Chomsky: non dobbiamo permettere ai padroni del capitale di definire il mondo post-covid

12.07.2020 - Z-net Italy

Chomsky: non dobbiamo permettere ai padroni del capitale di definire il mondo post-covid
(Foto di Allison C. Bailey / Shutterstock.com)

L’epidemia globale di COVID-19 induce molti a pensare che un nuovo ordine economico e politico sia inevitabilmente in corso. Ma è così? Negli Stati Uniti, la classe abbiente che ha prosperato sotto Donald Trump, non affonderà senza fare tutto il possibile per assicurare che le pressioni popolari per riforme radicali siano bloccate, dice l’intellettuale pubblico di fama mondiale Noam Chomsky. Chomsky ci ricorda anche che l’aperto razzismo si è intensificato sotto Trump e che la violenza della polizia è un sintomo del suprematismo bianco sottostante che piaga la società statunitense. Nel frattempo le politiche antiambientaliste di Trump e la sua demolizione dei trattati sul controllo delle armi stanno portando il mondo ancor più in prossimità di un olocausto ambientale e nucleare.

C.J. Polychroniou: E’ stato sostenuto da molti, da diverse provenienze, che il COVID-19 ha segnato una svolta. Condividi questa idea o stiamo parlando di una situazione temporanea con un ritorno all’approccio da ‘ordinaria amministrazione’ come scenario più probabile una volta che la crisi sanitaria sia finita?

NC: Non c’è modo di predirlo. Quelli che hanno la responsabilità principale delle molteplici crisi che ci mettono oggi in pericolo sono intensamente al lavoro, incessantemente, per assicurare che il sistema da loro creato, e del quale hanno grandemente beneficiato, duri e anche in forme più aspre, con una sorveglianza più intensa e altri mezzi di coercizione e controllo. Forze popolari si stanno mobilitando per contrastare questi sviluppi malefici. Cercano di smantellare le politiche distruttive che ci hanno condotto a questo momento pericoloso in modo unico della storia umana e di muoversi in direzione di un sistema mondiale che dia priorità ai diritti e bisogni umani, non alle prerogative del capitale concentrato.

Dovremmo prenderci qualche momento per chiarirci le poste in gioco nella dura lotta di classe che sta prendendo forma mentre è in corso di formazione il mondo post pandemia. La posta in gioco è immensa. E’ interamente radicata nella logica suicida del capitalismo non regolato e, a un livello più profondo, nella sua stessa natura, il tutto divenuto più evidente durante la peste neoliberista degli ultimi 40 anni. La crisi è stata esacerbata dalle malignità emerse mentre queste tendenze distruttive stavano seguivano il loro corso. Le più nefaste stanno comparendo nello stato più potente della storia umana, non un buon presagio per un mondo in crisi.

La posta in gioco è stata dettagliata dall’aggiornamento dell’Orologio del Giorno del Giudizio lo scorso gennaio. Ogni anno della presidenza Trump la lancetta dei minuti è stata spostata più prossima alla mezzanotte. Due anni fa ci è arrivata più vicina da quando l’Orologio è stato inizialmente creato dopo i bombardamenti atomici. Lo scorso gennaio gli analisti hanno abbandonato del tutto i minuti e sono passati ai secondi: 100 secondi alla mezzanotte. Hanno ripetuto le principali preoccupazioni: guerra nucleare, distruzione ambientale e deterioramento della democrazia, quest’ultimo perché la sola speranza di far fronte alle due crisi esistenziali è una democrazia vivace in cui una popolazione informata è direttamente coinvolta nel decidere il destino del mondo.

Da gennaio Trump ha acutizzato ciascuna di queste minacce alla sopravvivenza. Ha proseguito il suo progetto di smantellamento del regime del controllo delle armi che ha offerto una qualche protezione dal disastro nucleare. Sinora, quest’anno, ha chiuso il Trattato Cieli Aperti [Open Skies] proposto da Eisenhower e imposto condizioni frivole per bloccare la rinegoziazione di Riavvio [New Start], l’ultimo pilastro del sistema. Sta ora valutando di cancellare la moratoria sugli esperimenti nucleari, “un invito ad altri paesi dotati di armi nucleari a seguirne l’esempio”, ha detto Daryl Kimball, direttore esecutivo dell’Associazione per il Controllo delle Armi.

L’industria militare può controllare a fatica la sua euforia per la valanga di regali dal pubblico per sviluppare nuove armi per distruggerci tutti, incoraggiando avversari a fare altrettanto cosicché più avanti nuove assegnazioni affluiranno per cercare di contrastare le nuove minacce alla sopravvivenza. Un compito senza speranza, come sa virtualmente ogni specialista, ma ciò non è pertinente; quello che conta è che la prodigalità del pubblico finisca nelle tasche giuste.

Trump ha anche proseguito la sua campagna dedicata a distruggere l’ambiente che sostiene la vita umana. La sua proposta di bilancio per l’anno fiscale 2020, presentata mentre la pandemia stava infuriando, ha chiesto un ulteriore definanziamento dei Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie e di altre componenti del governo collegate alla sanità, compensato da un accresciuto sostegno alle industrie dei combustibili fossili che stanno distruggendo le prospettive di sopravvivenza. E, come al solito, più finanziamenti per l’esercito e per il muro [di confine] che è parte centrale della sua strategia elettorale. I leader industriali che Trump ha insediato per controllare la distruzione dell’ambiente stanno silenziosamente eliminando norme che in qualche modo limitano il danno e che proteggono la popolazione dall’avvelenamento dell’acqua e dell’aria che respira. Quest’ultimo rivela acutamente la malevolenza del fenomeno Trump. Nel mezzo di una pandemia respiratoria senza precedenti, i leccapiedi di Trump stanno tentando di aggravare l’inquinamento dell’aria, che rende il COVID-19 più mortale, mettendo a rischio decine di migliaia di statunitensi. Ma non importa granché. La maggior parte di loro non ha altra scelta che vivere in prossimità di impianti inquinanti, i poveri e neri e quelli che votano nel modo “sbagliato”.

Di nuovo, ci sono beneficiari: il suo principale elettorato di ricchezza privata e potere industriale.

Passando alla terza preoccupazione degli analisti dell’Orologio del Giorno del Giudizio, Trump ha accelerato il suo programma di smantellamento della democrazia statunitense. Il ramo esecutivo è stato virtualmente smantellato, convertito in un’accolta di vili sicofanti che non osano offendere il capo. Il suo passo più recente è consistito nel licenziare il procuratore dello Stato di New York che stava indagando la palude che Trump ha creato a Washington. Stava portando avanti l’indagine degli ispettori generali purgati da Trump quando stavano arrivando troppo vicino. Il prossimo passo previsto, abbiamo appena appreso, deve essere una purga del comando militare, per garantire un’obbedienza fedele all’aspirante dittatore da quattro soldi nel caso di una crisi internazionale o interna causata da lui.

Trump è imitato attentamente da Jair Bolsonaro; la farsa imita la tragedia. Ma in Brasile c’è ancora una fragile barriera alla criminalità dell’esecutivo: la Corte Suprema che ha bloccato le mosse di Bolsonaro per purgare le autorità che indagano la sua palude. Gli Stati Uniti restano ben indietro.

E’ decisamente un risultato aver considerevolmente aggravato in soli sei mesi  tutte e tre le minacce alla sopravvivenza che hanno spostato l’Orologio del Giorno del Giudizio verso la mezzanotte e, al tempo stesso, aver gestito uno spettacolare fallimento nel far fronte alla pandemia. Sotto la guida di Trump gli Stati Uniti, con il 4 per cento della popolazione mondiale, hanno sin qui registrato il 20 per cento dei casi [di COVID-19]. Secondo uno studio di una eminente rivista medica, quasi tutti sono attribuibili  al rifiuto di Trump e soci di rispettare il consiglio degli scienziati.

A fine marzo, gli Stati Uniti e la UE avevano circa lo stesso numero di casi di coronavirus. L’Europa ha adottato i risultati di studi scientifici statunitensi, e i casi sono fortemente diminuiti. Sotto Trump i casi sono aumentato fino a più di cinque volte il livello della UE. Ricercatori europei si stanno chiedendo se gli Stati Uniti si siano semplicemente arresi. L’Europa sta ora valutando un divieto a viaggiatori provenienti dallo stato paria che Trump e soci stanno costruendo.

L’idea che il governo degli Stati Uniti si sia arreso è sbagliata. Una conclusione più accurata è che i governanti semplicemente se ne fregano. La loro preoccupazione è conservare il potere e plasmare la società futura a loro immagine. Il destino della popolazione generale è compito di qualcun altro.

Il compito di forgiare il mondo futuro non è lasciato a decreti presidenziali. E’ ormai la sola occupazione del Senato, con una maggioranza Repubblicana che è forse persino più servile dell’esecutivo nei confronti del capo. Il Senato di Mitch McConnell ha virtualmente abbandonato qualsiasi finzione di essere un organo deliberativo o legislativo. Il suo compito consiste nel servire la ricchezza e il potere dell’industria affollando la magistratura, da capo a piedi, di giovani prodotti di ultradestra della Federalist Society che saranno in grado di proteggere per molti anni il programma reazionario di Trump-McConnell, qualsiasi cosa possa volere il pubblico.

Il più recente sforzo dei Repubblicani di punire la popolazione consiste nel chiedere alla Corte Suprema di cancellare la Legge sull’Assistenza Sanitaria Accessibile [“Obamacare”], come sempre non offrendo al suo posto null’altro che vuote promesse.

La malignità trumpiana sta semplicemente portando alla luce malignità molto più profonde dell’ordine socioeconomico che non possono essere ignorate se dobbiamo evitare la pandemia prossima e probabilmente peggiore, o far fronte alle minacce realmente esistenziali alla sopravvivenza che Trump sta lavorando intensamente per rendere molto più gravi.

Queste sono le domande che affrontiamo mentre ci chiediamo cosa possiamo fare per influenzare l’emersione dall’attuale crisi sanitaria.

Dallo scoppio di dimostrazioni nazionali a difesa delle vite dei neri e a sostegno del definanziamento della polizia, abbiamo assistito a grandi svolte negli atteggiamenti del pubblico circa il razzismo e la crescente sfida contro Trump di figure chiave della dirigenza e persino del suo stesso partito. Puoi analizzare il razzismo nell’era di Trump e ipotizzare se il paese sia pronto a una nuova era nelle relazioni razziali?

Alcune idee sul “razzismo nell’era Trump” sono offerte dai dati sulla violenza motivata razzialmente. Secondo la Anti-Defamation League nel 2016, prima dell’insediamento di Trump, questa maledizione rappresentava il 20 per cento delle morti legate al terrorismo negli USA. Nel 2018 il dato è salito al 98 per cento. E ha continuato da allora. Il direttore dell’FBI, Christopher Wray, ha riferito che estremisti motivati razzialmente ed etnicamente, sono stati l’origine principale di incidenti e violenze letali motivati ideologicamente dal 2018, e che il 2019 ha segnato l’anno più mortale della violenza suprematista bianca dall’attentato di Oklahoma City nel 1995, scrive Foreign Affairs.

Questo è uno dei volti razzismo nell’era di Trump, regolarmente fomentato dalla Casa Bianca. Le dimostrazioni attuali riflettono tendenze critiche nella direzione opposta. Le dimostrazioni sono senza precedenti: per dimensione, coinvolgimento, solidarietà e sostegno popolare che si estende ben oltre quanto ottenne Martin Luther King Jr. quando era ancora una figura popolare.

Queste dimostrazioni considerevoli testimoniano considerevoli cambiamenti della coscienza popolare. Trump, ovviamente, ha cercato intensamente di attizzare il suo blocco elettorale suprematista bianco twittando accuse feroci riguardo a come il paese sia sotto assedio da parte di radicali violenti che gestiscono il Partito Democratico. Ma queste tecniche familiari non sembrano funzionare come un tempo.

Sin qui gli obiettivi [di breve termine] dei dimostranti sembrano prevalentemente concentrati sulla polizia. Questa concentrazione sulle pratiche della polizia conduce direttamente a investigare caratteristiche molto più fondamentali della società statunitense. Ci sono ampie prove che la violenza della polizia negli Stati Uniti sia ben oltre società paragonabili, ma che non ha luogo in un vuoto sociale. Gli Stati Uniti sono una società molto più violenta.

La violenza, ovviamente, non è nei geni. Emerge da malattie sociali che sono riflesse in molti aspetti della società, non meno del suo bassissimo posizionamento tra i paesi dell’OCSE [Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico] quanto alle misure di giustizia sociale. E’ chiaro perché queste patologie abbiano un impatto radicalmente sproporzionato sulla comunità nera. La violenza poliziesca è un sintomo che non può essere curato ignorandone le radici.

La diffusione delle proteste, specialmente negli Stati Uniti delle piccole città, ha anche portato alla luce il fenomeno totalmente bizzarro del movimento delle milizie negli Stati Uniti. In quale misura l’ideologia politica del Partito Repubblicano sotto Trump è collegata all’estrema ideologia antigovernativa del movimento delle milizie?

A parte l’attacco al parlamento dello stato del Michigan da parte della Milizia armata della Libertà del Michigan (“molto brave persone” ci ha assicurato Donald Trump) il caso recente più drammatico è stato nel paese di Bethel, Ohio. Una dimostrazione pacifica di poche dozzine di persone a sostegno di Black Lives Matter è stata attaccata da 700 controdimostranti di bande di motociclisti, gruppi “back the blue” [appoggio ai ‘blu’, i poliziotti, con riferimento a una proposta di legge dello stesso nome per ridurre la responsabilità della polizia nel caso di violenze illegali – n.d.t.] e promotori del Secondo Emendamento, molti armati di mazze da baseball e bastoni. Il Secondo Emendamento [diritto di portare armi – n.d.t.] non ha nulla a che fare con la dimostrazione, ma è diventato uno slogan tra gruppi di destra, costantemente evocato da Trump, sempre in modo irrilevante, per infiammare i “duri” su cui conta.

Quanto all’ideologia politica, i Repubblicani moderni amano intonare lo slogan di Reagan che il governo è il problema, non la soluzione. Ma sempre ironicamente. Il loro idolo ha ampliato il governo federale (quasi triplicando contemporaneamente il debito nazionale). E’ vero che l’ideologia del Partito Repubblicano moderno è in parte antigovernativa. Per loro il governo ha un grave difetto; risponde in qualche misura al pubblico generale. Il difetto può essere rimediato trasferendo la legislazione a tirannie private che siano del tutto non chiamate a rispondere al pubblico. Ma a volte per il Repubblicani il governo è la soluzione. Un esempio è quando il potere dello stato è necessario per reprimere l’interferenza popolare con le dottrine della fede, il marchio del neoliberismo dalle sue origini nella Vienna tra le due guerre, come abbiamo discusso in precedenza. Il governo è anche la soluzione per i grandi sussidi pubblici al settore industriale e, più visibilmente, quando l’onda della criminalità industriale scatenata dai principi neoliberisti schiaccia l’economia, come è successo regolarmente da Reagan in poi. I padroni allora corrono con il cappello in mano allo stato badante per essere salvati. Questo sta succedendo di nuovo oggi, anche se questa volta l’avidità industriale imposta dalla dottrina neoliberista è solo parzialmente responsabile; quando la pandemia ha colpito le imprese che avevano arricchito azionisti e dirigenti abbienti con riacquisti di azioni hanno chiesto e ottenuto prodigalità pubblica come di consueto.

In aggiunta a ciò, ha senso non lasciare mai andare sprecata un’occasione. Grazie ad amici in posizioni elevate “Quasi l’82 per cento dei benefici dalla modifica della legge fiscale [nello stimolo per il coronavirus] andrà a persone che guadagnano un milione o più di dollari nel 2020”.

Il principio neoliberista guida è semplicemente una versione più acuta della visione tradizionale che la funzione appropriata del governo consiste nel “proteggere la minoranza degli opulenti dalla maggioranza”, come insegnò James Madison nell’Assemblea Costituzionale. Il principale interesse del governo è il benessere “degli uomini della qualità migliore”, come si autodefinivano un secolo prima durante la prima rivoluzione democratica moderna nel diciassettesimo secolo in Inghilterra. La “marmaglia” in qualche modo si arrangerà.

Come? Nel mondo neoliberista la soluzione per loro [la “marmaglia”] consiste nel finire nel precariato, privati di sistemi di sostegno [“non esiste nessuna società”], di programmi sanitari, di assistenza all’infanzia, di ferie, pensioni sicure, in realtà di ogni modo per sottrarsi alle devastazioni del mercato, qualsiasi cosa produca.

Le pensioni illustrano bene la logica neoliberista. Il primo passo è consistito nel dissolverle in fondi previdenziali privati [401(k)]. Ciò potrebbe condurre a rendimenti più elevati per i fortunati, e al disastro per quelli che non lo sono, ma in un modo o nell’altro il ritiro della previdenza allontana la mente delle persone da “illusioni pericolose” come solidarietà e mutuo sostegno spingendola all’isolamento in un mercato incerto. Il passo successivo è stato appena compiuto da Eugene Scalia, scelto a segretario del lavoro in base alle sue credenziali di avvocato dell’industria fortemente contrario ai diritti dei lavoratori. Sotto la copertura della pandemia ha silenziosamente aperto il mercato dei 401(k) alle distruttive società d’investimento in aziende non quotate [private equity], offrendo loro una grande fonte di profitti e di commissioni di gestione gonfiate.

Procedendo oltre, dopo aver licenziato il procuratore statunitense del Distretto Sud di New York, che aveva passato il segno esplorando la sua palude a Washington, Trump ha nominato come suo sostituto Jay Clayton, un avvocato delle società d’investimento in aziende non quotate che è da molto tempo un promotore della modifica della legge federale “per consentire ai gestori di patrimoni di canalizzare altro denaro dai pensionati a quelle società ad altro rischio e a elevate commissioni”, scrive David Sirota in un’altra delle sue inestimabili denunce dei crimini stato-imprese. La Commissione Titoli e Scambi (SEC), che controlla queste organizzazioni equivoche, ha diffuso un altro aspro rapporto sul loro malaffare, che Sirota interpreta, plausibilmente, come un “disperato grido d’aiuto” per prevenire l’assalto in corso alla diligenza. Ma per dirottare tale minaccia, Sirota indica ulteriormente, la Corte Suprema ha silenziosamente “limitato il potere della SEC di punire le società d’investimento in aziende non quotate”.

Il cerchio si stringe. Tenetevi forte, mentre i padroni forgiano la nuova era, passo dopo passo, se li lasciamo fare.

Dallo scoppio del coronavirus Joe Biden sembra essersi reso conto che molti dei problemi che gli Stati Uniti hanno di fronte sono strutturali, non ciclici. In effetti Biden pare essersi spostato ulteriormente a sinistra da quando Bernie Sanders ha sospeso la sua campagna presidenziale in aprile. Questo suscita l’interessante domanda se lo stesso Biden sia cambiato o se la politica e la cultura dello stesso Partito Democratico sia cambiata. Puoi commentare il programma politico di Biden e il possibile cambiamento di volto del Partito Democratico?

Non so di che cosa Biden si renda conto. Tuttavia possiamo leggere il suo programma che è stato premuto bene a sinistra. Non dal Comitato Democratico Nazionale o dalla classe dei donatori. Piuttosto dall’impegno diretto di Sanders e dei suoi associati e, cosa della massima importanza, dall’attivismo costante dei gruppi che la campagna di Sanders ha unito e ispirato. Che il volto continui a cambiare dipende dal fatto che queste forze continuino a mobilitarsi e ad agire.

E’ bene ricordare la tradizionale prospettiva della sinistra circa gli sfarzosi spettacoli quadriennali, compreso l’attuale.

C’è una dottrina ufficiale che la politica si riduce a votare in un’elezione e poi tornarsene  casa per lasciare le questioni ad altri. Questo è un modo magnifico di sopprimere la popolazione e mantenere il controllo autoritario. La terminologia che è usata per attuare questa tecnica di controllo è “vota per X” e avrai adempiuto alla tua responsabilità di cittadino.

La dottrina del sistema è disponibile sia a quelli che sono a favore della politica del governo sia a quelli che si oppongono a essa. Nella seconda forma è stata recentemente chiamata “voto per il male minore”, con l’acronimo LEV [lesser evil voting].

La dottrina tradizionale della sinistra è molto diversa. Afferma che la politica consiste in un attivismo costante per opporsi all’oppressione, non solo del governo, ma di un potere privato anche più duro, e nello  sviluppare movimenti popolari per promuovere la giustizia e il controllo popolare delle istituzioni. Ogni tot anni ricorre un evento chiamato “elezioni”. Uno si prende qualche minuto per vedere se c’è una differenza significativa tra i candidati e, se c’è, si prende altri pochi minuti per votare contro quello peggiore e poi tornare al lavoro. Per illustrare la scelta si consideri il riscaldamento globale, chiaramente una questione cruciale (per alcuni, come me, la più cruciale della storia umana, assieme alla guerra nucleare). Democratici e Repubblicani differiscono fortemente sul tema. Il più recente studio del Centro Ricerche Pew rileva che

gli statunitensi continuano a essere profondamente divisi politicamente riguardo a quanto l’attività umana contribuisca al cambiamento climatico. Circa sette Democratici su dieci (il 72 per cento) affermano che l’attività umana contribuisce molto al cambiamento climatico, rispetto a circa due Repubblicani su dieci (il 22 per cento), una differenza di 50 punti percentuali. La differenza è ancora più vasta tra quelli agli estremi dello spettro ideologico. Una vasta maggioranza dei Democratici liberali (l’85 per cento) afferma che l’attività umana contribuisce molto al cambiamento climatico. Solo il 14 per cento dei Repubblicani conservatori dice lo stesso.

Il prossimo novembre la differenza tra i candidati sarà un abisso.

Questa intervista è stata leggermente revisionata a fini di chiarezza e lunghezza.

C.J.Polychroniou è un economista politico/politologo che ha insegnato e lavorato in università e centri di ricerca in Europa e negli Stati Uniti. I suoi principali interessi di ricerca sono l’integrazione economica europea, la globalizzazione, l’economia politica degli Stati Uniti e la decostruzione del progetto politico-economico del neoliberismo. E’ un collaboratore regolare di Truthout e anche membro del Public Intellectual Project di Truthout. Ha pubblicato numerosi libri e i suoi articoli sono apparsi in una varietà di riviste, periodici, giornali e siti giornalisti popolari in rete. Molte delle sue pubblicazioni sono state tradotte in numerose lingue straniere, tra cui croato, francese, greco, italiano, portoghese, spagnolo e turco. E’ autore di Optimism Over Despair: Noam Chomsky on Capitalism, Empire and Social Change, un’antologia di interviste a Chomsky in origine pubblicate presso Truthout e raccolte da Haymarket Books.

da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/we-must-not-let-masters-of-capital-define-the-post-covid-world/

Originale:  Truthout

Traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2020 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3

Categorie: Internazionale, Interviste, Questioni internazionali
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