Dalla realtà unica all’unica realtà

23.11.2019 - Jordi Jiménez

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Francese, Tedesco, Catalano

Dalla realtà unica all’unica realtà
(Foto di Nathan-Dumlao)

Le situazioni sociali di oggi sono molto complesse e molto mutevoli. Stiamo assistendo a una rapida destrutturazione, in cui non sappiamo più come funzionano le cose o cosa succederà domani. In questa incertezza, i gruppi sociali si scontrano, i popoli affrontano i loro governanti e anche i potenti lottano tra di loro, usando i popoli per i loro interessi e così approfondiscono ulteriormente la destrutturazione sociale.

In ogni confronto sociale tendiamo ad aderire o a sentirci più vicini a una delle parti in causa. Quindi spieghiamo la situazione da quel punto di vista e comprendiamo i motivi e le giustificazioni di quella particolare posizione, perché è simile al nostro modo di pensare e di sentire. Ma presto troviamo qualcuno che aderisce all’altra parte e per il quale la questione è completamente diversa, le sue spiegazioni si oppongono alle nostre e le sue giustificazioni ci sembrano un’aberrazione assoluta. Come è possibile che davanti a qualcosa di così “evidente” ci sia qualcuno che la vede in modo così contrario e “illogico”?

Il problema nasce da una convinzione che è fortemente radicata in tutti noi: crediamo che la realtà sia una sola, crediamo che la realtà sia unica. Noi crediamo che le cose “siano” solo in un modo, anche quando la realtà ci mostra continuamente che sono in diversi modi, ci mostra che essa stessa è varia e diversa.

Qualsiasi fenomeno personale o sociale viene osservato sempre e comunque da un punto di vista, da una prospettiva. Non è possibile osservare qualcosa in modo oggettivo, senza farlo cioè da una qualche posizione (ideologica, emotiva, esperienziale, ecc.). Se crediamo che la realtà sia unica, pensiamo di poterla osservare in modo oggettivo, quale “è”, come se fosse solo in un modo, che, naturalmente, è quello che vediamo noi. Per questo motivo, quando ci imbattiamo per la prima volta in una visione della realtà che è completamente opposta ala nostra, la sensazione più forte è quella di sorpresa.

La credenza sulla realtà unica è un’illusione, una fantasia della nostra coscienza e gli eventi ce lo mostrano ogni giorno.

Potremmo dire, metaforicamente, che il punto di vista è una prospettiva spaziale di ciò che osservo, un angolo da cui guardo le cose. Da questa angolazione c’è tutta una realtà ben strutturata, razionale, giustificata, sentita e coerente. Dal punto di vista da cui guardo le cose tutto ha un significato e una spiegazione; ciò che sta accadendo è perfettamente chiaro perché i miei ricordi e le mie percezioni attuali coincidono in una storia ben organizzata che dà senso a ciò che vedo. A volte, però, vedo cose che non si adattano alla mia narrazione degli eventi. Resto a osservare quel fenomeno che non si adatta alla mia prospettiva e se mi lascio andare, senza rendermene conto e quasi involontariamente, finisco per entrare in una nuova prospettiva da cui quello che vedo ha ancora senso, ma c’è un’altra storia che lo spiega. La mia confusione aumenta, mi sento instabile. Sono uscito dalla mia cornice mentale (il mio punto di vista) e per un momento ho visto le cose da una prospettiva diversa, ho “visto” un’altra storia, quella che degradavo fino a qualche tempo fa, ho constatato che anche quest’altro sguardo ha il suo significato, ha la sua realtà.

Cosa mi sta succedendo? Non capisco niente. Com’è possibile che ora io possa comprendere, in qualche modo, anche quell’altro sguardo? Credevo che la realtà fosse una sola, ma…..

Questa meravigliosa esperienza di contatto con la realtà reale, diversa e molteplice, produce questo tipo di strane sensazioni. Le produce perché c’è una credenza molto profonda, radicata e illusoria sulla realtà unica che si rompe quando vediamo le cose da un’altra prospettiva, quando ci introduciamo in quel nuovo sguardo e verifichiamo che è reale come il nostro. E questa è l’unica realtà: il mondo è molteplice.

Ora andiamo un po’ più in là. Il punto di vista da cui guardo le cose è sempre guidato da ciò che potremmo chiamare “interesse”. Dietro ogni prospettiva ci sono interessi, cioè, intenzioni, che la motivano. Sarebbero come il motore, l’energia che ci spinge a vedere le cose da quel punto di vista e non da un altro, poiché quel punto di vista coincide con i nostri interessi. L’interesse è la forza che ci tiene legati alla nostra prospettiva. I  nostri interessi sono composti da una miscela di bisogni, desideri, compensazioni, aspirazioni, ecc. Tutti noi cerchiamo qualcosa, desideriamo qualcosa, ci muoviamo in una certa direzione, abbiamo delle intenzioni proiettate nel futuro….. cioè, siamo interessati a certe cose e a certe strade e non ad altre.

L’interesse “filtra” alcuni punti di vista, ci mette in una particolare e parziale prospettiva della realtà. Seleziona alcuni ricordi che si adattano alla storia, seleziona alcune percezioni e ne scarta altre, seleziona argomenti adatti che sono costruiti a partire dalla conclusione a ritroso (non come credevano gli antichi greci) poiché è quella conclusione che deve coincidere con l’interesse e l’argomento gli si adatta. L’interesse è qualcosa di molto più difficile da percepire in se stessi, rispetto al proprio punto di vista. Naturalmente, quando guardiamo agli “altri” cogliamo subito i loro interessi e punti di vista e li rifiutiamo immediatamente, se si oppongono ai nostri. Ma in se stessi è molto difficile percepire la propria prospettiva ed è ancor più difficile percepire gli interessi che filtrano quella prospettiva.

Certamente, i miei interessi non sono né peggiori né migliori degli interessi degli altri e non fanno di me un eroe, ma neanche un codardo.

Perciò, se il nostro interesse fosse quello di risvegliarsi dal mondo dei sogni e vedere una “nuova realtà”, dovremmo metterci in una prospettiva più ampia da cui poter osservare diversi punti di vista su ogni fenomeno, da cui poter veramente entrare in varie prospettive e vederle così come sono, diverse, cercando di comprendere gli interessi, le legittime intenzioni che stanno dietro a ogni posizione senza giudicarle a priori. Questo non significa che non si possa avere il proprio punto di vista sulle cose, che non si possa aderire a una parte o all’altra. Significa cercare di capire come tutte le parti siano un’illusione transitoria e che a tutti noi succede la stessa cosa. Siamo tutti uniti nelle nostre illusioni, nelle nostre passioni, nella nostra meccanicità, ma anche nel desiderio di una vita migliore e nella speranza di superare il dolore e la sofferenza. Quello che ci succede in quanto umani ci unisce.

Traduzione dallo spagnolo di Silvia Nocera

Categorie: Opinioni, Umanesimo e Spiritualità
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