Sentimenti in discussione

17.06.2020 - Città di Buenos Aires, Argentina - Mariano Quiroga

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo, Francese

Sentimenti in discussione
Mobilitazione contro il razzismo a Barcellona, 7 giugno 2020 (Immagine di Pedro Mata / Fotomovimiento)

“Adesso non possiamo tentare di censurare il nostro passato”, il primo ministro britannico Boris Johnson ha avvertito le autorità dei 130 distretti che avevano deciso di controllare e rimuovere i monumenti a persone correlate alla schiavitù.

A Bristol, i manifestanti hanno gettato in acqua il monumento a Edward Colston, commerciante di schiavi e deputato nel 17° secolo. Il Regno Unito, tuttavia, non è stato l’unico a veder rimosse le statue, perché anche negli Stati Uniti quasi nessun Cristoforo Colombo si è salvato. Gli attacchi si sono verificati anche in Belgio, piccolo paese europeo che dominò vastissimi territori in Africa, nei confronti di coloro che arricchirono quel paese e lo resero florido attraverso la tratta degli esseri umani.

Ma attenzione, perché Nancy Pelosi, presidente della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, con i suoi riflessi sempre pronti intende trasformare queste azioni in un atto di campagna elettorale a vantaggio del Partito Democratico. Proprio lei ha avanzato la richiesta di impeachment contro Donald Trump, non riuscendo comunque a ottenere i voti necessari per rimuovere il magnate degli hotel dalla presidenza. Pelosi ha proposto la rimozione dal Campidoglio delle statue di 11 confederati che difesero la schiavitù.

La statua del fondatore dei Boy Scout, Robert Baden-Powell, è stata difesa e protetta da possibili attacchi, da alcune decine di uomini bianchi con l’intenzione di evitare che fosse rimossa, poiché è un personaggio considerato razzista, omofobo e legato al partito nazista.

Si stima che sotto il dominio di Leopoldo II, la corona belga abbia massacrato tra i 10 e i 15 milioni di persone in Congo, rendendo così difficile che qualcuno difenda i suoi monumenti. Gli oltre diecimila manifestanti riuniti a Bruxelles questa settimana hanno dipinto, sulla statua del monarca, una grande scritta che recitava “perdono”.

L’assassinio per soffocamento di George Floyd ha provocato lo smantellamento della polizia da parte del governo di Minneapolis, e un’ondata di indagini riguardo i crimini d’odio si è innescata in tutto il paese. La marea di vittime con discendenza africana crivellate, soffocate, folgorate o picchiate a morte dal personale in uniforme è finita sulla prima pagina dei principali giornali e telegiornali del paese. O meglio, solo metà di loro, mentre l’altra metà cerca di creare una connessione tra tutte le manifestazioni di protesta sociale con il presunto finanziamento di queste organizzazioni da parte dell’ultra speculatore globale George Soros.

L’edificazione di un mondo sta andando in frantumi, è una testimonianza indiscutibile. La sfiducia nelle istituzioni è totale in tutto il pianeta. Le democrazie hanno cessato di esserlo, le comunità hanno smesso di reprimere e l’individualismo si è trasformato in un grido di libertà, non importa per cosa o contro chi. Strappati tutti i tessuti di contenimento, alcuni dei mostri degli ultimi decenni cercano ora di capitalizzare quest’incertezza.

Perché non solo si demoliscono i precetti globali dell’infamia, ma si stanno seppellendo anche i valori dell’universalità delle Nazioni Unite, della solidarietà internazionale, della reciproca cooperazione. Quando il mondo è in agitazione, invece di estendersi verso accordi più profondi e duraturi, si contrae a difesa di interessi sempre più parziali, specifici, disconnessi.

Nessuno di questi fenomeni si è ancora verificato in maniera completa e non accadrà certo in questo modo. Ma sono tendenze di lotta, che tornano a mettere in discussione i sentimenti. È per questo che un governo dittatoriale come quello di Jeannine Añez in Bolivia attenta contro tutti i valori della plurinazionalità e cerca di ricolonizzare il paese con precetti biblici, disconoscendo le culture degli antenati. È per questo che Jair Bolsonaro si definisce “Il Messia” e consente la “caccia agli indigeni” e sostiene l’abbandono del pensiero scientifico. È anche così che la rilettura storica consente ai sostenitori di Hitler o Franco di imporre i loro programmi politici in Germania o in Spagna.

Dobbiamo stare all’erta perché la decapitazione del “normale” mondo pre-pandemia non garantisce una progressione umanista. Si mettono in discussione i simboli, la ragione, i sentimenti e si mette in discussione il futuro. Non esistono buoni e cattivi, è la base della storia, ma non precipitiamo nel territorio in cui tutto diventa relativo, perché l’orientamento dei pensieri e delle azioni è evolutivo o non evolutivo: in questo dilemma non c’è margine di errore.

Traduzione dallo spagnolo di Emanuele Di Donato

Categorie: Cultura e Media, Internazionale, Politica
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