Italia Nostra esprime forte preoccupazione in merito allo Stadio Franchi di Firenze: “serve legislazione di tutela e adeguamento funzionale a fronte delle recenti dichiarazioni del Sindaco Dario Nardella e dell’onorevole Rosa Maria Di Giorgi”

 

Italia Nostra è convinta che le ragioni della tutela del patrimonio culturale del paese non siano negoziabili: le norme sono solo da applicarsi e il Sindaco di una città d’arte come Firenze dovrebbe essere il primo a saperlo. Purtroppo, le esternazioni a Lui attribuite in un articolo della “Gazzetta dello Sport” del 7 maggio a proposito dell’ipotesi della ristrutturazione /adeguamento dello Stadio comunale Franchi, e ribadite con enfasi nelle pagine di cronaca locale da autorevoli quotidiani (“Corriere Fiorentino” e “La Repubblica” dell’8 maggio) fanno dubitare di questo assunto.

Nardella avrebbe dichiarato alla Gazzetta: «Bisogna garantire maggiori incentivi fiscali agli investitori, servono defiscalizzazioni e riduzione delle tasse sul patrimonio se l’imprenditore volesse acquistare l’impianto. Bisogna semplificare, e diminuire i vincoli della Sovrintendenza».

Questo improvviso cambio di opinione del Sindaco sulla questione dello Stadio ci appare del tutto inaccettabile, anche perché strettamente collegato ad una proposta di legge depositata in Parlamento dall’on. fiorentina Rosa Maria Di Giorgi, finalizzata a rimuovere qualsiasi tutela per la ristrutturazione degli stadi anche se dichiarati monumenti nazionali, che così potrebbero essere manomessi a piacimento da chi è interessato alla gestione degli stessi, Comuni o privati che siano (*).

Da molti mesi, Italia Nostra sostiene – assieme anche ad autorevoli esponenti della cultura e della società civile fiorentina – che ristrutturare lo Stadio Franchi, per renderlo idoneo e funzionale alle esigenze attuali, sia possibile con un’opera di adeguamento attuata secondo precisi criteri ragionevolmente indicati dalla competente Soprintendenza.

Queste cose si sapevano anche prima di predisporre l’assurda e impattante operazione urbanistica per edificare il nuovo stadio nell’area Mercafir, operazione portata avanti frettolosamente per predisporre la gara d’asta per la vendita dell’area al patron della Fiorentina: che però ha già ufficializzato che non parteciperà alla gara. Non vorremmo che il cambio di opinione del Sindaco sullo Stadio miri a preparare il terreno ideale per il nuovo corso dell’urbanistica cittadina (quello del bazooka!, evocato giorni prima da Nardella), da inaugurare dopo l’emergenza del coronavirus con il nuovo Piano Operativo, cui si sta lavorando. Sembra infatti chiaro, anche dai commenti dei giornali sopra indicati, che il restyling del Franchi sia considerato l’occasione per riproporre un attacco al ruolo della Soprintendenza: tacendo sul fatto che i vincoli imposti per la conservazione dei monumenti e dei beni riconosciuti di valore storico culturale, come lo Stadio di Nervi, non li mette la Soprintendenza, che è invece l’ufficio periferico dello Stato che ha il compito di farli responsabilmente rispettare ed attuare.

Poiché Italia Nostra ha nel suo DNA costitutivo e nella sua missione statutaria la tutela e la difesa del patrimonio culturale del nostro Paese, è doveroso ricordare al Sindaco e ai fiorentini che i vincoli di tutela sono posti dall’art. 9 della nostra Costituzione repubblicana e dalla legge statale vigente del 2004 nota come Codice dei beni culturali e del paesaggio. Per queste ragioni, Italia Nostra si dichiara profondamente preoccupata per le sorti del nostro patrimonio culturale, nella convinzione che coloro che sostengono posizioni come quelle dell’on. Di Giorgi e del Sindaco non solo non debbano essere dotati di poteri straordinari, o comunque più forti di quanto non abbiano già oggi, ma che anzi debbano essere richiamati e invitati, davanti all’opinione pubblica, per un confronto all’insegna di un responsabile riconoscimento e rispetto delle leggi dello Stato italiano.

Italia Nostra – Firenze 9 maggio 2020

(*) La proposta di legge dell’on. Di Giorgi recita: “Gli stadi comunali anche se tutelati come beni di interesse storico o riconosciuti come monumenti nazionali potranno essere ristrutturati con la sola delibera dell’Amministrazione Comunale competente. Il nuovo progetto autorizzato [SIC: non eventualmente autorizzato] dalle Soprintendenze dovrà mantenere parti esterne del precedente stadio in grado di assicurare la memoria e la tradizione architettonica”.