Revocare la zona SAR libica: lettera aperta all’IMO di ONG, europarlamentari, privati cittadini

30.06.2020 - Osservatorio Solidarietà

Revocare la zona SAR libica: lettera aperta all’IMO di ONG, europarlamentari, privati cittadini
Soccorso in mare Open Arms (Foto di Open Arms)

Via il riconoscimento formale della zona SAR libica: è il contenuto della lettera aperta inviata il 30 giugno all’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) da parte di StateWatch e Osservatorio solidarietà – Carta di Milano e sostenuta da 300 firme tra associazioni internazionali e singoli. Tra loro 14 europarlamentari di 9 Stati europei e 3 gruppi del Parlamento Europeo (GUE/NGL, S&D e Verdi/EFA). 

Tutte le firme e il testo qui per la versione in italiano e qui per la versione in inglese. 

Già lo scorso 31 marzo all’Agenzia delle Nazioni Unite era stato recapitato un esposto sulle irregolarità e sugli effetti devastanti della dichiarazione libica, avvenuta nel dicembre del 2017, della propria zona SAR.

A peggiorare la situazione, il 28 maggio si è aggiunta la firma da parte di Libia e Malta di un Memorandum of Understanding (MoU) per fornire una base legale bilaterale a delle pratiche che violano i diritti umani.

Cinque i punti sui quali si basa la lettera/appello:

  • la Libia non può essere considerato un porto sicuro, requisito del diritto internazionale, in cui far sbarcare le persone;
  • la Guardia Costiera libica e il Centro di coordinamento per il salvataggio marittimo libico non dispongono dei requisiti necessari– in termini sia materiali sia etici – né delle capacità necessarie per condurre le operazioni di propria iniziativa, facendo spesso affidamento sulle risorse tecniche dell’UE e/o dei suoi Stati membri, in particolare Malta e Italia, per coordinare le operazioni;
  • alla Guardia Costiera libica risultano essereoperative anche persone legate con i trafficanti di esseri umani e le sue missioni spesso comportano maltrattamenti nei confronti di coloro che sono “salvati”;
  • la procedura dichiarativa dell’IMO, che consente agli Stati di rivendicare una zona SAR a meno che altri stati parti non si oppongano, è stata utilizzata per minare principi fondamentali come il diritto alla vita e il dovere di assistere nei soccorsi in mare, con gli Stati membri dell’UE che rinunciano ai loro doveri in perseguimento degli obiettivi della politica di immigrazione;
  • l’esistenza di una zona SAR libica viene utilizzata per criminalizzare le ONG al fine di impedire loro di intraprendere salvataggi nelle acque libiche e di portare le persone in autentici porti di sicurezza nell’UE.

“Queste pratiche – si legge nella lettera aperta – sono violazioni dei diritti umani, se non crimini di stato, che minano il diritto del mare come meccanismo di assicurazione universale per chi si trova in mare e per tutti i marinai, oltre a permettere dei respingimenti verso la Libia che il diritto internazionale considera illegali”.

La missiva prosegue puntando l’indice sulle politiche migratorie europee che “vengono usate per minare gli strumenti e le convenzioni del diritto internazionale, per perseguire gli obiettivi strategici di queste politiche: nessuno deve entrare irregolarmente nella UE”.

Contatti

Yasha Maccanico, Statewatch, yasha@statewatch.org

Lorella Beretta, Osservatorio Solidarietà della Carta di Milano, cartamilanosolidarieta@gmail.com

 

 

 

Categorie: Africa, Comunicati Stampa, Diritti Umani, Europa
Tags: , , , , ,

Newsletter

Inserisci la tua email qui sotto per ricevere la newsletter giornaliera.

Cerca

Il canale Instagram di Pressenza

 

Solidarietà ai tempi del Coronavirus

Documentario: L'inizio della fine delle armi nucleari

Documentario: RBUI, il nostro diritto di vivere

Mobilitiamoci per Assange!

App Pressenza

App Pressenza

Canale di youtube

International Campaign to Abolish Nuclear Weapons

International Campaign to Abolish Nuclear Weapons

Archivi

Except where otherwise note, content on this site is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International license.