiamo protestato per più di 400 giorni”, ha detto al notiziario di Democracy Now! un’ora dopo aver vinto le primarie, parlando di Ferguson. “La gente è stata picchiata… gas lacrimogeni, mazze, proiettili di gomma, volavano proiettili veri. Ma noi continuavamo a tornare. Io stessa sono stata aggredita dalla polizia”.

Cori Bush ha presentato un programma progressista che includeva il definanziamento della polizia: “È una ridistribuzione di fondi… non ci saranno aree sovrafinanziate mentre ne abbiamo altre sottofinanziate. Dobbiamo assicurarci che ci siano soldi per i servizi umani nella nostra comunità, soldi per i programmi sociali, soldi per la salute e gli ospedali”.

Tre collegi contigui del Congresso a New York hanno visto anche uomini afroamericani progressisti vincere le prime gare del Congresso questa settimana.

Nel collegio 16, a cavallo tra il Bronx e la contea di Westchester, l’ex preside di scuola media Jamaal Bowman, sostenuto da Ocasio-Cortéz e dai senatori Sanders e Warren, ha battuto il membro del Congresso in carica per 16 mandati Eliot Engel, un altro potente democratico. “Vado a Washington”, ha detto Bowman su Democracy Now! la notte delle elezioni, “per lottare per la casa come diritto umano, la salute come diritto umano, per finanziare adeguatamente le nostre scuole pubbliche, per la garanzia dei posti di lavoro statali, per l’aumento del salario minimo nazionale, il Green New Deal, e per una giustizia penale umana, oltre che una riforma dell’immigrazione”.

Immediatamente a nord, nel collegio 17, dove Nita Lowey, membro del Congresso da molto tempo, sta andando in pensione, Mondaire Jones ha vinto le primarie dove gareggiavano otto candidati e ora è uno dei primi due afroamericani apertamente gay eletti al Congresso. L’altro è Ritchie Torres, appena a sud nel collegio 15, nel Bronx.

A Chicago e nei sobborghi a sud, Marie Newman ha conquistato il seggio tenuto dal 2005 dal democratico conservatore e anti-aborto Dan Lipinski. Suo padre aveva occupato il seggio prima di lui, dal 1983. I progressisti Katie Porter e Mike Levin hanno entrambi vinto la rielezione al secondo mandato nella California del Sud.

Con tutta l’attenzione concentrata sulle elezioni presidenziali, i successi elettorali dei candidati progressisti al Congresso possono essere facilmente trascurati. Il 117° Congresso che sarà inaugurato il 3 gennaio sarà il più vario della storia, con più persone di colore e più donne che mai. L’organizzazione a partire dalla base sociale nelle comunità di tutto il paese si sta traducendo in potere nelle sale del Congresso.

Traduzione dall’inglese di Thomas Schmid

Revisione di Anna Polo

[1] L’articolo originale è del 5 novembre, quando la vittoria di Biden non era ancora sicura.

[2] Il titolo originale “In Squad We Trust” riprende il motto nazionale americano “In God We Trust”

Categorie: Nord America, Opinioni, Politica
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