Boris Johnson chiede alla regina di sospendere il Parlamento

28.08.2019 - Redazione Italia

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Boris Johnson chiede alla regina di sospendere il Parlamento
(Foto di Flickr)

Il primo ministro britannico Boris Johnson ha chiesto alla regina di sospendere le sedute del Parlamento e di rimandare il suo tradizionale discorso al 14 ottobre, due settimane prima della scadenza della Brexit. La sovrana ha accettato.

La mossa ha suscitato reazioni furibonde: John Bercow, lo speaker della Camera dei Comuni, l’ha definita un “oltraggio costituzionale. Non importa come la si presenta, è ovvio che il fine di sospendere il Parlamento sarebbe quello di impedirgli di dibattere la Brexit e fare il proprio dovere nel modellare la strada per il paese. Chiudere il Parlamento sarebbe un’offesa al processo democratico e ai diritti dei deputati come rappresentanti eletti del popolo” ha aggiunto.

Il leader laburista Jeremy Corbyn ha chiesto un incontro urgente con la regina. Ha inoltre incontrato i leader dei partiti di opposizione e ha scritto a deputati conservatori contrari a una Brexit senza accordo. A suo parere questo tipo di uscita dall’Unione Europea servirebbe solo a porre il paese alla mercé di Donald Trump e delle compagnie americane ansiose di mettere le mani sul Servizio Sanitario Nazionale e a ridurre gli standard ambientali e lavorativi attualmente in vigore nel Regno Unito.

Nella sua pagina Facebook Corbyn denuncia un governo che “parla di sovranità, ma è pronto a sospendere il Parlamento per evitare di discutere i suoi piani per una disastrosa Brexit senza accordo. Questo è un oltraggio, un abuso di potere e una minaccia per la nostra democrazia. Se Johnson crede nei suoi piani, dovrebbe sottoporli alla gente attraverso elezioni nazionali o un nuovo referendum” conclude il leader laburista.

Intanto una petizione sul sito del Parlamento del Regno Unito, che chiede al governo di non sospendere le Camere, ha superato in poche ore le 800.000 firme e altre continuano ad aggiungersi di minuto in minuto. II governo è obbligato a rispondere alle petizioni che raccolgono più di 10.000 firme e il Parlamento deve prendere in considerazione per un dibattito quelle che arrivano a 100.000. Un risultato in questo caso ormai ampiamente superato.

Oggi pomeriggio si sono tenute manifestazioni di protesta in tutto il paese e domani ne sono previste altre.

Categorie: Europa, Nord America, Politica
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