Il gioco dell’esistenza, de-coincidenza e libertà di François Jullien

26.05.2020 - Giorgio Mancuso

Il gioco dell’esistenza, de-coincidenza e libertà di François Jullien
(Foto di Feltrinelli - prima di copertina del libro)

Può un libro consigliato dal libraio sotto casa farti da fedele compagno ed ispiratore nelle settimane di pandemia?

Nel mio caso la risposta è affermativa.

Il libro è un saggio del filosofo francese François Jullien che introduce il concetto di de-coincidenza ed il suo valore assoluto come principio generatore e base morale dell’esistenza umana.

Il libro, come tutti i buoni libri, è leggibile a livelli diversi: chiaramente gli studiosi di filosofia possono trarne  il massimo della comprensione, ma la portata del concetto di de-coincidenza è intuibile anche a chi non ha una preparazione filosofica elevata.

Nelle prime pagine la de-coincidenza viene definita come

il processo di apertura che lascia emergere – disfacendo dell’interno ogni ordine che, instaurandosi, si fissa – risorse precedentemente inimmaginabili

L’illustrazione del concetto di de-coincidenza inizia e finisce con l’arte ed in particolare con il modernismo, considerato esemplare da questo punto di vista: la rottura del modernismo con tutti i canoni estetici e le regole antecedenti mostra chiaramente il processo di de-coincidenza come scarto creativo dalle regole di qualsiasi adattamento, che, in quanto tale, risulta sclerotizzante ed impedisce qualsiasi impulso vitale.

In Jullien la de-coincidenza si oppone all’adattamento ed è il motore dell’esistenza: se lo spirito tende all’adattamento, la coscienza, con il suo essere nelle cose, tende sempre a de-coincidere ed a smontare qualsiasi adattamento che non può che essere temporaneo ed effimero.

Con questo punto di vista, Jullien ridefinisce le categorie filosofiche e valuta i suoi predecessori in base a come si sono rapportati con questo principio fondante.

Da un punto di vista personale, la visione di Jullen dà una risposta accettabile alla sensazione di noia mortificante che mi lascia lo stabilito, il codificato, quella sensazione che mi ha sempre spinto a cercare nuove strade per poi riguardare le vecchie con nostalgia; l’errore di valutazione sta in questa nostalgia dello spirito che non corrisponde alla vita ed alle cose possibili nell’esistenza.

Categorie: Cultura e Media, Europa
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