Noi tutti naufraghi

03.07.2019 - Raffaella Ganci

Noi tutti naufraghi
(Foto di Robby Rent)

Ho contattato il Forum Lampedusa Solidale. Ho chiesto come stavano i migranti arrivati a bordo della Seawatch3, da dove provenissero, il percorso fatto e come si chiamassero. «Non ne sappiamo nulla! Non li possiamo incontrare. È questo il problema. Umanizzarli è così rischioso per la tenuta del sistema che viene impedito in tutti i modi che appaiano. E funziona, come vedi.» A destra come a sinistra.

Non rimango annichilita dalla disumanizzazione della legge, dalle bocche oscene, è la controproducente dialettica politica di sinistra che mi fa imbestialire.

4 i politici saliti a bordo della Seawatch3: Del Rio, Fratoianni, Magi, Faraone. Tutti e 4 pubblicano post sulla permanenza in nave: su un ministro propagandista a spese delle ONG, Carola e il suo equipaggio, e il numero delle persone salvate, 43.

Naufraghi, migranti. Persone. Individui. Numeri senza nome?

Ripenso all’ospitata del ministro nella trasmissione della Berlinguer. «Potevano portarli in Tunisia.» «In Tunisia? Ma via, non è sicura.» E qui parte uno sproloquio sui vari porti del Mediterraneo. Spiegami Bianca, lui ti nomina la Tunisia e tu non riesci a ribattere se non con un ‘non è sicura’? Va spiegato che la Tunisia, pur avendo firmato la Convenzione di Ginevra, non ha mai emanato leggi nazionali in linea con quelle disposizioni. Bisogna prepararsi, studiare, quando si invita chi offre una narrazione distorta della realtà!

Il Presidente dell’IPSOS, ha condotto uno studio su realtà dei fatti e percezione. Nell’intervista rilasciata a maggio al Corriere, “Pagnoncelli spiega tanto ondeggiare con tre ragioni sostanziali: la bassa scolarizzazione del Paese, una spiccata «emozionalità» e una «dieta mediatica» — i canali attraverso cui ci informiamo — troppo poco varia, dove la televisione, tuttora, è una sovrana quasi assoluta. Una condizione di fragilità che diventa il terreno ideale per il «virus» delle fake news.”

Opera di NemO’S “WITHOUT NAME”, Messina 2013, dedicata a Saamiya Yusuf Omar, velocista somala, morta a largo di Lampedusa nell’aprile 2012

Bassa scolarizzazione e dieta mediatica propinata da chi per schieramento o per principio non invita mai (mai) coloro che sarebbero in grado di argomentare per demolire le false narrazioni: per esempio, Fulvio Vassallo Paleologo, avvocato, docente di Diritto di asilo e status costituzionale dello straniero; oppure Alessandra Ballerini, avvocato civilista specializzata in diritti umani e immigrazione. Alessandra Ballerini che dà voce e nome a fatti e persone raccontandone la storia: al G8 di Genova, alla TAV, a Giulio Regeni, a Prince e Hope della Nigeria, ad Anane del Ghana, ad Amal Fathy egiziana, e quando usa uno pseudonimo lo fa per proteggere e tutelare.

Mi domando perché dei 4 politici sulla Seawatch nessuno abbia citato il nome e il paese di provenienza almeno di una di quelle 43 Persone. Bisognerebbe spiegare sempre, senza timore di risultare ripetitivi, la situazione dei luoghi di partenza, le politiche coloniali e soprattutto postcoloniali: la politica delle razze, il divide et impera esercitato attraverso l’amministrazione indiretta: si appoggiano (rifornendoli di armi) clan, tribù, gruppi, per tenere sotto controllo o eliminare altri clan, tribù, gruppi che costituiscono una minaccia per il mantenimento del controllo delle risorse e degli investimenti locali. Come dice il mio amico S.: «Sono andati sulla nave…. ma a fare cosa? Per capire e raccontare alla gente oppure per un semplice show a beneficio della Lega?»

Agli slogan e ai decreti costruiti sulla negazione delle alternative – primo responsabile Minniti del PD – non va contrapposta la retorica politica bensì Storia e Biografie di tutti i migranti, anche i nostri, di tutti i naufraghi, per mare e sulla terraferma italiana, altrimenti si partecipa colpevolmente allo stesso gioco del governo, fomentando la guerra tra poveri. Quando si è ultimi non c’è nessuno più ultimo degli altri e il proprio corpo i politici di sinistra lo devono mettere a disposizione senza eccezione per non sentirsi rinfacciare di non avere dormito nelle tende di Amatrice, di aver tollerato gli abusi dell’ILVA, di non aver vigilato sulla manutenzione di strade, autostrade e ponti, sulla delocalizzazione di tante imprese, e altro. La solidarietà deve essere inclusiva e fattiva se, come sostengono, hanno a cuore l’umanità.

Categorie: Europa, Migranti
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