9 agosto, Women’s Day: il Sudafrica spera in un rilancio, ma c’è un allarme fame per i bambini

09.08.2020 - Lorella Beretta

9 agosto, Women’s Day: il Sudafrica spera in un rilancio, ma c’è un allarme fame per i bambini
2017 National Women's Day (Foto di Flickr)

I diritti delle donne per un futuro senza disuguaglianze. Con questo spirito, oggi si celebra la Giornata Nazionale delle Donne in Sudafrica. Come ogni 9 agosto si commemora la coraggiosa marcia di 20mila donne che nel 1956 arrivò fin sotto il Palazzo del Governo, l’Union Buildings, per protestare contro l’inasprimento delle leggi segregazioniste dell’apartheid.

Una commemorazione che quest’anno si carica di un ulteriore significato di speranza: il Presidente Cyril Ramaphosa col suo discorso alla nazione spera di lanciare lo sguardo oltre la preoccupante emergenza sanitaria per il coronavirus e di riaccendere la fiducia del suo popolo e anche degli investitori internazionali. Proprio questa settimana il governo ha approvato tre nuove modifiche di legge per contrastare le violenze domestiche, le offese e le violenze sessuali. In questa fase di lockdown la situazione si è fatta ancora più grave. Come è peggiorata la situazione sotto il profilo occupazionale: degli oltre 3 milioni di posti di lavoro saltati da febbraio a maggio, si stima che due terzi siano di donne. L’altra fetta di popolazione a soffrire maggiormente questa fase di lockdown, ancora a livello 3 su 5, sono i bambini. I bambini poveri, ovviamente.

“L’istruzione è l’arma più potente per cambiare il mondo”, diceva Nelson Mandela. Ma in piena emergenza Covid-19, con le scuole di nuovo chiuse, il problema principale di molti alunni delle townships e delle aree rurali è quello di non poter letteralmente mangiare. Ora i giudici hanno ordinato al Dipartimento dell’Istruzione di trovare una soluzione entro metà della prossima settimana, riattivando il Programma scolastico nazionale per la nutrizione (NSNP). Insomma, di provvedere a riprendere la distribuzione della colazione che avvia la giornata scolastica nelle scuole primarie e secondarie e del successivo pranzo, talvolta unici pasti e spesso soli pasti equilibrati per oltre i 10 milioni di bambini, secondo le stime. Un piano varato per rispondere a tante esigenze: per assicurare innanzitutto cibo e poi per insegnare una corretta alimentazione e non da ultimo per incentivare la frequentazione delle classi.

Non è la prima volta che una corte sudafricana interviene con questo tipo di ordine: il 18 luglio per esempio era già capitato a Pretoria, nel Gauteng, una delle regioni in cui l’NSNP è saltato del tutto facendo decadere quello che è un “diritto costituzionale”, il diritto a una corretta alimentazione. L’unica regione che è riuscita a garantire la distribuzione dei pasti ai piccoli alunni è il Western Cape, la sola in cui non governa l’African National Congress (ANC) ma la DA, la Democratic Alliance. Sin dall’inizio il governo ha dichiarato che il piano nutrizionale sarebbe stato assicurato dal Dipartimento dello sviluppo sociale, ma i ricorsi di alcune ONG che denunciano il contrario hanno avuto riscontro anche nei tribunali. Il problema si è ripresentato dal 27 luglio quando – sull’onda dei contagi in aumento, delle proteste dei sindacati e delle paure per i bambini – il Presidente Cyril Ramaphosa ha annunciato una nuova chiusura di un mese delle scuole. Ma la magistratura in queste ore è impegnata anche su un altro fronte, quello molto sentito della corruzione ora legata anche alla gestione dell’emergenza sanitaria. Sono numerosi i casi aperti e tra gli indagati compaiono il marito della portavoce di Ramaphosa, Khusela Diko, e il titolare del dipartimento della salute del governo regionale del Gauteng, tutti ANC.

Il partito del Presidente, oltre che partito di Mandela, da decenni è al centro di continue accuse di interessi privati a scapito di quelli collettivi sia da parte della magistratura sia da parte della popolazione e nelle scorse settimane non sono mancati nuovi fascicoli e nuovi capitoli: ad aver accentuato il fenomeno è stato l’ex presidente Jacob Zuma, per questo faticosamente deposto e sostituito proprio con Ramaphosa, sul quale sia all’interno che all’esterno dei confini nazionali si confidava per una ripresa di forza e autorevolezza del Sudafrica. Il Covid invece, oltre che riproporre i soliti schemi di mala politica, sta mettendo in ginocchio tutti i settori dell’economia: il 5 agosto decine di migliaia di profili social si sono colorati di rosso, #lightSared, The time is NOW before it’s too late! Insomma, accendete di rosso il Sudafrica prima che sia troppo tardi. Una campagna di sensibilizzazione, una dichiarazione d’amore, per il settore della cultura, degli spettacoli, degli eventi fermi da mesi. Nei giorni precedenti era toccato ai lavoratori delle palestre con #saveourgyms e prima ancora a quelli della ristorazione con #JobsSaveLives. Catene umane che ogni giorno si allungano in tutti gli angoli del paese, sempre più preoccupato: in settimana la classifica dell’Indice di miseria di Bloomberg ha aumentato i timori per il futuro, mettendo il Sudafrica al terzo posto nella classifica. Peggio, dati del 6 agosto, ci sono solo Venezuela e Argentina. Ma in luglio il Sudafrica ha registrano il 60% di decessi in più della media e ieri le vittime ufficiali del Covid hanno superato il tetto delle 10mila unità con un picco che preoccupa nel KwaZulu Natal, la regione in cui si trova Durban. Qui già nei mesi scorsi alcuni ospedali erano stati chiusi dopo che il virus si era diffuso rapidamente nelle corsie e intanto tensostrutture sono cresciute davanti ai nosocomi pubblici. Anche qui c’entra la corruzione e la gestione clientelare che è stata quantificata in un corrispettivo di 3 miliardi di euro negli ultimi dieci anni. Così il 78% degli ospedalizzati del KZN ha scelto una clinica privata, potendoselo permettere. Gli altri si sono affidati a un sistema incapace di affrontare il virus, come capitato a un uomo a Pietermaritzburg, capoluogo del KZN, morto di ipossia dopo che nella tenda del triage gli era stato detto che “non sapevano cosa fare”. La denuncia della figlia ha fatto il giro dei media sudafricani e ha aperto gli occhi, per l’ennesima volta, sul sistema ospedaliero pubblico sudafricano, oggi specchio di un paese sull’orlo di una crisi mai vista.

 

Categorie: Africa, Diritti Umani, Salute
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