Per chi suona la campana del coronavirus?

10.03.2020 - Olivier Turquet

Per chi suona la campana del coronavirus?
(Foto di Archivio Pressenza)

Chissà perché gli esseri umani fanno, sentono e pensano cose interessanti quando si sentono in pericolo.

Meglio, quando si manifesta il fenomeno che ci accomuna tutti e che la società contemporanea ci invita a rimuovere: la morte. Di solito lo facciamo quando sentiamo la sorella avvicinarsi o quando avvengono eventi straordinari.

Quanti sono i morti oggi?

I nostri morti, perché finché son quelli degli altri ci interessano meno.

Ogni morte di un essere umano mi diminuisce perché io sono parte dell’Umanità; perciò non chiedermi per chi suona la campana, essa suona sempre per me.

Non abbiamo mai vissuto, qui da noi, nulla di simile a quel che sta accadendo; personalmente mi sono trovato, nel corso della mia vita, in situazioni difficili. Ma dentro un’epidemia non c’ero mai stato.

C’è un’aria di incertezza tra le persone che frequento normalmente, ma anche una presa di coscienza delle priorità.

I disastri servono a questo: a riflettere sulle priorità, sui comportamenti, sulle cose veramenti importanti della vita. Servono a riflettere sul senso della vita.

Quanti sono i morti oggi?

Ci siamo coccolati con l’illusione che, all’inizio, morissero solo le persone già malate; quante volte ce l’hanno ricordato in modo rassicurante in TV? Ed è anche parzialmente vero ma non risolve il problema. C’è un caso a due chilometri da casa mia, uno di là e uno di qua. I vicini si mantengono a una prudente distanza.

Basta un virus per attaccare le nostre abitudini, far impazzire le borse, mettere in crisi la struttura sociale di un paese?

Quanti sono i morti oggi?

Lo vogliamo chiedere a chi ha preferito comprare F-35 invece che aumentare i posti letto? Forse meglio chiederlo a chi pensa che le persone non sono importanti e che ride dei “simpatici umanisti” che dicono nulla al di sopra dell’Essere Umano e nessun Essere Umano al di sotto di un altro. A chi pensa che tutti hanno un prezzo.

Quando avrete seccato l’ultimo fiume e bruciato l’ultima prateria, allora vi accorgerete che i soldi non si mangiano.

Quanti sono i morti oggi?

Oggi i morti sono gli stessi di ieri e di domani, son quelli dimenticati delle tot migliaia di bambini morti di fame ogni giorno di cui i mass media non parlano mai.

Ma siccome i responsabili di quei morti stanno qua, nel primo mondo, non fa male questo piccolo supplemento a ricordarci la frase di John Donne che ho citato prima, che ci ricorda che facciamo parte di una sola umanità e che non ci sono morti di serie A e morti di serie B.

E non fa male ricordare che c’è buona gente che l’ha già detto da tempo che i soldi non danno la felicità e che occuparsi del senso della vita di ognuno di noi e di tutti è infinitamente più importante delle squallide relazioni basate sul potere, sul prestigio, sui soldi; come ci ricorda il detto apachi.

Abbiamo un pianeta da curare, abbiamo da creare condizioni sociali migliori, levare persone dalla fame, confortare chi è spaventato, essere sinceramente felici e molte altre cose importanti da fare che ognuno di noi può facilmente immaginare.

L’epidemia ci sta dando una scossa e forse, involontariamente, un aiuto: approfittiamone !!

Categorie: Europa, Internazionale, Opinioni, Umanesimo e Spiritualità
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