Difesa popolare nonviolenta e misure anti Covid-19

18.06.2020 - Francesco Lo Cascio - Redazione Italia

Difesa popolare nonviolenta e misure anti Covid-19
(Foto di Nigrizia)

Il periodo iniziale della pandemia da Covid19 in Italia mi ha colpito per l’affermarsi dal basso di nuove figure di riferimento, di nuovi “eroi” del quotidiano legati prevalentemente a figure della società civile: medici, infermieri, operatori della sanificazione degli ambienti e degli spazi, impiegati del settore alimentare, ma anche al mondo della scuola che, da principio – privo di indicazioni ufficiali – ha provveduto autonomamente a non abbandonare gli studenti, e financo agli amministratori dei comuni grandi e piccoli. Questo nuovo panorama sociale mi richiama alla mente quello che, da nonviolenti abbiamo a suo tempo definito come Difesa Popolare Nonviolenta1.

É interessante notare l’evoluzione della narrazione ufficiale delle vicende avvenuta nei mesi del “lockdown” legata alla pandemia, dapprima affermatasi, appunto, come racconto degli interventi di “soccorso” declinato secondo modelli di eroismo civile2. I medici i sanitari e quanti garantivano la prosecuzione dei servizi logistici, dell’igiene, della distribuzione alimentare e dei farmaci da un lato; figure professionali e di volontariato civile e religioso, che si impegnavano al servizio di quanti rischiavano la propria vita per il diffondersi del virus dall’altro.

Icona preponderante dei giorni della reclusione è stato un arcobaleno disegnato dai bambini accompagnato dallo slogan #AndràTuttoBene3, campeggiava su lenzuola e cartelloni che, esposti da finestre e balconi, erano un augurio, un incoraggiamento che annunciava una possibile via d’uscita dalla crisi sanitaria, grazie alla resilienza che le comunità, le famiglie e i singoli avrebbero dimostrato.

Questa gestione e questa visione, per così dire inedite, dell’emergenza, hanno incrinato non poco il modello e il mito militare a cui spesso si fa riferimento. Tuttavia esse hanno goduto di breve vita dacché le forze dell’ordine hanno subito cercato di uscire dall’ombra (le armi servono a nulla contro un virus!) iniziando ad affermare il proprio ruolo, reinventandoselo in qualche maniera. I carabinieri, per esempio, sono apparsi nelle comunicazioni dei media e dei social network con un volto “più dolce”, quello femminile delle donne dell’arma che assistono e portano a casa aiuti alimentari alle persone bisognose o inabili, cercando sempre più di monopolizzare e centralizzare questa attività assistenziale; infine, DPCM dopo DPCM4, di stringere l’intero Paese nell’asfissiante cappa di controllo di un’esorbitante macchina repressiva, volta al monitoraggio capillare dei movimenti individuali. Dalla lugubre scena delle 70 bare trasportate fuori Bergamo su mezzi militari all’esoso controllo aereo degli elicotteri che incombevano sulle festività pasquali di tutta Italia, vi è stato un crescendo di quella che potremmo definire la riappropriazione di un ruolo mancato. Culmine raggiunto dalla reazione aeronautica, della più vecchia retorica militarista, quella delle frecce tricolori del 2 giugno apparse nei cieli di tutta Italia, che lasciavano intravedere all’orizzonte le successive manifestazioni negazioniste del centrodestra.

L’esercito e le forze dell’ordine tutte in generale, nelle prime fasi, hanno mostrato quindi tutta l’inconsistenza del proprio ruolo di fronte ad un evento inaspettato in cui la mostra delle armi appare completamente inutile. E in questa corsa all’accaparramento dei ruoli è accaduto che, paradossalmente, una struttura che pure esiste – predisposta ai compiti di protezione nucleare batteriologica e chimica, il centro addestrativo di Nubich, nel comune di Rieti, pubblicizzata in passato anche dalla RAI – sia apparsa completamente inutile. Il centro svolge prevalentemente un ruolo addestrativo, anche dei paesi NATO e dei paesi stranieri, formando le forze armate nell’ipotesi di attacchi biologici o chimici in aree metropolitane o ferroviarie. Per questa formazione sono stati predisposti un vero e proprio villaggio e una stazione ferroviaria ipoteticamente volti alle esercitazioni di scopo. Ad oggi, però, questa struttura viene impiegata per addestramenti interforze ed anche per la formazione del personale dei Vigili del Fuoco, della Croce Rossa Italiana e della Protezione Civile.

A questo punto sorgono spontanei due quesiti:

Qual è stato il coinvolgimento delle forze armate nel momento iniziale e di apice della pandemia?

Sono giustificate le risorse fin qui destinate agli inutili giochi di guerra? La pandemia da Covid 19 ha inoltre messo in luce la carenza di intervento e proposte in materia di DIFESA CIVILE.

L’attuale Difesa Civile prevede già una precisa catena di comando qui descritta nello schema allegato.

Questa struttura è fortemente militarizzata e verticistica e quanto mai distante da quanto teorizzato nelle proprie elaborazioni dai nonviolenti5. Bisogna considerare come già esista una duplicazione di strutture tra Protezione Civile e Difesa Civile, alla quale alcuni vorrebbero aggiungere il finanziamento un’ulteriore Difesa Civile nonviolenta, che sembra non toccare gli assetti delle preesistenti strutture.

Analogamente a quanto elaborato per le principali calamità di Protezione Civile, legate ai fenomeni di gestione del territorio e di dissesto idrogeologico, in campo sanitario il ruolo di una difesa civile nonviolenta parte dai compiti di prevenzione, educazione e assistenza a quanti sono colpiti dall’evento calamitoso. I campi d’intervento della prevenzione sono, vaccinazioni, screening di massa, educazione a nuovi stili di vita, gestione dei cicli dell’acqua e dei rifiuti, abbattimento degli inquinanti atmosferici, urbanistica, sorveglianza della catena alimentare, organizzazione dei servizi sanitari.

In campo sanitario la prevenzione si distingue in:

  • prevenzione primaria, con interventi a carattere sociale (medicina del lavoro, norme igieniche);

  • prevenzione secondaria,con interventi di diagnosi precoce;

  • prevenzione terziaria, con il controllo dei rischi di complicanze;

  • prevenzione quaternaria, col controllo dei rischi di ipermedicalizzazione.

La prevenzione in campo sanitario non può prescindere dalla ridiscussione della distribuzione delle strutture sanitarie, dal numero dei posti letto falcidiati dalle politiche recenti e dalla logica della pianificazione dei LEA (livelli essenziali di assistenza). Il punto di crisi del sistema sanitario è stato l’inadeguata distribuzione delle terapie intensive e dei ventilatori polmonari, necessari per i malati con patologia più acuta.

Questo ci interroga sui criteri di investimento dello Stato, iniquamente sbilanciato verso spese militari piuttosto che verso le spese sociali e sanitarie. Ciò è stato causato anche da uno svuotamento della riforma sanitaria e da una perdita di controllo da parte della società civile delle scelte sanitarie delle amministrazioni periferiche. Il decentramento di tali scelte e il loro controllo dovrebbe essere invece il perno di una politica partecipativa nonviolenta, come elaborato ai tempi dalla riflessione degli allora obiettori di coscienza in servizio civile in campo sanitario ed ospedaliero.

Mentre le attese dei mass-media si concentrano sull’attesa salvifica di un vaccino, probabilmente, per i nonviolenti sarebbe più interessante l’incentivazione dei cittadini alla partecipazione, e anche quella dei malati, attraverso il coordinamento del loro associazionismo.

In proposito ricordo come risalga a Danilo Dolci la battaglia per una pianificazione territoriale che prevedesse scelte di controllo popolare in favore dell’istituzione di un ospedale nelle aree del terremoto del Belice, l’ospedale di Partinico, oggi uno dei primi “ospedali Covid” della Sicilia occidentale. Questa fu una scelta illuminata di una nonviolenza non libresca, che parte dalla lettura del territorio e dal dialogo con cittadini, utenti ed operatori, per arrivare a scelte condivise e di sviluppo. La crisi della pandemia ci ha indicato altri temi legati alla prevenzione, quali l’adozione di nuovi stili di vita che comportano il cambiamento degli stili alimentari – in particolare la riduzione del consumo di carne, contro la logica dei mega allevamenti, responsabili di deforestazione e inquinamento – e l’intervento sulle scelte relative agli stili abitativi e alle modalità del trasporto.

Per quanto attiene la tempestività del soccorso, la crisi causata dal Covid, pare abbia messo in discussione le bipartisan politiche sovraniste ostili nei confronti delle ONG, le quali hanno affermato anche via terra il loro imprescindibile ruolo di soccorso, evidenziando come ciò sia possibile unicamente grazie al concorso di tanti che supportino l’opera dei team più professionalizzati. E, accanto alle ONG, va ricordato il prezioso concorso alla solidarietà internazionale da parte di tanti medici venuti in soccorso dall’estero, spesso da paesi solitamente percepiti come non solidali, se non addirittura ostili.

A tal punto, il rilancio dell’obiezione fiscale, campagna avviata in Italia dall’iniziativa di Rocco Campanella, potrebbe essere una concreta misura che potremmo proporre come apporto della nonviolenza alla lettura di questi giorni, offrendo un’opportunità d’azione a quanti volessero dare il proprio contributo personale e collettivo. Probabilmente sarebbe meglio parlare di opzione fiscale, ovvero la richiesta dal basso, di non voler sostenere le ingenti spese militari, chiedendo di poter destinare l’equivalente importo delle proprie tasse alle ONG (ed istituzioni sanitarie) impegnate contro il Covid19, chiedendo di poter detrarre l’equivalente somma dalle proprie tasse annuali.

Tuttora alcune centinaia di contribuenti proseguono la pratica dell’obiezione fiscale, probabilmente lo scandalo di questi giorni ci aiuterebbe a coinvolgere nell’azione un maggior numero di persone, limitando al contempo petizioni o appelli autoreferenziali. Non si tratterebbe della semplice rievocazione di una passata campagna, ma della rielaborazione di un nuovo percorso con aggiornati metodi ed obiettivi.

Francesco Lo Cascio

1 La Difesa Popolare Nonviolenta in Italia è stata divulgata dapprima con una serie di pubblicazioni e convegni che ne hanno reso note le elaborazioni teoriche prodotte all’estero, successivamente i contributi autonomi locali ne hanno incrementato la diffusione. Negli ultimi anni la prospettiva si è focalizzata sui corpi civili di pace – avendo messo a frutto le iniziali esperienze condotte, dagli attivisti nonviolenti, durante e dopo le guerre nelle ex repubbliche jugoslave

2“Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto insignire dell’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica un primo gruppo di cittadini, di diversi ruoli, professioni e provenienza geografica, che si sono particolarmente distinti nel servizio alla comunità durante l’emergenza del Coronavirus. I riconoscimenti, attribuiti ai singoli, vogliono simbolicamente rappresentare l’impegno corale di tanti nostri concittadini nel nome della solidarietà e dei valori costituzionali”. Così in un comunicato del Quirinale. https://www.ansa.it/sito/notizie/flash/2020/06/03/-coronavirus-mattarella-nomina-cavalieri-al-merito-_05dcb0ef-85ef-4077-96ba-9e6e0642f91a.html

3 Hastag lanciato dalla prima zona rossa, dall’ins. Barbara Grisanti di Castiglione d’Adda, agli inizi del mese di Marzo: https://www.icssomaglia.edu.it/tutto-andra-bene-proposta-di-solidarieta/

Categorie: Europa, Nonviolenza, Opinioni
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