L’emergenza Coronavirus blocca gli aborti, ma non a Pescara. Intervista alla Dott.ssa Conti

09.04.2020 - Benedetta La Penna

L’emergenza Coronavirus blocca gli aborti, ma non a Pescara. Intervista alla Dott.ssa Conti

La questione dell’aborto, diritto acquisito grazie alla legge 194, diventa in tutta Italia sempre più intricata e complessa in questo periodo di emergenza da Covid-19.

 

Tantissime le associazioni che si occupano della tematica e che cercano di difendere il diritto con le unghie e con i denti in quanto la pratica chirurgica, sta iniziando ad essere considerata da alcuni ospedali come “non essenziale” e quindi non praticabile in periodo di emergenza.

 

Ciò comporta la chiusura dei reparti dedicati, molte donne vengono respinte. Troppi consultori sono fermi. Una vera emergenza nell’emergenza, che rende sempre più fragile la rete di presidi ospedalieri e consultori della legge 194. Effetti collaterali che non possono non essere degni di nota.

 

Si leggono testimonianze drammatiche di donne che, da nord a sud, hanno dovuto fare giri assurdi per poter effettuare una IVG, giri che ti costringono a violare le ordinanze ed andare fuori provincia, a volte anche fuori regione:  Maria: “A Milano sono stata respinta da quattro ospedali. Ero vicina al termine quando finalmente mi hanno accettato alla Mangiagalli”. Rosaria, da Salerno: “Ho violato le ordinanze e sono andata di nascosto a Campobasso, dopo aver perso ben due settimane, dove il reparto è aperto. L’unico ospedale di Salerno che praticava le interruzioni ha chiuso e a Napoli non c’era posto. Un calvario. Ho viaggiato di notte”. (L’ospedale oggi conferma che le interruzioni volontarie di gravidanza sono garantite).

 

In tutto il territorio nazionale soltanto il 64% degli ospedali ha dei reparti per effettuare una IVG, al cui interno il 70% dei medici sono obiettori di coscienza. Sono bastate poche chiusure per mandare questa fragile rete al collasso. Fortunatamente uno degli ospedali che continuano ad effettuare il servizio, strettamente necessario per chi ne ha bisogno, è proprio quello di Pescara.

 

La Dott.sa Fiorella Conti, dirigente medico non obiettore della ASL Pescara, reparto ostetricia e ginecologia, ci spiega come nell’ospedale abruzzese, la legge 194 viene rispettata nonostante l’emergenza.

 

L’emergenza Coronavirus ha creato numerosi effetti collaterali secondari che va ad intaccare una serie di diritti acquisiti, soprattutto per le categorie vulnerabili come le donne. Uno di questi diritti è proprio quello dell’aborto, garantito con la legge 194 ma che viene ancora considerata una gentile concessione da parte dello Stato, tant’è infatti che in alcuni ospedali la pratica non viene garantita. Com’è effettivamente la situazione attuale in Italia?

 

Non posso rispondere per tutte le ASL italiane ma secondo una nota ministeriale del 30/3/2020 dove si identificano le prestazioni indifferibili sia ostetriche che ginecologiche la certificazione per IVG e le IVG stesse rientrano nelle prestazioni indifferibili che quindi dovrebbero essere garantite su tutto il territorio.

 

Secondo lei allora come mai molte strutture ospedaliere non effettuano l’aborto? Su Facebook ha pubblicato un interessante articolo della Repubblica che dice proprio questo, che il diritto all’aborto durante il Covid è a rischio in molte zone d’Italia…

 

Il problema degli anestesisti è reale ma, a parte questo, i consultori sarebbero tenuti ad offrire il servizio e sinceramente non capisco come possano rifiutarsi (essendo anche al di fuori solitamente dagli ambienti ospedalieri che possono essere ostili). In più in ogni ASL si dovrebbe cercare di garantire il minimo del servizio, centralizzando gli accessi in ospedali o nei reparti dedicati. Non è assolutamente giustificata la chiusura senza una ricollocazione.

 

Com’è la situazione nell’ospedale di Pescara? L’IVG è garantita nel presidio ospedaliero? 

 

A Pescara non solo è garantito il servizio di IVG ma è stato anche rimodulato. Prima gli interventi erano eseguiti a Penne, in un reparto dedicato a queste pazienti dove era maggiormente garantita la privacy e dove era stata istituita una UOSD (unità operativa semplice dipartimentale) proprio per questo servizio. Purtroppo il presidio di Penne situato in zona rossa è diventato presidio covid per cui il percorso IVG è stato trasferito a Pescara. Per garantire alle donne un percorso sicuro si è deciso di spostare sul territorio e precisamente nel consultorio di Via Milli (PE) tutto ciò che concerne la presa in carico della paziente, per poi farla accedere in ospedale solo per l’intervento in se. Devo dire che in questo tutta la dirigenza ASL e le unità operative coinvolte (day surgery e ost-gin) si sono impegnate sin da subito per continuare a garantire il servizio senza arrecare nessun disservizio o ritardo.

 

Quindi qualora fosse necessario, basta contattare il consultorio di Via Milli, Pescara?

Si può contattare il minicup dell’unità operativa allo 0854252155 e prenotare la visita x IVG.

Qual è la percentuale di medici obiettori nell’ospedale di Pescara?

 

Di 22 dirigenti medici, i non obiettori dovrebbero essere 6 ma questo ufficialmente lo sa la Direzione.

 

Quindi a grandi linee possiamo dire che molto meno della metà?

Molto meno della metà! Diciamo in linea alla media nazionale, dove il 70 % è obiettore.

 

Avete notato un aumento o una diminuzione di IVG da quando è iniziato il periodo di restrizione?

Della gestione dei casi in questi giorni se ne sta occupando il Dott. Giuliani, ma credo che i numeri siano sullo stesso trend di prima dell’emergenza covid.

 

 

Il paradosso è quello che si sta verificando un favoreggiamento verso gli aborti chirurgici, che richiedono un solo giorno di ricovero a differenza di quello farmacologico, che ne prevedono tre. Quindi si predilige “l’occupazione” del posto letto più breve all’occupazione della sala operatoria.  Com’è invece la situazione circa la distribuzione della Ru486? A Pescara è disponibile? Ci puoi fornire delle info a riguardo?

 

Per quanto riguarda la Ru846 la ASL di Pescara come molte ASL italiane non la utilizzano perché secondo il Ministero andrebbe utilizzata, come hai giustamente detto tu, con un ricovero ordinario di almeno 2 notti a fronte del ricovero in day surgery di poche ore necessarie per l’intervento chirurgico. Un problema che si è creato quando il Ministero della Salute ha deciso di adottarla nel 2010 ma con questa clausola ridicola del ricovero ordinario.

 

Quindi non è possibile assumere la RU846 nella propria abitazione o con il day hospital?

No assolutamente! A meno che la donna non venga indotta a firmare che si assume lei la responsabilità di questa opzione.

Lo scorso mese in consiglio comunale si è approvata una mozione in cui si pianterà un albero per ogni bambino mai nato, e quindi per ogni aborto. Come ha reagito a riguardo? Pensa che una mozione simile sia fattibile pragmaticamente? Il numero di aborti effettuati a Pescara è un dato che può essere reso pubblico?

Purtroppo i dati ISTAT circa le interruzioni volontarie di gravidanza sono ufficiali e pubbliche, quindi sono a disposizione… Quando ho appreso dal sito del comune della notizia non ho potuto tacere, perché chi ha proposto questa oscenità probabilmente non conosce i vissuti che accompagnano le donne che scelgono di avvalersi della 194 così non ho potuto nn scrivere al presidente del consiglio comunale che la mozione fosse inopportuna e ne ho chiesto il ritiro. La lettera diceva questo:

 

“Gentile presidente,

in qualità di dirigente medico ostetrico-ginecologo non obiettore della ASL Pescara, le scrivo in riferimento alla mozione “UN ALBERO PER OGNI BAMBINO MAI NATO” approvata in comune il 2-3-2020.

Si fa riferimento a tutti i bambini mai nati, compresi quelli di gravide che optano per l’interruzione volontaria di gravidanza; trovo la mozione presuntuosa, fuori luogo e offensiva per queste donne che si avvalgono della legge 194/78.

Preciso che in caso di aborti spontanei e volontari che avvengono prima della 23 settimana di gestazione,  non si può parlare di bambini, poiché in tali epoche gestazionali, questi feti, in caso di nascita, non sarebbero vitali  al contrario dei feti al di sopra della 24 settimana.

Inoltre, ogni donna che sceglie di intraprendere un percorso legato alla legge 194, presenta un carico psicologico pesantissimo: nessuna donna sceglie di abortire se non di fronte a necessita’ del tutto personali, e tutte quelle che lo fanno dovranno far conto con  un vissuto drammatico per tutta la vita.

Il personale sanitario che si confronta con questi casi conosce molto bene quale sia la durezza di una scelta cosi gravosa; naturalmente i non addetti ai lavori, difficilmente possono cogliere questo aspetto emotivo. Ritengo quindi, che un albero a ricordare questo loro vissuto che non ha nulla a che vedere con la vita,  rappresenterebbe per tali donne solo un ulteriore dolore.

Dovendo garantire un servizio sanitario previsto per legge mi chiedo a chi giovi un’iniziativa del genere, volta a denigrare in maniera inconfondibile il principio costituzionale dell’autodeterminazione della persona intesa come soggetto morale.

Vi prego di ritirare la mozione votata in nome della legge 194-78 che tutela tutte le donne che scelgono di avvalersene e di attenervi alla legge 10/2013 che parla di “UN ALBERO PER OGNI BAMBINO NATO” .

 

Cordiali saluti

Dott.ssa Fiorella Conti”

 

Per concludere, vi ricordiamo che è possibile firmare la petizione al seguente link: https://secure.avaaz.org/it/community_petitions/presidente_del_consiglio_dei_ministri_ministero_de_aborto_farmacologico_durante_emergenza_covid19_/details/

in cui, con una lettera aperta al Ministro della Salute Speranza, al Presidente Conte e all’Aifa, sottoscritta da centinaia di firme (da Roberto Saviano a Laura Boldrini, da Lea Melandri a Marco Cappato) e da quattro associazioni (Laiga, Pro-Choie, Amica e Vita di Donna) si chiedono “misure urgenti” per garantire le interruzioni volontarie di gravidanza, “privilegiando la procedura farmacologica”, per limitare, appunto, gli accessi ospedalieri. Inoltre si chiede la possibilità di allungare i tempi per l’aborto con la Ru486 fino a nove settimane (oggi sono sette), eliminare i ricoveri e prevedere, in questi giorni ardui, una procedura di aborto “totalmente da remoto” con la telemedicina.

Categorie: Europa, Genere e femminismi, Interviste, Salute
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