Laika: “Ma non chiamatemi street artist, non mi permetterei mai”

06.07.2020 - Raffaella Ganci

Laika: “Ma non chiamatemi street artist, non mi permetterei mai”
(Foto di Laika)

Ieri il mio caporedattore mi inoltra la mail inviata dall’ufficio stampa di Laika:

 

Ma come, mi dico, non era lei che, umilmente, in un’intervista rilasciata “in esclusiva” a Open.Online il 29 maggio 2019 dichiarava: «Ma non chiamatemi street artist, non mi permetterei mai. Io faccio l’attacchina»? O non avrà informato le sue PR o le PR si sono basate sugli hashtag del suo profilo Instagram in cui non si tralascia di inserire #streetart.

 

Ho deciso! Chiamo Ex-Voto fecit che da anni fa Poster art.

Ex-Voto, buongiorno, disturbo?

Buongiorno Raffaella, tu mai.

Nelle varie redazioni è arrivata una mail dalla Gargiulo & Polici Communication.

Accidenti, Communication, dev’essere roba forte. E cosa dice questa mail?

“Berlusconi lascia Palazzo Grazioli. La nuova opera della street artist Laika”.

Ah, ora comprendo l’improvvisa attenzione dei media sui lavori di questa novella Tv Girl…

È che non mi spiegavo il perché e il percome certe banalità, appena affisse e ancora grondanti colla, arrivassero subito agli onori della stampa, ma grazie a te e alla Gargiulo & Polici, che a  guardare bene il loro sito non si occupa di Comunicazione ma di Pubbliche Relazioni, ora m’è tutto più chiaro: se disponi di 200.000* contatti giornalistici qualcuno che abbocca a una fesseria o che ti ricambia un piacere lo trovi sempre.

*dal loro sito

Guarda che se vai su Google e digiti “Laika Berlusconi” praticamente hanno abboccato tutti, dall’ANSA a Repubblica, dal Corriere a Il popolo veneto, da Affari italiani a Picchio News, da Inside art a Udite Udite, proprio tutti hanno copiato/incollato.

Beh, possiamo affermare che questa pratica, per TV Girl, ormai è consolidata da tempo e quindi per le testate, i media, la firma è divenuta credibile e di conseguenza ogni Opera che questa esprime diviene notizia, pubblicabile. Come dire, è una tecnica piuttosto triste ma sempre funzionante: ripetere mille volte una bugia per farla divenire verità.

D’altra parte, se non ci fosse la nota dell’agenzia che specifica chi è l’autore, avrei pensato che il poster fosse di TVBOY.

Sì, se vuoi potremmo anche aggiungere che per firmarsi devasta impunemente il logo della macchina fotografica di Cartier Bresson, Robert Capa e Robert Frank e che, per inteso, nulla ha a che vedere con la nota cagnolina cosmonauta, o i camper, che sia un prodotto studiato a tavolino che per vendere, e vendersi, s’infila nella scia di un modello già conosciuto e affermato, TV Boy, affermandosi sul mercato come copia al femminile.

Però, ecco, magari in questo caso la verità è un’altra e queste possono essere considerate solo supposizioni o peggio ingiurie. Mentre di certo è vero, nel modo più assoluto, che qualsiasi cosa abbia il prefisso street sia facilmente smerciabile. Wear, Food o Art che sia.

Pubblicare un’operazione del genere equivarrebbe da un lato a riconoscergli un valore che non possiede, avallando un sistema che nulla ha a che fare con l’arte in strada, e dall’altro a sminuire, se non a sconfessare, il lavoro di approfondimento, di ricerca e di critica, sociale e politica, che portano avanti alcuni artisti e alcuni studiosi?

È assolutamente vero. I peggiori nemici della street art sono proprio coloro che si definiscono street artist mentre invece altro non sono che mannequin da passarella, anche brutte da vedere.

D’altronde si sa, la cultura mainstream della Controcultura accetta solo scarti e bucce. Difficilmente accoglie quei semi, cattivi, che possono far crescere le nuove e buone idee, quelle che la danneggerebbero. Insomma è il solito gioco della tigre e della gabbia o, se vuoi, dell’impossibilità di irreggimentare o istituzionalizzare idee davvero rivoluzionarie.

Ed è altrettanto vero, e drammatico, che poche voci, critiche, si alzino di fronte a queste povertà intellettuali che vengono spacciate per arte mentre invece son battute d’avanspettacolo degne del peggior Pippo Franco.

Dopodiché, se m’è permesso, rivolgerei all’artista Laika un consiglio spassionato. Piuttosto che investire su dei PR dovrebbe rivolgersi a un buon Direttore Creativo che le insegni a pensare, le consigli approcci di comunicazione meno banalizzanti, le insegni altri linguaggi e le mostri come trovar diverse, e nuove, esecuzioni. Magari qualcosa di più personale e meno simile a ciò che è già stato fatto e visto.

E poi, ovviamente, che le spieghi per bene la differenza che intercorre tra fare Satira e fare Avanspettacolo, quello appunto da Bagaglino, quello interpretato dai buffoni compiacenti che sfottevano il Re non per criticarlo ma per renderlo agli occhi della plebe più umano e simpatico. Che poi è esattamente ciò che viene fuori guardando, e leggendo, questa sua nuova Opera.

Detto fatto! La redazione di Pressenza riceve la comunicazione dell’ufficio stampa di Laika e la commenta per offrire un punto di vista alternativo al copia/incolla generalizzato.

Categorie: Cultura e Media, Europa, Interviste
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