Festival di Locarno 2019: una scuola di formazione politica

04.09.2019 - Vittorio Agnoletto

Festival di Locarno 2019: una scuola di formazione politica

Guida ragionata ai film che arriveranno sui nostri schermi

Il 72° Locarno Film Festival che si è svolto dal 7 al 17 agosto, è stato senza dubbio un appuntamento decisamente “politico” nel senso più nobile e ampio della parola; d’altra parte Lili Hinstin, che ha sostituito Carlo Chatrian alla direzione del festival, ha più volte usato termini politici nelle sue interviste precedenti al festival rappresentando in modo esplicito la sua filosofia “Non siamo militanti, ma è chiaro che un festival diffonde idee, veicola uno sguardo sul mondo”.

Un’affermazione che non è rimasta senza conseguenze: la consueta retrospettiva quest’anno non è stata dedicata ad un singolo regista, ma a come il cinema del XX secolo ha affrontato la vicenda Black. Il titolo era esplicito: “Black Light”.

Questa scelta si è accompagnata alla decisione di lasciare ampio spazio a registi africani, senza rinunciare a lanciare un’esplicita sfida, se non addirittura una contrapposizione, ad altri festival più blasonati ma con un’impostazione molto differente: L’ho deciso su un treno, andando al festival di Cannes e ascoltando i produttori che viaggiavano con me parlare delle scuole dove avrebbero iscritto i loro figli. Sbarcando poi a Cannes – ha dichiarato Lili Hinstin  a “Io Donna” prima dell’inizio del festival – ho visto un mondo di soli bianchi, borghesia che nutre se stessa, così diverso dal quartiere dove vivo a Parigi, dove c’è mescolanza, dove le scuole non sono esclusive e non offrono opportunità solo a pochi. Se vieni dall’Africa non hai lo stesso accesso alle cose del mondo di un parigino. Non è detto che riservare un posto ristabilisca l’equilibrio, ma è un primo passo”

Lili Hinstin è l’unica donna direttrice di un grande festival internazionale del cinema; nel festival da lei diretto non è mancata l’attenzione di genere, il 40% dei film selezionati è stato diretto da donne e la scelta, sottolinea la direttrice, è frutto di una selezione di merito, non di un’astratta ricerca di un equilibrio matematico tra donne e uomini.

L’orientamento culturale di Lili Hinstin non lascia dubbi: il film che ha preceduto l’apertura formale del festival è stato La famosa invasione degli orsi in Sicilia, tra l’altro con la voce di Andrea Camilleri e durante la kermesse il premio Utopia, destinato ad artisti che “con il loro prezioso operato hanno reso realizzabile una grande utopia legata all’universo del cinema”, è stato assegnato a Enrico Ghezzi.

Un festival quindi con un esplicito approccio politico che non si è limitato alla sfera intellettuale, ma che ha ricercato, quasi con ostinazione, di proporre la centralità delle problematiche sociali in un’era segnata da egoismi individuali, collettivi e nazionali; una centralità ottenuta non tanto attraverso documentari, di per sé destinati ad un pubblico limitato e già selezionato, ma attraverso storie, narrazioni e trame capaci di attirare un pubblico ampio e differenziato. Quasi un’operazione didattica di nuova alfabetizzazione culturale di massa in un’epoca segnata dall’imbarbarimento dei rapporti individuali, sociali e da un evidente analfabetismo culturale di ritorno.

Negli articoli che seguiranno – divisi in sette puntate –  mi limiterò a presentare alcuni dei film che a breve, a cominciare dalle rassegne autunnali di Milano e Roma, arriveranno nelle sale delle nostre città, sperando di poter fornire qualche utile chiave di lettura da persona attenta alle dinamiche sociali e culturali, non da esperto di cinema quale non sono. Buona lettura.

  1. Donne che resistono tra poesia e tragedia

Vitalina Varela di Pedro Costa

Mariam di Sharipa Urazbayeva

Les enfants d’Isadora di Damien Manivel

 

2. Gentrificazione, casa dolce casa  

Cat in the wall di Mina Mileva e Vesela Kazakova

The last black man in S. Francisco di Joe Talbot

 

3. Alle periferie del mondo

O fim do mundo di Basil Cunha

A fevre di Regis Myrupu

La paloma y el lobo di Carlos Lenin

 

4. Thriller, amore e lavoro 

Yokogao di Koji Fugada

Pa-go di Park Jung-bum

Douze mille di Trebal Nadège,

 

5. I film italiani

Maternal di Maura Del Pero.

L’apprendistato di Davide Maldi

Non è un sogno di Giovanni Cioni

San Vittore di Yuri Ancarani

 

Dalla Svizzera con sacro ardore

 Zwingli di Stefan Haupt

 

6. I conflitti della nostra epoca

Baanum nafi (Nafi’s father) di Mamadou Dia

Baghdad in my shadow di Samir

Fi al thawra (during revolution) di Maya Khoury

Terminal sud di Ameur –Zaimeche Rabah

Camille di Boris Lojkine

Categorie: Cultura e Media, Opinioni
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