Il Ministro delle Finanze canadese presenterà il bilancio il 30 marzo. I gruppi chiedono un budget eco-responsabile

12.03.2020 - Montreal - Anne Farrell

Quest'articolo è disponibile anche in: Francese

Il Ministro delle Finanze canadese presenterà il bilancio il 30 marzo. I gruppi chiedono un budget eco-responsabile

“Per liberarci dai combustibili fossili, i limitati fondi pubblici non dovrebbero essere utilizzati per fornire enormi sussidi alle aziende responsabili del mancato raggiungimento dei nostri obiettivi climatici” ha dichiarato Julia Levin, direttrice dei programmi per il clima e l’energia presso la Difesa dell’ambiente. Il governo federale deve invece investire nella creazione di posti di lavoro stabili e rispettosi dell’ambiente, e nei cambiamenti necessari a preservare la solidità e la prosperità delle comunità.

Il ministro delle Finanze canadese Bill Morneau ha annunciato mercoledì pomeriggio 11 marzo, durante lo svolgimento delle interrogazioni alla Camera, che il bilancio del governo federale sarà presentato il 30 marzo.
All’inizio della giornata, dopo aver annunciato il pacchetto di aiuti di 1 miliardo di dollari per il COVID-19, Justin Trudeau ha dichiarato che questi soldi saranno presi in considerazione nell’elaborazione del budget.

“La posizione fiscale che abbiamo mantenuto e migliorato negli ultimi anni è molto importante per la nostra capacità di affrontare le sfide [economiche]. Ecco perché sono molto lieto di rispondere a queste sfide nel bilancio 2020”, ha dichiarato Bill Morneau. (TVA Nouvelles)
Questo è il primo bilancio federale per il 2020, l’anno che secondo gli scienziati di tutto il mondo segna l’inizio del decennio dell’ultima possibilità di prevenire i disastri climatici.

Nel pomeriggio di mercoledì 11 marzo, i rappresentanti delle comunità del lavoro, dei popoli originari, della fede, dell’ambiente e della giustizia sociale hanno chiesto al governo federale di aumentare in modo sostanziale i finanziamenti e i programmi necessari per costruire un’economia verde e per ridurre drasticamente le emissioni di carbonio.
“Questo è il primo bilancio di un nuovo secolo, un secolo che vedrà una trasformazione nel modo in cui il mondo userà l’energia, costruirà comunità e affronterà le conseguenze di un sistema economico che ogni giorno si allontana dalle esigenze delle persone e della natura” ha detto Catherine Abreu, Senior Director del Climate Action Network del Canada, che riunisce 120 organizzazioni della società civile che lavorano sul cambiamento climatico e sull’energia pulita. Il cambiamento è inevitabile, e il Canada si trova a un bivio: o investe nella sua gente e si assume la responsabilità del cambiamento, oppure continua a stare fermo a guardare il treno che passa.

Lindsey Bacigal, Direttore della Comunicazione per l’Azione per il Clima Indigeno, ha espresso la necessità di integrare i diritti e la sovranità dei popoli originari nelle discussioni sulle soluzioni alla crisi climatica. “In questo bilancio, ci deve essere un maggiore riconoscimento delle soluzioni che sono completamente staccate dall’economia di mercato e che riflettono i diritti delle popolazioni originarie. Ci devono essere soluzioni praticabili che diano potere alle comunità, valorizzino le conoscenze tradizionali e l’ontologia, e investano in soluzioni locali basate sulla restituzione delle terre e delle risorse.

Mentre i principali sindacati canadesi hanno chiesto la creazione di un programma nazionale di riqualificazione, che dimostrerebbe l’impegno del governo federale nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici del settore energetico, come altri.
Secondo Ken Bondy, rappresentante nazionale di Unifor, “Un programma di riqualificazione nazionale è una delle componenti essenziali per una giusta transizione. Unifor promuove la formazione professionale che tutela la conoscenza dei mestieri tradizionali e fornisce la possibilità di creare posti di lavoro nel settore delle energie rinnovabili. La transizione verso un’economia eco-responsabile è la grande sfida del nostro tempo. E per realizzarlo, avremo bisogno del contributo e del sostegno dei lavoratori e delle lavoratrici, altrimenti non sarà possibile”.

“Una transizione di successo verso un’economia eco-responsabile richiede che il Canada protegga i posti di lavoro”, dice Julee Sanderson, 1° Vicepresidente Nazionale dell’Unione Canadese dei Lavoratori Postali. “È responsabilità del movimento operaio garantire che i lavoratori di questi settori non vengano lasciati indietro, che siano formati per la riqualificazione e sostenuti per sé e per le loro famiglie”.
I gruppi religiosi hanno anche espresso chiaramente il desiderio di vedere dei fondi nel bilancio indirizzati verso un’azione ponderata sulla crisi climatica.

“Per noi, il cambiamento climatico influenza l’essenza stessa di chi siamo e di come viviamo in un mondo creato da Dio”, spiega Karri Munn-Venn, analista politico senior con Citizens for Public Justice. “Esortiamo il governo a investire in una giusta transizione verso un’economia modernizzata e diversificata che riduca le emissioni di carbonio, crei posti di lavoro sicuri e responsabili dal punto di vista ambientale e promuova il benessere di tutte le persone, soprattutto delle popolazioni storicamente emarginate”.
Infine, Toby Sanger di Canadians for Fair Taxation osserva che il governo federale ha accesso al denaro necessario per l’azione a favore del clima attraverso una varietà di canali. “La transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio richiede miliardi di dollari. Possiamo ottenere il denaro di cui abbiamo bisogno attraverso una tassazione equa. La giustizia climatica deve andare di pari passo con la giustizia fiscale”.

 

Traduzione dal francese di Raffaella Forzati

Categorie: Economia, Nord America
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