Grazie, una parola contro la violenza

18.01.2020 - Maria Giovanna Farina

Quest'articolo è disponibile anche in: Tedesco

Grazie, una parola contro la violenza
(Foto di Paola Giordano – particolare da “Stress”)

Ci sono parole come Grazie capaci di aiutare il mondo a rinnegare la violenza: tutti dovremmo diffondere la cultura del ringraziamento come strumento di pacifico equilibrio tra noi esseri-nel-mondo.

Durante le interviste si sente spesso pronunciare una frase per cui il personaggio dello spettacolo ringrazia chi ha permesso il realizzarsi del suo successo, in un diverso contesto durante il telegiornale una madre ringrazia pubblicamente il medico per aver salvato la vita al proprio figlio. Il grazie non è solo una parola dettata dalla buona educazione, ma un termine che va oltre le regole per rimandare ad un significato profondo. Quando diciamo grazie riconosciamo qualcosa di importante, diamo valore al buono, al prezioso, al “dono” che qualcuno ci ha fatto. Nel ringraziamento l’altro è importante, gli riconosciamo un ruolo fondamentale nella nostra vita e con questa azione diamo valore anche a noi stessi. In questo modo entriamo in una relazione di riconoscimento reciproco, andiamo incontro all’altro che ci è venuto incontro.

Socrate, uno dei più grandi filosofi della filosofia occidentale, studioso dell’interiorità e considerato dall’Oracolo di Delfi il più sapiente di Grecia, visse cinque secoli prima di Cristo e ci dette una grande testimonianza di cosa significhi essere grati verso un altro essere umano. Ancor più perché la persona in questione era di sesso femminile e, considerando l’epoca, questa fu una dimostrazione di grande impatto culturale. Mi riferisco al celebre dialogo Simposio redatto dal discepolo Platone. Lo scritto tratta il tema dell’amore universale dove durante un banchetto si celebra Eros, la sua nascita e le sue molteplici manifestazioni nel mondo. Socrate nel dialogo dice che: “Il discorso su Amore che una volta ascoltai da Diotima, una donna di Mantinea, la quale era sapiente in queste e in molte altre cose (…) ed è proprio lei che mi istruì sulle cose d’amore”. La sacerdotessa Diotima, dunque una donna, fu colei che fece dono al filosofo della conoscenza dell’amore, ricordandola egli riconobbe pubblicamente il valore di quel dono ricevuto e con questo riconoscimento pronunciò un eterno grazie giunto fino a noi. Un grazie fattosi incontro con il sentimento più alto a cui un essere umano possa ambire. Non possiamo che essere grati all’amore universale ed essendolo abbracciamo un modello di vita ecocompatibile: solo lasciando vivere l’amore nelle nostre relazioni saremo portati a non inquinare, a non prevaricare, a non farci la guerra… a vivere in pace perché sotto l’egida di Eros.

Purtroppo non sempre le persone ringraziano, per alcuni il grazie è superato. Forse si crede che ringraziando ci si possa mettere in una condizione di subalternità, invece questa parola pone in luce una dote fondamentale come l’umiltà. Chi è umile non è sottomesso, anzi è una persona in grado di riconoscere i propri limiti e per questo è un essere umano sulla strada della crescita. Ringraziare è un antidoto naturale contro l’arroganza, ringraziare è andare incontro all’altro, è guardarsi negli occhi per dialogare, è vivere un contatto reale. Ringraziare è un rendere omaggio a chi ha saputo riconoscere la nostra capacità. Ringraziare è quindi una parola che esclude ogni forma di aggressività: è un dire no alla violenza, è dichiarare di essere una persona che richiede e dà rispetto. Ringraziare è un dono, il più grande.

Categorie: Nonviolenza
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