Cermis: la strage è rimasta impunita

02.02.2020 - Gianni Monti

Cermis: la strage è rimasta impunita

Febbraio 1998 val di Fiemme, Dolomiti del Trentino. Un aereo degli Stati Uniti, durante un’esercitazione della NATO, volando troppo basso e a velocità eccessiva, trancia il cavo della funivia del CERMIS. La cabina precipita : 20 morti.

E’ il primo pomeriggio del 3 Febbraio 1998. Dalla base aerea di Aviano decolla un aereo USA per un volo di addestramento a bassa quota in previsione dell’attacco alla Serbia. Ai comandi il capitano R. Ashby, navigatore il capitano Schweitzer, agli strumenti elettronici altri due membri dell’equipaggio.

Il volo è stato pianificato in tutti i dettagli la sera prima, con estrema precisione. Da tempo, in seguito a ripetute proteste della popolazione per le manovre spericolate anche a bassa quota e ad alta velocità, è stata stabilita un’altezza minima dal suolo di 610 metri e una velocità massima di 830 Kmh.

L’aereo decolla. Il capitano Ashby è alla sua ultima missione in Italia prima di tornare negli Stati Uniti e si è portato una videocamera per filmare e portarsi a casa un ricordo. Al processo dirà : “Tutti giravano video durante le missioni sulle Dolomiti, venivano mostrati nella sala comune, non c’era nulla di male “.

L’aereo si avvicina alla val di Fiemme, tocca più volte i 1000 Kmh ed entra in valle a 260 metri di quota, mantiene la velocità e si abbassa sotto i 150 metri. Alle 15.13, all’altezza di 110 metri dal suolo, impatta sul cavo della funivia del CERMIS e lo trancia di netto. La cabina con 20 persone a bordo precipita e si schianta al suolo. Muoiono tutti.

Il resto è cronaca giudiziaria. Ma non solo.

Il velivolo, ricondotto alla base aerea di Aviano, danneggiato ma ancora in grado di volare, era già pronto per essere smontato e riparato ma i giudici di Trento emanarono immediatamente l’ordine di sequestro dell’aereo e sulla coda furono trovati pezzi del cavo troncato.

Ci fu un processo ma non fu celebrato in Italia. Il governo degli Stati Uniti si appellò alla convenzione di Londra del 19/6/1951 alcuni articoli della quale stabiliscono che i reati commessi dai militari della NATO nel territorio di un Paese dell’alleanza diverso dal proprio devono essere giudicati da un tribunale della nazione di appartenenza. Il processo si svolse quindi negli Stati Uniti e fu una farsa. I due imputati, il pilota e il navigatore, nonostante le prove schiaccianti che dimostravano la loro piena colpevolezza grazie ai tabulati di volo, furono assolti.

Solo un secondo rapido processo espresse una condanna. Sull’aereo era stata ritrovata la videocamera che era servita per il filmato amatoriale. Ma la cassetta registrata non c’era. Al suo posto c’era una cassetta vuota e le successive indagini dimostrarono che Ashby e Schweitzer avevano provveduto a far sparire una prova assai pericolosa per loro. E’ per questo motivo che furono condannati a una pena assai lieve (pochi mesi di carcere) e all’espulsione dalle forze armate degli Stati Uniti. Per essere venuti meno alla lealtà dovuta al loro Paese. Non per aver ucciso 20 persone.

Dopo la vicenda giudiziaria il capitano Ashby, il pilota, ha guidato jet privati di miliardari americani. Schweitzer, il navigatore, ha tenuto dei corsi per insegnare ai militari americani come superare lo stress traumatico che colpisce i reduci.

Il trattato di Londra è rimasto tale e quale e così pure il regolamento che disciplina il funzionamento delle basi USA in Italia.

Gianni Monti

Assemblea Beni Comuni Diritti

Categorie: Europa, Pace e Disarmo, Politica
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