Andrea Ascari di Fridays For Future: “Non possiamo permetterci di stare fermi”

10.04.2020 - Thomas Schmid

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Tedesco

Andrea Ascari di Fridays For Future: “Non possiamo permetterci di stare fermi”

Coronavirus, emergenza climatica e ambientale, ruolo e prospettive dei movimenti per il clima. Ne parliamo con Andrea Ascari, attivista di Fridays For Future Milano.

L’emergenza climatica è sparita dal dibattito pubblico e dai mass media. Si parla solo del coronavirus. Cosa possiamo fare per riportare già adesso il clima in primo piano?

L’emergenza coronavirus è un’espressione di quella che è l’emergenza climatica e ambientale, anche se non viene presentata come tale. Quello che possiamo fare è evidenziare questa interconnessione tra le due emergenze, cercando di portare avanti un modello di pensiero che considera ogni avvenimento o espressione come il risultato di diversi fattori e che quindi non può essere compreso se non comprendendo anche i fattori che l’hanno causato. Chi riconosce il legame tra emergenza coronavirus ed emergenza climatica deve impegnarsi nel diffondere le informazioni necessarie per permettere a sempre più persone di collegare i due fenomeni. Bisogna sfondare quel muro di psicosi collettiva che questa pandemia ha generato, accompagnando l’informazione scientifica a quella filosofica, con un atteggiamento propositivo e fornendo la prospettiva di un mondo migliore per tutti, che può nascere solo dalla somma delle piccole azioni di ogni singolo individuo.

Per il 24 aprile era prevista il prossimo grande sciopero globale per il clima. E’ saltato tutto, o ci saranno degli eventi virtuali?

La manifestazione è saltata, poiché ovviamente non possiamo tornare così presto a concentrarci nelle piazze, magari con i numeri delle manifestazioni dell’anno scorso, anche se in teoria ora del 24 aprile le misure preventive riguardo al contagio dovrebbero rilassarsi un po’. Noi però non possiamo permetterci di stare fermi e stiamo quindi organizzando uno sciopero online, cercando e sperimentando una comunicazione alternativa, che sia di impatto e che rinnovi l’attenzione delle persone verso il tema climatico e ambientale. Sono settimane intense queste, perché stiamo cercando di organizzarci a livello nazionale per portare avanti una strategia comune per quel giorno. Sono tante le proposte dei vari gruppi locali per la costruzione di questa giornata, ma la difficoltà sta nel far sentire le persone partecipi a un evento mondiale stando chiuse in casa, vedendo quello che succede fuori attraverso lo schermo del proprio cellulare.

Come giudichi le misure prese finora dal governo italiano riguardo ai cambiamenti climatici e cosa secondo te andrebbe fatto una volta superata l’emergenza sanitaria?    

Sono molto deluso dalla totale assenza di misure messe in campo dal nostro governo per far fronte ai cambiamenti climatici. Dopo le manifestazioni dell’anno scorso avevano promesso un’attenzione particolare per l’ambiente e il clima, ma di fatto sono rimaste parole vuote: la nuova finanziaria ha confermato 474 milioni di incentivi per i combustibili fossili, che andranno principalmente a Eni ed Edison, che sono ben di più di quelli che l’Italia dovrebbe ricevere dall’Europa per il Green New Deal. Oltre a finanziare le attività legate ai combustibili fossili, continuano anche le grandi opere inutili come il TAV, l’ampliamento dell’infrastruttura stradale e più in generale il consumo di suolo: tutte attività controproducenti, che aggravano ulteriormente la condizione di questo pianeta che ci ospita e permette la vita. Se il nostro sistema sanitario è andato in crisi per qualcosa di invisibile, mi domando come faremo a gestire la crescente intensificazione di eventi climatici estremi e tutto quello che ne deriva. Per questo dovremo lavorare per riportare la sanità pubblica alla resilienza di un tempo, trasferendo le risorse che negli ultimi 40 anni sono state destinate alla sanità privata – efficace solo per chi se la può permettere – nella tutela della salute di tutti, senza distinzioni, impegnandosi a cancellare la corruzione tipica del pensiero capitalista individualista e avido.

Che legame vedi tra disastro ambientale e coronavirus?

Ne vedo uno che la scienza è in un qualche modo riuscita a spiegare: la continua espansione dell’uomo a scapito dell’ambiente e delle altre forme di vita ha intaccato quei pochi spazi che ancora rimangono immacolati e costituiscono l’habitat di specie animali con cui raramente veniamo in contatto. Quando questo accade può verificarsi uno “spillover” dei virus da una specie all’altra. L’altro legame è se vogliamo più filosofico: se si considera il pianeta nella totalità della vita che lo abita e nelle relazioni che intercorrono tra le diverse forme di vita, il virus è una sorta di reazione che punta a ristabilire un equilibrio. La Terra ha visto un’evoluzione di miliardi di anni, alla ricerca di un equilibrio che si può raggiungere solo quando ognuna delle parti presenti è in simbiosi con le altre. Quando una parte tende, però, a prevaricare sulle altre, i meccanismi naturali di ricerca di questo equilibrio si innescano.

Una domanda più personale: come hai reagito a questa situazione destabilizzante provocata dall’emergenza sanitaria? Come passi le giornate chiuso in casa?

Devo dire che è stata, ed è tuttora, abbastanza dura. Normalmente sono sempre in giro in bicicletta ricercando il più possibile il contatto con la natura e stare chiuso in casa è una costrizione a cui non ero abituato. Continuo però a sforzarmi di vedere il lato positivo anche in questo: almeno non sono una vittima del virus. Le mie giornate le passo lavorando part-time come sviluppatore software, che è l’attività che mi permette di mantenermi, e poi dedicando l’altra metà della giornata a quello che mi piace o che penso abbia un senso al di fuori di me stesso. Sto cercando di leggere il più possibile e di mantenere il mio impegno come attivista, faccio esercizio (non troppo) e cerco di pianificare la mia vita post-coronavirus.

Una nota di ottimismo? Come possono i movimenti per il clima influire nella direzione di un’azione forte sui cambiamenti climatici senza aspettare il disastro?

Penso che l’ottimismo richieda uno sforzo attivo per nascere e crescere; è un seme che va coltivato. In queste settimane di distanziamento sociale stiamo imparando quanto sia necessario concentrarsi sulle piccole cose che pensiamo siano dovute e spero che questa consapevolezza arrivi fino alla questione dei cambiamenti climatici. Vedo l’amore crescere in questa situazione difficile, anche se i media cercano di metterci l’uno contro l’altro con la caccia all’untore e la colpevolizzazione dell’individuo, ma l’amore potrebbe essere la spinta giusta per rendere consapevole un numero sempre maggiore di persone.

La cultura dell’odio non può andare avanti, perché non fa altro che rallentarci in questa corsa sfrenata contro il tempo. I movimenti per il clima lo sanno, perché l’amore per la Terra è alla base della loro lotta e stanno pian piano convergendo in un unico fiume di persone sempre più determinate a salvaguardare la vita su questo pianeta. Le diverse prospettive dei movimenti ambientali e climatici nati negli ultimi anni permettono a sempre più persone di trovare il loro posto in questa battaglia, secondo le loro convinzioni e le strategie scelte per ottenere risultati. Questa consapevolezza non può che crescere, perché ormai i fallimenti del nostro “modello di sviluppo” sono visibili anche a chi si ostina a non vederli. Con la crescita della consapevolezza cresceranno anche i risultati che riusciremo ad ottenere, fino a che anche l’ultimo ostacolo cadrà e potremmo vivere veramente in armonia con il pianeta e gli altri esseri viventi che lo abitano.

Categorie: Ecologia ed Ambiente, Interviste
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