Adesso dobbiamo respirarci dentro!

28.04.2020 - Brigitte Cano

Quest'articolo è disponibile anche in: Francese

Adesso dobbiamo respirarci dentro!
(Foto di Riccarda Montenero - tutti i diritti riservati)

In questo momento così particolare che stiamo vivendo, talmente fuori dall’ordinario, più di 2 miliardi di persone recluse stanno vivendo la stessa esperienza comune, che è probabilmente una prima assoluta nella storia dell’umanità.

Un calvario doloroso e tragico che sconvolge il nostro mondo interiore, la nostra vita quotidiana, le nostre abitudini, le nostre relazioni, il nostro modo di vivere, le nostre convinzioni, le nostre conquiste, i nostri corpi, i nostri pensieri, i nostri animi, ma anche il tempo e lo spazio.

Dentro, fuori, niente è al suo posto! Con questo sconvolgimento quasi totale, forse tutti noi, questi 2 miliardi, probabilmente stiamo condividendo le stesse emozioni. Così ho chiesto ad alcune persone a me care di farsi portavoce di queste importanti emozioni. Non una semplice testimonianza, ma un percorso di comprensione condivisa che può aiutarci a uscire da una crisi emozionale.

Riccarda Montenero è un’artista interdisciplinare, si dedica alla fotografia, alla scultura, all’arte digitale e al cinema, e si pone in un approccio umanista.

Ecco la sua testimonianza

Pressenza : Riccarda, prima della quarantena stavi lavorando sul tema della paura, ed è forse una coincidenza l’arrivo di questo virus che genera molta paura. Puoi parlarci di questo lavoro?

La paura è un tema forte per la sua potente capace di plasmare i nostri comportamenti, di condizionare le nostre vite. Non ci lascia mai: siamo abitati dalla Paura.

Il progetto fotografico del quale mi chiedi, “Abitato dalla paura”, è nato nel 2019 (lo esporrò in Italia entro la fine dell’anno e a Parigi la primavera prossima). È alle paure ataviche che guardo principalmente, e attualmente le sollecitazioni che mi arrivano da questa quarantena da coronavirus mi restituiscono l’immagine di un mondo claustrofobico, di cui parlo nel mio lavoro.

Pressenza : Come vivi e comprendi questa quarantena?

Siamo in una quarantena mondiale. La minaccia del contagio ci spinge a stare a casa e ad aspettare. Il luogo che deve darci protezione, la casa, si trasforma, diventando sempre più simile a una gabbia. Penso a diverse situazioni problematiche, a convivenze difficili, a relazioni violente, da sempre prigioni a un passo dall’esplosione. E penso al dramma di chi non ha un tetto sopra la testa, alle ripercussioni economiche di chi perde il lavoro e di chi non riesce a trovarlo.

Per quanto mi riguarda, la reclusione imposta è sempre una condizione tollerabile. Sto lavorando al progetto “Abitato dalla paura” e per me la solitudine è una condizione estremamente necessaria e produttiva. Anche l’autoisolamento fa parte del mio processo creativo, ma questa volta è un virus a imporre tempi e modalità.

Ritengo inaccettabile che da questa drammatica esperienza non possa nascere una forte coscienza collettiva, con la pretesa di un “cambio di direzione” da parte del sistema politico su temi quali: l’ambiente, la salute, l’educazione, la cultura, la tecnologia e il lavoro.

Quest’ultimo è alla base della dignità umana e del benessere profondo perché genera un senso di appartenenza e contribuisce a dare un significato alla propria vita. Ma il sistema politico ha una visione diversa e globale del mondo, e risponderà con piccoli aggiustamenti alle grandi problematiche emerse. Le nuove risposte dovranno attendere una ribellione globale per un rovesciamento totale del sistema mondiale: bisogna aspettare la rivoluzione.

Pressenza : Come fare con le paure?

Ci sono paure grandi e piccole. Occorre prendere le distanze dalla paura, guardarla negli occhi, conoscerla e individuare gli strumenti e le strategie per superarla.

La reclusione ci allontana dagli altri e riduce i nostri spazi di libertà; ci impone un tempo nuovo, diverso, in uno spazio che potrebbe gradualmente diventare soffocante. Possono emergere debolezze e paure: il peso della solitudine, l’intolleranza per gli spazi condivisi senza sosta, il sentimento di inadeguatezza, la paura di tornare nel mondo esterno, ecc.

Abbiamo una grande opportunità: trasformare la nostra negatività in positività. Sarà molto interessante sentire come ci riapriremo al mondo quando respireremo di nuovo all’aria aperta. Ma per ora dobbiamo respirare dentro di noi.

Oggi domina la disperazione per l’alto numero di morti; lo sgomento e il dolore inconsolabile delle famiglie private crudelmente dei propri cari, senza un ultimo sguardo, senza un’ultima carezza.

Pressenza : Come vedi la fine della crisi?

Questa crisi ci offre un grande potenziale di cambiamento della realtà, e questo dipende molto dall’impegno e dalla volontà di mettersi in gioco: dal discernimento dei valori importanti alla pratica di strumenti e strategie per aggrapparsi alla felicità.

La quarantena ha evidenziato – tra le svariate critiche sociali – la disparità di accesso alle tecnologie digitali da parte delle fasce meno privilegiate: l’istituzione educativa è alla base della formazione dell’individuo, ed è quindi fondamentale rendere più attuale e democratica la formazione dei giovani attraverso l’uso di strumenti digitali, il cui potenziale renderebbe il rapporto studente/insegnante più stimolante e creativo.

In questa drammatica situazione che si è venuta a creare, per avere una visione positiva bisogna affrontare il tema della vita e del senso della vita.

Questo è ciò su cui lavorerò, una sorta di fotografia del tempo che stiamo attraversando con questa domanda.

Pressenza : Ci puoi spiegare come e dove andrai a cercare questa “immagine” della paura?

Si ottiene pensando alla natura umana, forte e fragile; osservando la forza creativa della mancanza, della separazione, della distanza; guardando dentro e fuori da sé per stimolare l’immaginazione e nutrire la forma.

Pressenza : La paura di oggi modifica, amplifica, nutre la tua creazione oppure no? E perché?

I risultati dell’esperienza drammatica sul coronavirus sono già presenti nel progetto “Abitato dalla paura”, lanciato lo scorso anno: i concetti, i sentimenti e le emozioni hanno già una loro fisionomia, il progetto è in fase avanzata.

Riccarda Montenero si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Lecce e si è laureata in Architettura all’Università di Torino. Nei giardini del Palazzo Reale del capoluogo piemontese sono collocate due sue grandi opere. Oltre a esporre e partecipare a mostre ed eventi culturali in Italia e all’estero, a rassegne di cine-video-arte , porta avanti una collaborazione con artisti e intellettuali che sfocia in pubblicazioni editoriali e performance interdisciplinari. Nel 2011 ha partecipato alla 54ᵅ edizione internazionale della Biennale di Venezia, Padiglione Italia (Piemonte) a cura di Vittorio Sgarbi. Nel 2018 fonda “Liberté. Femmes magiques”, il duo artistico nato dal sodalizio con Faé A. Djéraba. Vive fra Torino e Parigi.

Link al sito web: https://riccardamontenero.com


Testimonianze precedenti:

 

De quoi sommes-nous contagieux ?

Se retrouver dans le vide…

On a un virus dans le corps ?

Traduzione dal francese di Chiara De Mauro

Categorie: Cultura e Media, Europa
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