9 agosto 1945,11:02 ora locale: la bomba “Fat Man” fu sganciata sullo stabilimento Mitsubishi della città di Nagasaki in Giappone. Questa città era in realtà l’obiettivo alternativo; quello primario, la città di Kokura, era infatti coperto dalle nubi. La bomba esplose a un’altezza di 550 metri sulla città e sviluppò una potenza di 25 chilotoni, una potenza dunque molto più elevata di quella della bomba “Little Boy” che esplose tre giorni prima su Hiroshima ma, dato che Nagasaki era costruita su un terreno collinare, il numero di morti fu “inferiore” a quelli prodotti dalla prima bomba. Tra le 20 000 e le 39 000 persone perirono all’istante per l’esplosione nucleare e si stima che circa 25 000 furono i feriti. Molte migliaia di persone, inoltre, morirono in seguito per le radiazioni.

Ma nonostante tutta questa distruzione, un esemplare di Diospyros kaki riusci a sopravvivere grazie alle amorevoli attenzioni di un Dottore degli Alberi, Masayuki Ebinuma. Dal suo felice incontro con l’artista Tatsuo Miyajima, ne è nato nel 1994 il Kaki Tree Project, che collega quelle pianticelle di kaki ai bambini attraverso l’arte per portare avanti il messaggio della pace e della rinascita della vita.

Il progetto, partito da Nagasaki e sviluppatosi nelle scuole elementari di varie località giapponesi, si è successivamente diffuso in tutto il mondo. Presentato in Italia nel 1999 durante la Biennale di Venezia, tra i primi esemplari messi a dimora (e ancora viventi) quelli dei giardini del Museo di Santa Giulia a Brescia, della Chiesa Vecchia di San Giovanni a Casciago-Morosolo (VA) e della scuola primaria “Giuseppe Mazzini” a Terni. Incontriamo Francesco Foletti, che da anni segue il progetto in Italia. Recentemente è diventato Presidente de Nagasaki-Brescia Kaki Tree Projcet for Europe.

D- Partiamo da te dalla tua personale esperienza. Come hai conosciuto il Kaki Tree Project?

R- La motivazione per cui ho cominciato a seguire questo progetto è una casualità. Nel 2004 un gruppo di amici e amiche mi chiese di tagliare un albero di kaki perché a loro dava fastidio. In quegli anni ho iniziato a seguire percorsi di pace e conoscere un po’ alcune motivazioni per cui la pace poteva essere portata nel mondo e sono capitato per caso proprio sul progetto Kaki Tree Revive Time. Il caso ha voluto proprio che in questa occasione capii quanto fosse importante un albero. Mi sono dovuto ricredere e dal 2006 vado in giro per il mondo a piantare KAKI per portare il suo profondo messaggio di pace.

D- Recentemente hai affermato “Un’esperienza che ti ha cambiato la vita”, In che senso?

R- Partire con questo progetto per me è stato dopo alcuni anni proprio un cambiamento di vita e mi ha fatto vedere le cose in maniera molto diversa. Ecco perché la partecipazione a questo progetto è diventato una cosa che ha cambiato veramente una grande parte della mia vita. In questi anni ho seguito tantissimi progetti, penso più di 90. Brescia è stato proprio uno dei luoghi più importanti. Riuscire a fare in modo che tante località, proprio nella nostra provincia, abbiano voluto sviluppare questo progetto, le cerimonie, tanti lavori artistici e soprattutto la voglia di ricordare che la pace parte da “ognuno di noi”, è per me un grande motivo di orgoglio. Ho incontrato tantissime persone collegate per varie motivazioni al progetto, penso circa 100.000. Ho voluto dare un pezzettino della mia vita proprio a questo progetto e penso che alla fine ne sia valsa veramente la pena ed è proprio per questo che ci tenevo che continuasse in Europa.

D – Tra i tanti percorsi seguiti ce n’è qualcuno che ti ha maggiormente colpito?

R- Tra i tanti penso che quello che più mi ha colpito sia stato quello sviluppato nell’istituto comprensivo di Azzano Mella in provincia di Brescia. E’ forse la più grande idea sviluppata a livello mondiale per questo progetto. Alla cerimonia erano presenti più di tremila persone. L’idea si è sviluppata a vari livelli (arte figurativa, poesia, arte musicale, arte recitativa, arte fotografica ecc.), il progetto è stato seguito da un grande architetto e il cuore di chi l’ha reso possibile è innanzitutto quello di Mario e Nicoletta.

Sono tantissime le esperienze belle: nel carcere di Torino, nelle case di riposo di Rezzato e Travagliato, in val di Susa, nelle scuole, ricordando ragazzi che ci hanno lasciato, tante scuole dove è importante ripartire, anche se da cose negative.

Poi nel 2018 abbiamo fatto la bellissima esperienza di andare in Giappone per incontrare l’albero che a Nagasaki ha resistito alla bomba atomica. E’ stata un’esperienza unica, un viaggio incredibile, come l’abbiamo definito noi. Abbiamo incontrato anche uno dei sopravvissuti, la persona che ha custodito l’albero, il signor Morita, e chi ha curato l’albero in questi anni, il dottor Ebinuma. Per tutti è stata un’esperienza unica. Essere andati proprio dove l’albero ha vissuto la sua esperienza tragica è stato veramente un momento indelebile nella nostra vita. Essere stati effettivamente in un luogo dove tante persone hanno vissuto una immane tragedia è quello che ci stimola a far conoscere ancora di più questa pianta di kaki.

D- Il nuovo capitolo del Kaki Tree Project da dove nasce?

R- Gli obiettivi di questo progetto ormai sono diventati davvero grandissimi e non potevamo permettere che finisse a causa di una “legge” che vieta l’esportazione di piante dal Giappone. L’idea di rimanere in Europa con questo progetto è importante. Portare queste piante in giro per il mondo ci vede ormai coinvolti in moltissimi. Fare questo lavoro in Europa è difficile ed è qui che si innesta la nuova associazione nata proprio in questi giorni: NAGASAKI-BRESCIA KAKI TREE for EUROPE-ETS sarà infatti l’associazione referente per l’Europa. Sarà un grande onere, ma anche un grande onore.

Cercheremo di portare lo spirito di chi ha creato questo progetto all’interno di tutta l’Europa. Cercheremo di unire chi ha già implementato questo progetto e soprattutto di fare in modo che diventi veramente un valore aggiunto per la nostra e la loro vita. La nostra speranza di pace è quella di essere davvero persone che praticano la nonviolenza e quella di portare la felicità nel mondo attraverso il simbolo di una pianta.

D- Aspettative? Prospettive?

R- La parte essenziale del progetto, oltre che quella botanica, è la parte artistica e sarà questa che cercheremo di portare avanti. Penso che abbia un altissimo valore, forse unico nel suo genere e soprattutto che coinvolga tantissime forme espressive. Queste fanno la differenza rispetto ad altri progetti di pace. Ogni forma d’arte è importante per portare questa esperienza al suo massimo livello. Ognuna esprime un valore dove ognuno si sente partecipe a modo suo, perciò ognuno propone la sua arte e crea qualcosa che esprime quello che ragazzi e adulti sentono davanti ad un kaki di Nagasaki. Alcuni riescono a farlo in maniera molto semplice e soprattutto in modo molto creativo. Ecco, penso che uno dei valori di questo progetto sia proprio la creatività. La creatività sarà veramente la cosa che salverà questo mondo.


Tra le prime iniziative per far conoscere questo nuovo capitolo del Kaki Tree Project, il 6 agosto “Mai più” nel giardino del Museo di Santa Giulia a Brescia, il 30 agosto il concerto “La Musica può ancora” presso il parco del Brolo a Castegnato (BS), il 10 settembre “Salvaguardare una pianta… per salvaguardare la memoria” presso il Circolo Legambiente Franciacorta a Provaglio d’Iseo (BS) e il 27 settembre “Dalla Natura percorsi di Pace” durante Hortus Puglia a Ostuni (BR).

Per info:
kakitree@lapacesulmonte.org
youtube, Kaki Tree Europe
https://www.facebook.com/kakytreeproject/