Ansia di riapertura dopo la quarantena in Repubblica Ceca

23.04.2020 - Gerardo Femina

Ansia di riapertura  dopo la quarantena in Repubblica Ceca

In Repubblica Ceca è già cominciata da diversi giorni quella che in Italia viene chiamata fase due. Questa decisione è stata presa anche perché si osserva un notevole contenimento della diffusione del nuovo coronavirus. Ad oggi si contano 7.136 contagiati, 412 ricoverati in ospedale e 208 decessi, su una popolazione di circa 11 milioni di abitanti. Rispetto a quanto è accaduto in altri paesi europei effettivamente il contagio è minimo. Alcuni si aspettavano una diffusione maggiore del virus per il fatto che la Repubblica Ceca ha numerosi voli diretti sia con la Cina che con la Corea del Sud. Per fortuna le cose sono andate diversamente.

Diversi fattori hanno influito su tutto questo, innanzitutto il fatto che la Repubblica Ceca si è mossa molto velocemente rispetto ad altri paesi nel prendere provvedimenti. Quando all’inizio di marzo in Europa ancora si sottovalutava quanto succedeva in Italia, Boris Johnson parlava di immunità di gregge e Trump assicurava la popolazione dicendo che il virus non si sarebbe diffuso negli Stati Uniti, il governo ceco prendeva già le prime misure di contenimento. Secondo gli esperti è stato importante anche rendere obbligatorio l’uso delle mascherine. E’ una decisione che il governo ha preso fin dall’inizio della crisi, anche se in quel momento non c’erano mascherine nemmeno per il personale medico. La gente ha cominciato a produrle in casa e Internet si è riempita di video che mostravano come farle e anche di buona qualità. Non è stato mai vietato uscire di casa, anche se si consigliava di  farlo solo per necessità importanti, ma l’uso delle mascherine è stato sempre obbligatorio.

Le spinte a riaprire sono state nelle ultime settimane molto forti. Le pressioni sul governo sono arrivate da tutte le parti, sia dal mondo economico che dalla gente. Cosi è stato deciso un piano di riapertura che terminerà l’8 giugno, giorno in cui si dovrebbe tornare alla cosiddetta normalità. In sintesi non si attende l’arresto dei contagi, ma si preferisce tenere sotto controllo il fenomeno per poter intervenire eventualmente con rapidità. Si fanno i tamponi a tutti quelli che sono entrati in contatto con una persona positiva al virus e da oggi si cominciano a fare i testi sierologici, per ora solo in alcune città, per avere più informazioni sulla diffusione dell’epidemia.

Ovviamente gli italiani qui residenti sono un po’ preoccupati per questa strategia, ma la maggioranza della popolazione ceca non vive quello che si è vissuto e che si sta vivendo in Italia. La strage, soprattutto di anziani, che ha colpito in special modo la Lombardia qui è vissuta come una cosa lontana, cosi come in Italia si viveva quanto accadeva in Cina a gennaio e a febbraio come una cosa lontanissima che mai sarebbe arrivata in Europa.

Speriamo che non si commetta lo stesso errore fatto in diversi paesi del mondo, cioè mettere l’economia e i mercati al di sopra della vita umana, come ben viene spiegato nella dichiarazione #SaluteDirittoUniversale.

Speriamo che nonostante le crescenti pressioni che vengono dal mondo economico non crescano anche i contagi. Speriamo che il governo ceco nelle sue decisioni continui ad ascoltare i moniti che vengono dalla comunità scientifica, cosi come ha fatto fino a oggi.

Speriamo…. la parola più pronunciata in questi giorni. Parola che da una parte esprime l’angoscia, la fragilità e l’incertezza che viviamo in questo momento e dall’altra il grande bisogno che abbiamo di futuro. Se agiremo con coerenza sicuramente tutto andrà bene.

Categorie: Internazionale, Opinioni, Salute
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