Il Covid-19 e la plasmaterapia

08.05.2020 - Luca Cellini

Il Covid-19 e la plasmaterapia
L'ospedale Poma di Mantova (Foto di Profilo fb di Giuseppe De Donno)

Giuseppe De Donno direttore del reparto di Pneumologia dell’ospedale Poma di Mantova da tempo sta sperimentando, sembra con risultati molto incoraggianti, una terapia sui pazienti affetti da Covid-19: la plasmaterapia.

 

La terapia si basa sul plasma dei pazienti guariti, ricco di anticorpi naturali che ne casi finora trattati ha guarito i pazienti in pochi giorni.
Pochi giorni fa il professor De Donno aveva rilasciato un’intervista a Radio Bruno un’emittente privata, dove in particolare De Donno commentava le parole di Roberto Burioni che, ospite di Che tempo che fa aveva affermato: “La plasmaterapia è una tecnica già in uso, si vedrà nelle prossime settimane se funziona. Ha dei limiti, perché serve molto plasma di persone guarite e ce ne sono poche. Questi plasmi non sono la soluzione ideale, sono costosissimi e difficilissimi da preparare, si basano sulla disponibilità di persone guarite che non sono tantissime, è un approccio di emergenza, se si dimostra che anticorpi funzionano possiamo riprodurli artificialmente in laboratorio”.

Il professor De Donno, potendo contare di certo su molta meno visibilità di quanta ne abbia invece avuta Burioni, (ospite di uno spazio molto seguito in prima serata su una televisione pubblica) in occasione della sua intervista a radio Bruno, si è sfogato con una comprensibile amarezza:

“La plasmaterapia almeno attualmente è l’unica terapia specifica per il Coronavirus, si destina il plasma solo a pazienti che non abbiano storie di insufficienza respiratoria per più di 10 giorni. Oggi noi a Mantova abbiamo il maggior numero di pazienti nell’ambito di questo protocollo e nella nostra sperimentazione non abbiamo avuto alcun decesso tra 48 pazienti con polmoniti”. – andando avanti nella sua intervista nell’emittente radiofonica De Donno ha poi affermato – “Leggo corbellerie immani sulla plasmaterapia, oggi ho letto di chissà quali indagini che vanno fatte e di una terapia costosa, noi non abbiamo avuto reazioni avverse e gli indici di infiammazione si sono ridotti, per cui oggi quei 48 pazienti sono tutti a casa con le loro famiglie. Riguardo i costi, tenendo conto di tutti gli elementi, dalla sacca al personale alla macchina e ai reagenti, ogni sacca da 600 ml costa 164 euro. Per un paziente la usiamo da 300 ml, vuol dire che ne costa 82 a terapia, più o meno quanto gli integratori per la palestra. Se sono tanti per salvare una vita non ho capito nulla della medicina”.

 

De Donno poi nella sua intervista si lascia andare a una nota agrodolce, in merito al riconoscimento per il lavoro svolto, sebbene purtroppo al momento tale riconoscimento sia arrivato soprattutto dall’estero:  “Mi stanno chiamando tutti, ieri il console del Messico, l’Onu, il consigliere del ministro della Salute americana, abbiamo avuto proposte di lavoro nei centri di ricerca stranieri. Ogni volta che mi chiama un istituto straniero e non mi chiama mai il nostro Istituto superiore di sanità o non sento il nostro ministro della Salute sono grandi dolori per un ricercatore come me, che fa il medico ospedaliero e che si è speso, che è stato in prima fila nell’emergenza Covid lavorando di notte in pronto soccorso”- De Donno fa una piccola pausa di riflessione poi prosegue “Quando mi ha telefonato l’alto funzionario dell’Onu ho pianto dalla commozione, finita la telefonata, però, ho provato un grande senso di amarezza perché questa sperimentazione è una chance che stiamo dando al nostro paese e lo dico a prescindere dal risultato finale, perché magari questa sperimentazione dirà che mi sto sbagliando e nel caso lo ammetterò, ma non credo. Però abbiamo in mano una sperimentazione terapeutica che può cambiare la sorte di questa epidemia e dei pazienti, l’amarezza resta”.

Il professor De Donno conclude poi la sua intervista all’emittente radiofonica privata , con una risposta diretta a quanto affermato da Roberto Burioni in merito agli alti costi e le difficoltà di reperimento del plasma: “Questa per me è la cosa più grave e mi ha fatto più male perché mettere in dubbio la rete trasfusionale italiana, il fatto che il plasma possa essere insicuro e trasmettere malattie mette una grossa ombra rispetto al nostro sistema trasfusionale che è uno dei più sicuri del mondo. È inaccettabile che il presidente di Avis nazionale non sia intervenuto su questo ma sia intervenuto mettendo in dubbio la nostra sperimentazione che è stata fatta con grande serietà e con criteri di arruolamento specifici e stringenti pubblicati per dirimere ogni dubbio”.

 

Dopo questa intervista di De Donno a cui i principali mass media e organi di stampa purtroppo hanno dato  ben poco spazio, (se non altro dovuto almeno come controreplica alla ben più seguita partecipazione di Burioni al programma condotto da Fabio Fazio) il direttore di Pneumologia dell’ospedale di Mantova per qualche giorno è sparito col suo profilo personale su facebook, cosa però notata dalle molte persone che lo seguivano, e che ha suscitato commenti e ipotesi di ogni tipo.

De Donno a spiegarci il perché e a fugare così ogni possibile dubbio e deriva interpretativa,  riappare provvidenzialmente oggi sul suo profilo con un interessantissimo video e un post di spiegazioni, il video è introdotto da questa breve presentazione scritta:

“Carissimi, la vostra vicinanza in questi giorni, mi ha commosso. Vi posto un breve video, fatto d’impeto, per spegarVi il mio silenzio.
Io non cerco visibilità. Volevo visibilità per il plasma convalescente. Oggi una marea montante di ASST, città e regioni promuovono il nostro protocollo, identico o modificato nella forma ma non nella sostanza. Di questo ne sono orgoglioso, assieme ai miei Colleghi ricercatori. Molte Regioni stanno partendo con la istituzione di banche di plasma convalescente.”

Appoggiamo la Scienza e la Ricerca

Carissimi, la vostra vicinanza in questi giorni, mi ha commosso. Vi posto un breve video, fatto d'impeto, per spegarVi il mio silenzio. Io non cerco visibilità. Volevo visibilità per il plasma convalescente. Oggi una marea montante di ASST, città e regioni promuovono il nostro protocollo, identico o modificato nella forma ma non nella sostanza. Di questo ne sono orgoglioso, assieme ai miei Colleghi ricercatori. Molte Regioni stanno partendo con la istituzione di banche di plasma convalescente.Continuate a sostenermi, sostenerci. Il nostro obiettivo oramai è a portata di mano. Non disperdiamo le energie.Sempre vostro.@docgiuseppededonnoE se vi sta a cuore il Centro di Ricerca Etico, come patrimonio di tutto il paese e non di una singola città, condvidete qesto post. Con la mia gratitudine infinita. Promuoviamo la Scienza#nonsiamomammalucchi#vinciamonoi

Gepostet von Giuseppe DeDonno am Donnerstag, 7. Mai 2020

Questi i contenuti salienti del messaggio lanciato nel video di De Donno:

“Nei giorni scorsi la pressione mediatica e popolare sul mio operato è stata tale da non permettermi di operare serenamente, soprattutto nell’ambito della sperimentazione del protocollo implementato insieme ai colleghi del San Matteo di Pavia. Se ho parlato l’ho fatto semplicemente per fare informazione e vedo però che questa è stata recepita da alcuni come mezzo per azzuffarsi con chi la pensa diversamente.

I miei interventi sui mass media sono stati animati dal solo spirito divulgativo e da un auspicabile sereno e professionale confronto con i colleghi su un protocollo che, oggettivamente, ottiene risultati lusinghieri, incoraggianti, ancorché oggetto di ulteriori approfondimenti scientifici. Non sono disponibile in questo momento a risse televisive, a zuffe mediatiche, con questo o quel collega, atteso che essendo tutti noi medici lavoriamo per una causa unica che è la lotta al Coronavirus, a questo terribile virus che ha determinato questa maledetta pandemia che ha causato molti morti nel nostro paese, molti morti nel mondo. Gli occhi di questi morti non me li dimenticherò mai. E, a differenza di come può pensare qualcuno, non utilizzo mai i morti per farmi pubblicità, questa è una speculazione che non accetterò mai.  –  Giuseppe De Donno poi nel video precisa  –

Noi non siamo mammalucchi, non siamo però neanche in gara fra di noi colleghi e come stato già dichiarato, lunedì prossimo una importante rivista scientifica sottometterà il nostro lavoro, analizzerà i nostri risultati, ci dirà se il lavoro che abbiamo compiuto è un lavoro degno di esser pubblicato su riviste di “impact effetto”, cioè su riviste importanti, su riviste che fanno letteratura medica e scientifica. Fino ad allora cercherò di mantenere un profilo molto basso nell’attesa che arrivi la conferma a questi importanti risultati che, non sono solo dei risultati personali, ma sono risultati che riguardano tutta la nostra comunità, la comunità mantovano, la comunità italiana, la comunità del mondo.

Moltissimi Paesi come dicevo prima ci hanno preso ad esempio, moltissimi altri ospedali hanno preso ad esempio l’ospedale di Mantova e l’ospedale di Pavia, dietro al nostro esempio sono partite anche Crema e Cremona, così anche Milano iniziando a testare questa cura sui pazienti, così sta facendo la Val D’Aosta e il Piemonte, così stano anche facendo la Toscana, la Puglia e la Calabria.

Si sta manifestando quello che io speravo, quello che auspicavo, che noi comunità mantovana e pavese speravamo: una marea montante di centri che sperimentano il plasma iperimmune dei pazienti convalescenti. Un momento di grandissima solidarietà dove pazienti guariti o in via di guarigione aiutano i pazienti ancora ammalati. –  Il video si conclude con i ringraziamenti del direttore di pneumologia rivolto a varie figure  –

Io vi ringrazio, ringrazio anche le istituzioni che in questo momento ci sono state molto vicino. Ringrazio in particolare il presidente Mattarella che ha dimostrato la sua vicinanza a noi, ringrazia papa Francesco e il vescovo della mia diocesi che hanno speso per me e per noi parole meravigliose e riflessioni molto importanti.

Ringrazio i NAS perché anche loro hanno dimostrato la loro serietà, hanno fatto il loro lavoro e hanno permesso di verificare quanto sia serio il lavoro di sperimentazione che noi insieme ai colleghi di Pavia abbiamo messo in atto. E ringrazio anche i giornalisti, non tutti questi ma la maggior parte si è adoperata affinché la verità possa andare avanti.

Grazie a tutti voi che in queste giornate durissime ci siete stati vicino aprendo social alternativi alla mia pagina Facebook. Vi ringrazio, vi ringrazio e vi abbraccio, però state attenti. Voglio che questi social siano un momento di vicinanza e un momento di amore, non utilizziamoli per fare cose alternative che non sono nel mio obiettivo, che è quello di promuovere la scienza”.

Il post di presentazione al video di De Donno si conclude con un appello sicuramente da raccogliere:
“Continuate a sostenerci. Il nostro obiettivo oramai è a portata di mano. Non disperdiamo le energie. Promuoviamo la Scienza!

E se vi sta a cuore il Centro di Ricerca Etico, come patrimonio di tutto il paese e non di una singola città, condividete questo post.
Con la mia gratitudine infinita. Sempre vostro.

@docgiuseppededonno”

L'equipe medica del professor Giuseppe De Donno

L’equipe medica del professor Giuseppe De Donno

Categorie: Europa, Questioni internazionali, Salute
Tags: , , , , , , , , , , , ,

Newsletter

Inserisci la tua email qui sotto per ricevere la newsletter giornaliera.

Cerca

Il canale Instagram di Pressenza

Documentario: L'inizio della fine delle armi nucleari

Documentario: RBUI, il nostro diritto di vivere

Mobilitiamoci per Assange!

App Pressenza

App Pressenza

Canale di YouTube

International Campaign to Abolish Nuclear Weapons

International Campaign to Abolish Nuclear Weapons

Archivi

Except where otherwise note, content on this site is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International license.