SOS Galapagos

27.07.2020 - Galapagos, Ecuador - Redacción Ecuador

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Francese

SOS Galapagos
Migliaia di subacquei all'anno visitano le Galapagos e altre aree tropicali protette, per nuotare con squali balena, mante e con tutta la mega-fauna marina che vi possiamo ritrovare. Non causano alcun danno, lasciando milioni di dollari di reddito alle co
Negli ultimi giorni le autorità ecuadoriane hanno individuato almeno 260 imbarcazioni, gigantesche, provenienti principalmente dalla Cina, le quali hanno pescato per diversi giorni intorno alla riserva marina delle Galapagos e nei mari dell’Ecuador. Anche se il governo ecuadoriano sostiene che si tratta di “pesca legale” poiché non si trovano all’interno della Riserva Marina delle Galapagos o nei mari ecuadoriani, dobbiamo capire che si tratta di una chiara minaccia al nostro patrimonio naturale e turistico e a quello dell’intera regione!

Le grandi specie marine hanno percorsi migratori molto lunghi, a volte nuotano per migliaia di chilometri attraverso gli oceani, indipendentemente dal fatto che si trovino all’interno o all’esterno delle aree marine protette delimitate dall’uomo.

Già nel 2017, l’Ecuador ha individuato una grande flotta da pesca nei pressi della Riserva Marina delle Galapagos composta da 297 navi, una delle quali è la Fu Yuan Yu Leng 999. La nave era entrata nelle acque della Riserva Marina delle Galapagos ed è stata fermata con 300 tonnellate di pesce nelle sue vasche, tra cui un gran numero di specie protette e in via di estinzione come gli squali martello. È necessario che questo accada di nuovo? In realtà sta già accadendo, ma mi sembra così assurdo che debbano essere catturati all’interno di una riserva o di un’area protetta per poter fare qualcosa.

Decenni, milioni di dollari investiti in scienza, conservazione, educazione e consapevolezza locale vengono buttati via in un solo secondo. Le barche da pesca devono solo aspettare al confine delle nostre aree protette che le grandi specie passino di lì (come fanno di solito!).

Pertanto non si tratta del “problema delle Galapagos” o del “problema dell’Ecuador”.

Sta colpendo tutti i paesi che si prendono cura e dipendono economicamente dalle specie marine in un modo o nell’altro, un aspetto che tutti abbiamo in comune. Qualche anno fa, l’Australian Institute of Marine Science ha pubblicato uno studio che dimostra che gli squali valgono più da vivi che da morti, stimando per una comunità locale entrate fino a 1,9 milioni di dollari a squalo (anche se questo può sembrarci scontato, è così triste che dobbiamo condurre questi tipi di studio per esortare i governi ad agire).

La reale situazione economica di tutte le comunità marine costiere che dipendono dal turismo basato sul patrimonio naturale é questa, come le Galapagos in Ecuador, Cocos in Costa Rica, Malpelo in Colombia, solo per citarne alcune della zona. Ovviamente il fenomeno riguarda direttamente l’intera zona tropicale, e naturalmente i visitatori di tutto il mondo che vanno a vedere queste specie, sostenendo le comunità locali. Tutto questo viene devastato e minacciato in tempo reale. Letteralmente…

Dobbiamo esigere dai nostri governi e dalle organizzazioni internazionali di rafforzare i trattati internazionali sulla pesca e di regolamentare in modo più rigoroso la pesca eccessiva nelle acque internazionali. Siamo già in ritardo, ma se non iniziamo una volta per tutte, gli squali, le balene, le mante e molte grandi specie marine saranno ricordate in tutto il mondo solo attraverso le foto e le storie raccontate dai futuri nonni…

Di Lucas Bustamante (testo e foto)

Biologo, fotoreporter e co-fondatore di Tropical Herping.

Traduzione dallo spagnolo di Francesca Grassia. Revisione: Silvia Nocera

Categorie: Ecologia ed Ambiente, Opinioni, Questioni internazionali, Sud America
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