Le notizie che arrivano dalle agenzie stampa AFP e dpa e dal quotidiano tedesco Handelsblatt sul nucleare civile sono preoccupanti. L’uscita, che si riteneva certa, è stata riportata sul tavolo delle trattative dagli operatori. Le loro intenzioni sono solo parzialmente evidenti.

Le agenzie riportano una sentenza della Corte Costituzionale Federale di Karlsruhe che stabilisce una nuova regolamentazione delle richieste di risarcimento dei gestori di centrali nucleari. Non va dimenticato che la prima opzione degli operatori era ed è la continuazione delle loro 17 centrali nucleari in Germania. Non il phase-out, soprattutto perché i paesi vicini continuano a mantenere in funzione i loro impianti nucleari. La notizia del Handelsblatt che la Corte Costituzionale Federale chiede una revisione completa della legge sul phase-out desta ulteriore preoccupazione. Questo potrebbe anche riguardare l’eventualità di un’uscita ritardata dal nucleare o addirittura la mancata uscita, oltre al ricalcolo dei risarcimenti.

La decisione fondamentalmente giusta di abbandonare il nucleare rimarrà, si spera, valida, così come il riconoscimento che le centrali nucleari sono una fonte di pericolo per i viventi e per le generazioni future (per via dello smaltimento delle scorie). Non dovrebbe quindi esserci alcun dubbio sulla necessità del phase-out.

Il compito dei parlamentari e del governo è quello di proteggere la popolazione dai pericoli. La Costituzione tedesca determina il comportamento delle autorità statali e delle imprese commerciali, negli articoli 2 (diritto alla vita), 14, paragrafo 2 (obblighi dei proprietari), 15 (socializzazione nell’interesse della comunità) e 20a (protezione delle basi naturali della vita).

L’inquietudine di fronte alle ultime notizie è dovuta anche al fatto che gli operatori nucleari stanno cercando di portare la questione davanti alla massima autorità giudiziaria per rinegoziare le condizioni di uscita. Formalmente la massima contestazione giudiziaria riguarda nell’immediato dei risarcimenti più elevati per gli esercenti delle centrali nucleari, categorie egoiste che non sono l’oggetto della Costituzione. Per i negoziatori del governo i semafori sono sul rosso.

A proposito delle richieste di risarcimento: si dovrebbe essere in grado di determinare senza grossi problemi il valore residuo degli impianti derivanti da investimenti e costi precedenti, la tassazione delle imprese e per la contabilizzazione dei valori e gli ammortamenti, in base alle leggi esistenti per la contabilità operativa. Anche gli importi che gli operatori hanno ricevuto dallo Stato come sussidi e sovvenzioni e le imposte pagate dagli operatori sono voci di calcolo.

I punti controversi probabilmente risiedono nel calcolo dei mancati utili, se tali richieste sono legali. Gli avvocati e gli economisti sono divisi su questo punto. Le basi e i parametri di calcolo, per questo, sono oggetto di speculazioni. La logica del sistema capitalista di solito punta a un “sì” quando si tratta di affermazioni fatte dai grandi.

I tribunali non hanno ancora emesso una sentenza su chi è responsabile dei costi per lo smaltimento delle scorie in processi produttivi di questo tipo. Si tratta di una questione che la comunità scientifica e i parlamentari dovranno ancora risolvere.

Le compagnie di assicurazione guadagnano il loro denaro con importi regolari per la copertura di eventuali rischi. Lo smantellamento ai sensi di legge non è considerato un caso di rischio normale. Non esiste una regolamentazione adeguata per questi casi particolari. La legge generale fornisce delle direttive per il risarcimento, ma fa sempre riferimento a degli accordi basati su leggi particolari.

Se l’UE ha voce in capitolo, come ritengono gli avvocati degli operatori, fa parte delle manovre per questo tipo di negoziazione. La Germania non ha ceduto la sua sovranità all’UE su questioni fondamentali di sicurezza per la sua popolazione.

La Berliner Zeitung del 13.11.2020 ha intitolato una notizia sulla sentenza della Corte Suprema con le parole “Un costoso fiasco”. Non è ancora possibile giudicare se la precedente sentenza sia un fiasco. Il fatto che sia una soluzione cara non tiene conto del costo di un disastro nucleare. Secondo Google, il costo per Fukushima è di 270 miliardi di dollari. Per Chernobyl si parla di un ordine di grandezza simile.

Per il resto, gli operatori non sono stati obbligati dal governo a produrre l’energia con la tecnologia nucleare. I permessi di esercizio ufficiali rilasciati si estendono ad altre questioni relative alla realizzazione di grandi impianti.

Traduzione dal tedesco di Lorenzo Paveggio. Revisione di Thomas Schmid