Setsuko Thurlow: “Il mio attivismo anti-nucleare e la mia spiritualità sono la stessa cosa”

06.03.2020 - Juana Pérez Montero

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Setsuko Thurlow: “Il mio attivismo anti-nucleare e la mia spiritualità sono la stessa cosa”
(Foto di Álvaro Orús)

La hibakusha (termine giapponese che denota i sopravvissuti al bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki, N.d.T.) Setsuko Thurlow ha testimoniato centinaia, forse migliaia di volte, su come ha vissuto quel 6 agosto del 1945 a Hiroshima, le settimane successive, la seguente discriminazione delle vittime. Volevamo che questa volta ci raccontasse in una breve intervista – che apprezziamo molto dato il suo stato di salute – come concilia il suo attivismo anti-nucleare con la sua spiritualità dichiarata.

Come sei arrivata all’attivismo e a farne lo scopo della tua vita?

Ci è voluto molto tempo, non è semplicemente successo. Abbiamo vissuto tutti insieme l’esperienza di Hiroshima e, dopo 15 anni di guerra, finalmente è arrivata la pace. E siamo contenti che Hiroshima sia diventata la città della pace, tutti volevano la pace, niente più guerra. Quindi tutti hanno promesso la pace e tutti volevamo fare una promessa alle persone care, che la loro morte non sarebbe mai stata vana. Volevamo assicurarci che questa mentalità avrebbe continuato e cresciuta negli anni, ma le esperienze sono state molto diverse.

Nel mio caso, dopo la laurea, sono arrivata negli Stati Uniti nel 1954. Poi mi è stata chiesta un’opinione sul test che gli Stati Uniti hanno fatto con la bomba all’idrogeno, che ha causato problemi ambientali e umani nel Pacifico del Sud, e questo mi ha fatto infuriare perché avevamo già abbastanza problemi a Hiroshima e a Nagasaki. Eppure, ancora una volta gli Stati Uniti non si sono pentiti di ciò che avevano fatto e hanno continuato a fare test, segno che volevano produrre sempre più armi nucleari. Poi ho capito che dovevamo prepararci e mi sono detta: “Facciamo la nostra parte e continuiamo a parlare dell’esperienza orribile, quell’esperienza disumana che non avrebbe mai dovuto essere spiegata”.

In uno dei tuoi interventi hai parlato della conversione al cristianesimo. Che legame ha con il tuo attivismo?

Nel mio caso, come puoi vedere, è successo nel 1954, quando sono arrivata negli Stati Uniti e mi hanno chiesto cosa pensavo del fatto che avrebbero continuato a testare nuove armi. Penso che quello sia stato l’inizio della mia azione formale come attivista. La mia conversione al cristianesimo però è avvenuta prima, perché dopo quell’esperienza orribile tutti cercavano il significato dell’esistenza. Avevo davvero milioni di domande: se Dio è un Dio d’amore, perché permette che accada una tale mostruosità? Inoltre gli Stati Uniti erano considerati un paese cristiano e il cristianesimo era la religione del popolo americano. Quindi ero molta confusa e mi sono posta molte domande diverse.

Ho trovato insegnanti delle scuole superiori ai quali ho posto molte domande e che hanno mostrato grande pazienza e comprensione; mi hanno supportato molto e dopo diversi anni ho potuto dire che volevo unirmi alla chiesa e per me ciò significava che sarei diventata un membro della Chiesa cristiana e che ero una figlia di Dio. Questo significa che tutti gli esseri umani sono miei fratelli e sorelle, un senso del mondo, un senso di solidarietà con qualsiasi altro essere umano, che ti permette di sapere dove sei nel mondo, qual è la tua responsabilità, qual è il tuo rapporto con il mondo.

Quindi la mia coscienza sociale è nata molto tempo dopo il mio ingresso nella chiesa. Naturalmente, altre persone possono dire lo stesso della chiesa buddista o di altre religioni. Nel mio caso, essendo una studentessa in una scuola cristiana, in un ambiente di grande sensibilità, questo mi ha aiutato, mi ha aiutato a guarire dall’orrore della bomba atomica. Quindi l’esperienza [spirituale] è stata la prima. Dopo di che ho finito l’università e sono andata negli Stati Uniti. Senza dubbio, il mio attivismo in un movimento anti-nucleare è inseparabile da quello spirituale, è la stessa cosa. Puoi chiamarlo più spirituale. Oh sì, sì, fratellanza, fratellanza della nostra comunità, della comunità umana.

Traduzione dallo spagnolo di Cecilia Bernabeni

Vídeo: Álvaro Orús

Categorie: Interviste, Pace e Disarmo, Umanesimo e Spiritualità
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