Festival di Locarno 2019 – 4. Thriller, amore e lavoro

08.09.2019 - Vittorio Agnoletto

Festival di Locarno 2019 – 4. Thriller, amore e lavoro
Height of the wave

Yokogao è un film, inserito nel concorso internazionale, del regista Koji Fugada, un racconto avvincente sulla società giapponese. Ichiko è una giovane donna che lavora come infermiera presso una famiglia della quale si sente ormai parte integrante, ma quando la sorella minore dei suoi datori di lavoro viene rapita si diffonde la notizia che il rapitore è il nipote di Ichiko. I mass media si scatenano con violenza e senza alcun rispetto delle storie individuali, la quotidianità di Ichiko verrà stritolata tra la furia mediatica e la vendetta di un’innamorata non corrisposta.

Ma attraverso  una storia che coinvolge fortemente lo spettatore il regista gioca anche su due ulteriori e  differenti piani:  la complessità della natura umana che rende difficile stabilire che il bene e il male sono sempre facilmente individuabili, visto che anche Ichiko ha i suoi segreti e la società giapponese messa sotto accusa, rappresentata in una frenesia mediatica che non risparmia nessuno,  che non permette alcuna riflessione, che disegna un mondo fatto di superficialità dove tutto viene appiattito e ridotto a pura notizia nella sua pretesa oggettività.

Pa-Go (Height of the Wave), film del regista sudcoreano Park Jung-bum inserito nel concorso internazionale, ha vinto il Premio speciale della giuria. Un premio meritato per un thriller avvincente.

Una ragazzina, Yea-eun, ha paura del mare nel quale ha visto scomparire i suoi genitori; restata sola sull’isola è accudita, ma anche maltrattata e abusata dai maschi del villaggio. La sua solitudine si interrompe attraverso l’amicizia con una bambina, figlia di una poliziotta recentemente separatasi dal marito e inviata da sola sull’isola come unica rappresentante della legge. Sullo sfondo una comunità isolana rinchiusa su se stessa coi suoi silenzi, i suoi segreti e le sue aspettative, rappresentate dalla possibilità di aggiudicarsi un finanziamento che migliorerebbe la qualità della loro vita. Ma per ottenere ciò, tutto, sull’isola, deve apparire a posto e in regola agli occhi della commissione che dovrà decidere. E così non è.

Dentro una trama convincente e che coinvolge lo spettatore, il film mostra i lati oscuri custoditi dalla piccola comunità, il prevalere della legge del più forte, la vittoria di un diritto ritenuto atavico che domina sulla legge e ha nelle sue mani chi rappresenta le istituzioni.

Douze Mille del regista francese Trebal Nadège, anch’esso nel concorso internazionale, è la storia di Frank, un giovane che avendo perso la possibilità di continuare a svolgere illegalmente il lavoro di meccanico sente minacciato il futuro della propria storia sentimentale. Teme infatti che Maroussia, la sua donna, smetta di amarlo perché non guadagna quanto lei: 12.000.

Frank parte quindi alla ricerca del lavoro per guadagnare i famosi 12.000. “Non è necessario andare oltre, sacrificarsi ulteriormente” ripete Maroussia. “Non ne abbiamo bisogno, non mettiamo a rischio  ulteriormente il nostro amore.  Accontentiamoci di quanto ci è necessario per vivere senza far diventare la ricerca del guadagno il motivo della nostra vita; l’amore fra noi è il vero senso dell’esistenza”, sostiene la protagonista, anche quando il suo compagno vacilla di fronte alla possibilità tanto agognata di ottenere un cospicuo guadagno, ben oltre la cifra desiderata.

Un bel film di amore e sessualità, lavoro e denaro, sfruttamento, poesia e sullo sfondo, un gruppo di donne che, d’accordo con Frank, organizza furti con la spensieratezza e la leggerezza d’animo di coloro che ritengono, semplicemente, di riappropriarsi di quanto la vita ha loro negato.

Categorie: Cultura e Media, Opinioni
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