Grup Yorum, il prezzo della vittoria

07.05.2020 - Andrea Colombo

Grup Yorum, il prezzo della vittoria
(Foto di https://www.facebook.com/groups/160657860630548/)

Prima Helin Bölek, poi Mustafa Koçak, entrambi di 28 anni, entrambi morti a causa di uno sciopero della fame iniziato nel 2019 per protestare contro le accuse e il divieto di suonare per la loro band Grup Yorum, impostogli da Erdoğan.

Ieri la vittoria, dopo la notizia della possibilità per la band di tornare a suonare e di poter cantare liberamente le loro canzoni assieme alla fine dello sciopero della fame di Ibrahim Gökçek, che lo ha interrotto dopo 323 giorni e che versava in condizioni di salute terribili.

Le stesse condizioni critiche hanno portato oggi ad una vittoria sfumata in un attimo, con la notizia giunta da poco della sua morte.

Una vittoria conquistata così duramente, giorno dopo giorno con uno sciopero della fame di protesta che ha fatto soffrire continuamente i suoi protagonisti.

Nonostante questo, la band ha continuato nel suo intento  anche se due di loro non potranno mai saperlo, la vittoria è finalmente arrivata con la notizia della possibilità di tornare a suonare sul palco. Ma a che prezzo?

Al prezzo di tre vite spezzate, nel nome di un’idea così semplice quanto importante: quella di poter esprimere liberamente la propria opinione, ma per cui spesso bisogna lottare duramente contro regimi autoritari che la vogliono limitare, fin troppo spesso combattendo fino alla morte.

Sebbene il prezzo per questa vittoria sia troppo alto, fin dal momento in cui anche solo la prima vita è stata portata via, è una vittoria che non vogliamo dimenticare per gli incredibili sforzi che ne sono stati alla base e per tutti gli attivisti che hanno contribuito e continuano a farlo, a tenere alta l’attenzione sull’ennesima drammatica vicenda di libertà d’espressione negata.

La band Grup Yorum non sarà sicuramente più la stessa e suonare diventerà sempre più difficile a causa delle perdite umane, nonostante sia ora arrivata l’autorizzazione a farlo. Ma questa potrebbe essere l’occasione per diventare qualcosa di ancora più importante, una testimonianza e un simbolo della crudeltà del regime di Erdoğan e del perché la Turchia è ancora oggi considerata un alleato dell’Europa, ad esempio nella gestione dei flussi migratori.

Per far si che i Grup Yorum diventino un simbolo della libertà d’espressione e che non vengano dimenticati, vogliamo ricordarli consigliandovi di ascoltare una loro canzone (che potrebbe risultarvi molto familiare): Çav Bella.

 

Categorie: Cultura e Media, Diritti Umani, Opinioni
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