Reddito di base: un investimento per l’autodeterminazione

04.05.2020 - Helodie Fazzalari

Reddito di base: un investimento per l’autodeterminazione
(Foto di BIN Italia)

Intervista a Sandro Gobetti ricercatore sociale, Presidente e socio fondatore del BIN (Basic Income Network) Italia.

Quanto ed in che termini si parla di Reddito di Base nel mondo?

Quando parliamo di reddito di base universale ed incondizionato, così come definito dalla rete mondiale BIEN (Basic Income Earth Network), parliamo di una misura che prevede un’erogazione monetaria atta a garantire la dignità della persona, incondizionata a qualsiasi tipo di obbligo o condizione patrimoniale. La proposta del Basic Income e delle reti mondiali che operano intorno a questa misura, è quella di un diritto umano ed economico, nella prospettiva che tutti gli esseri umani possano avere una base reddituale garantita. E’ un dibattito che nasce negli anni 80 del secolo scorso grazie alla rete europea del reddito di base. Oggi ci troviamo non più dentro la sfera del solo dibattito, ma vi sono numerosissimi paesi nel mondo che stanno sperimentando questa misura. Ad esempio in una provincia della Corea del Sud è in atto una sperimentazione su 140 mila persone, in particolare giovani che hanno compiuto 24 anni. La misura in questione prevede un reddito di base in moneta locale garantito in maniera universale ed incondizionata. Un’altra sperimentazione molto importante è quella che si sta svolgendo ormai da circa un anno in Kenia, che coinvolge circa un migliaio di villaggi rurali ed è prevista per una durata di 12 anni. Alla base di questa sperimentazione c’è uno studio ed un’organizzazione americana, la GiveDirectly che ha avviato un co-founding grazie al quale sono stati raccolti circa 30 milioni di dollari per testare la misura nel paese. In Namibia, si è svolta tra il 2008 e il 2009 una delle più importanti sperimentazioni. O ancora possiamo parlare della sperimentazione che si è svolta in India, che ha coinvolto circa 5 mila persone di diversi villaggi rurali, ed è stata possibile grazie ad uno dei più grandi sindacati delle donne al mondo: SEWA (Self-Employed Women’s Association). Tra le sperimentazioni a nord del mondo una delle più interessanti è quella in Ontario, in Canada, che ha visto coinvolte 4.000 persone. La durata prevista era di 2 anni, ma la sperimentazione è terminata in anticipo causa il cambio del governo locale. Quest’interruzione anticipata ha portato ad un’enorme partecipazione della popolazione, la quale chiedeva non solo che la misura venisse portata avanti come stabilito, ma che il reddito di base universale e incondizionato fosse concesso anche a tutte le altre provincie canadesi. Diversi imprenditori canadesi hanno chiesto che il reddito di base fosse trasformato da misura sperimentale a misura strutturale e permanente. Una delle misure più interessanti del nord America, già introdotta negli anni 80, è il reddito di base che riguarda l’Alaska. Qui una volta all’anno vengono erogati una parte dei profitti di un fondo dedicato ad hoc (Permanent Fund Dividend), che viene garantito grazie ad una parte dei guadagni dell’estrazione petrolifera. Questo reddito viene erogato ad ogni cittadino dell’Alaska a prescindere dall’età, dal lavoro e da ogni altra condizione, e si aggira intorno ai 2000-2500 euro. Le sperimentazioni in corso sono davvero tantissime: ce n’è stata una in Finlandia che ha visto coinvolte 2000 persone, è iniziata 2 anni fa e proprio in questo periodo si sta concludendo il rapporto di studio effettuato; ce n’è una in Olanda, c’è poi un forte dibattito in Scozia promosso dal Governo per l’introduzione di un reddito di base; potremmo continuare parlando di una serie di interessanti iniziative che si stanno svolgendo in Brasile ed in altri paesi nel mondo.

Che differenza c’è tra il reddito di base e il reddito minimo garantito?

Il reddito minimo garantito non è un diritto erogato a tutti gli esseri umani, come invece è nell’intenzione del Basic Income. Si tratta di una misura molto presente nel paesi europei, che prevede che tutti coloro i quali sono al di sotto di una certa soglia di reddito, abbiano il diritto economico ad avere un sussidio. Prima che il reddito minimo garantito possa essere concesso, è necessaria la certificazione dello stato di necessità. Un’altra misura ancora, è il sussidio di disoccupazione che viene erogato a coloro i quali avevano un’attività lavorativa, hanno perso il lavoro e di conseguenza possono accedere al sussidio. Il reddito minimo garantito va oltre, tant’è che possono beneficiarne anche coloro i quali hanno perso il sussidio di disoccupazione perché hanno finito il tempo massimo, non hanno trovato un nuovo lavoro ed entrano nel Minimum Income. La seconda differenza tra il reddito di base universale ed incondizionato ed il reddito minimo, è che quest’ultimo è condizionato all’accettazione di un lavoro. Difatti i beneficiari del reddito minimo garantito hanno l’obbligo di cercare un lavoro, altrimenti ne perdono il diritto.

Quali sono le differenze tra il reddito di base e il reddito di quarantena?

Al momento in Italia il reddito di quarantena è una campagna sociale che non ha un’articolazione con dei criteri specifici. Il reddito di quarantena nasce come risposta e come denuncia in un momento di crisi sanitaria e sociale dove milioni di persone non hanno più un’entrata economica. Sia il reddito garantito che il reddito di base tendono invece ad essere strutturali, basti pensare che il reddito minimo, per l’Europa è uno dei pilastri del welfare state europeo.

In Italia è presente la misura del reddito di cittadinanza che un pò somiglia ai modelli europei, mentre il reddito di quarantena si inserisce più all’interno di una denuncia di tipo sociale. Certamente all’interno di questa campagna ci sono molti che propongono diverse misure: c’è chi propone il reddito universale, chi propone il reddito minimo, il redito indiretto e così via.

Si arriverà mai ad una sperimentazione del reddito di base in Italia? Cosa propone il BIN?

Per un’applicazione concreta del reddito di base bisogna pensare ad un dibattito più ampio, che intervenga sulle scelte economiche e consideri anche le volontà politiche dei governi e non solo. Da un anno in Italia c’è il reddito di cittadinanza, ed anche se i beneficiari sono ormai circa 1 milione e mezzo di persone, è comunque una misura molto limitata. Per ricevere il reddito di cittadinanza è necessario che il richiedente assolva ad una serie di compiti, come quello di accettare un lavoro. Inoltre, non ha un’estensione molto ampia tant’è vero che le persone che potrebbero averne diritto sono molte di più di quelle che attualmente lo ricevono. Io non so come e se in Italia si sperimenterà un reddito di base universale e incondizionato in quanto il dibattito politico attuale non va esattamente in questa direzione. Noi come Basic Income Network Italia, abbiamo fatto una terza proposta che è quella di estendere il reddito di cittadinanza ampliandone i criteri di accesso. Oggi per accedere al reddito di cittadinanza un individuo non deve superare la soglia dei 9.600 euro annui, noi chiediamo che questa soglia venga alzata almeno intorno ai 15/16 mila euro. Inoltre il reddito di cittadinanza ad oggi viene erogato per l’intero nucleo familiare, mentre noi chiediamo che come per il reddito di base, diventi una misura di tipo individuale. Infine chiediamo che vengano eliminate tutte le condizionalità per l’accesso al reddito di cittadinanza, come gli obblighi classici delle politiche attive del lavoro. In questo modo sarebbe introdotto il concetto di incondizionatezza. Attualmente il reddito di cittadinanza è di 780 euro, diviso in 500 euro erogati attraverso una carta acquisti e 280 euro erogati in caso della presenza di un affitto da pagare. La nostra proposta è che il reddito sia garantito in moneta e che venga aumentata la soglia di erogazione.

In che modo finanziare un reddito di base incondizionato?

Basti pensare che per il solo mese di maggio sarà effettuata un’operazione finanziaria di 12 miliardi di euro, dunque in che modo finanziare il reddito è l’ultimo dei problemi. Certamente se si vuole rendere strutturale una misura, qualsiasi forma di reddito prevede un intervento della fiscalità in generale. Questo significa che vanno riformulate le politiche fiscali nel nostro paese e bisogna investire dal punto di vista del welfare. Non si può pensare che il welfare sia un costo, ma bensì bisogna pensare ad un investimento. Questa pandemia ci insegna quanto sia importante avere una strutturata ed organizzata sanità pubblica. Quindi gli ospedali che funzionano non sono solo un costo ma sono un investimento, così come una scuola che funziona è un investimento e anche dare un reddito alle persone è un investimento perché fa si che uno stato non abbia milioni di persone povere. Bisogna rovesciare completamente il senso del ‘su cosa investire’, e il reddito di base deve diventare il pilastro di questa nuova concezione, altrimenti resterà per sempre solo un sussidio per la povertà.

Quali sono i punti di forza del reddito di base incondizionato, rispetto a tutti gli altri sussidi presenti nel nostro pese?

Il Basic Income ha dei criteri molto semplici: è un’erogazione monetaria diretta per tutte le persone, che prevede un nuovo concetto di economia più attenta alla vita degli esseri umani, e che permette agli individui di poter scegliere il proprio percorso di vita e di autodeterminarsi. L’elemento dell’autodeterminazione è uno degli aspetti più interessanti di questo tipo di reddito perché permette ad ognuno di noi di costruirsi il proprio percorso senza dover per questo essere costretto al ricatto della sopravvivenza. La sopravvivenza determina il fatto che un individuo è costretto ad accettare qualsiasi tipo di lavoro a qualsiasi prezzo ed a qualsiasi condizione, e fa si che una persona non esprima il capitale umano stesso. Un altro punto di forza di reddito di base è che un essere umano può ottenere più soldi se lavora, è un elemento di emancipazione del lavoro. Un individuo può, ad esempio, beneficiare di 500 euro del reddito di base e poter al tempo stesso lavorare, cosa che non prevedono altri tipi di sussidi. Possiamo dire che il reddito di base permette una migliore gestione del tempo, dunque è uno strumento per la riconquista di tempo.

Quali sono gli elementi che in Italia, rendono così ostica la sperimentazione del reddito di base universale e incondizionato?

C’è una contrapposizione di tipo culturale al reddito di base. C’è la concezione per cui una persona ha diritto ad una dotazione monetaria solo attraverso il lavoro. Questo è vero da un punto di vista generale dell’attività umana, ma non è vero se prendiamo in considerazione la giustificazione economica. La seconda questione è che molte persone pensano che quando qualcuno riceve un reddito, smette in sostanza di lavorare. Su questo, diversi anni fa, la rete tedesca a favore del reddito di base fece un’inchiesta nella quale venivano poste alle persone 2 domande. La prima domanda era: cosa pensi che farebbe la gente se gli dessimo 1000 euro in maniera incondizionata. L’80% degli intervistati rispose che la gente si sarebbe buttata sul divano e avrebbe smesso di lavorare. La seconda domanda era: cosa faresti tu se avessi 1000 euro in maniera incondizionata? Tutti risposero che avrebbero fatto qualcosa: formazione, viaggi, laurea o trascorrere più tempo in famiglia. Questo sondaggio fece emergere che quando si tratta di ciò che pensiamo noi rispetto agli altri è semplice dire che la gente non farebbe nulla. Quando si tratta di noi stessi ci rendiamo conto di avere tantissime idee. Ci sono poi altri elementi di contrapposizione, come ad esempio il sindacato che è molto legato alla difesa dei diritti dei lavoratori e teme che un reddito di base possa ridurre il valore del lavoro. Noi sosteniamo che è esattamente il contrario in quanto l’emancipazione che il lavoro può dare, se si tratta di un lavoro ‘scelto’, è molto più forte, rispetto a quella che deriva da un lavoro che sono obbligato a svolgere per sopravvivere. Infine c’è la questione economica: molti si domandano come si sostiene un reddito di base. A questo rispondo con un esempio banale: gli Stati Uniti negli ultimi anni hanno speso per la guerra in Iraq circa 10 mila miliardi di dollari, cifra con la quale avrebbero potuto garantire un reddito di base a tutta la popolazione americana. Questo è un mondo che purtroppo viaggia così: le belle idee non hanno la strada spianata solo perché sono belle, bensì ci sono interessi politici, economici, di multinazionali, dei padroni del petrolio, di chi si muove negli ambienti degli armamenti e molti altri. Credo che gli elementi di criticità dunque siano di carattere culturale, politico ed economico. La proposta del reddito di base può essere invece una chiave nuova, per modificare l’attuale sistema dominante e farci entrare con maggior fiducia nel terzo millennio

Categorie: Europa, Internazionale, Interviste, Politica
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