A proposito dell’aggressione bullo-fascista a Trastevere

17.06.2019 - Roma - Patrizia Cecconi

A proposito dell’aggressione bullo-fascista a Trastevere
(Foto di https://www.facebook.com/piccoloamerica/)

Sappiamo di non essere simpatici quando si cerca, e anche quando si trova senza neanche cercarlo, il pelo nell’uovo.

Bene, la comunicazione non è un problema di simpatia, mentre è un serio problema non accorgersi delle possibili conseguenze prodotte da un lessico “distratto”.

Il caso è quello dell’aggressione subita ieri da alcuni ragazzi del cinema America, vecchia sala cinematografica di Trastevere che è stata salvata dalla sua distruzione proprio da un gruppo di giovani – alcuni di età, altri di spirito – che sta svolgendo un ruolo socialmente importante e controcorrente, intendendo per corrente attuale quella simile alle acque reflue in cui scorrono intolleranza, razzismo, fascismo, ignoranza, tracotanza e altri elementi simili.

Tutti i canali Tv e i giornali tendenzialmente democratici hanno giustamente condannato l’aggressione da parte di una squadraccia bullo-fascista contro i giovani che indossavano la maglietta del cinema America. Ma come lo hanno fatto? Attenzione, so che si rischia di essere antipatici e pedanti nel tentare un’analisi del contenuto dei messaggi mediatici anche quando sembrano positivi ma, come già esplicitato in incipit, correremo questo rischio.

Dunque, la frase che è stata ripetuta nel condannare l’episodio il quale, data l’oggettività dei fatti non si poteva che condannare o ignorare – quindi ben venga la condanna – la frase generalmente usata è stata “hanno preso la maglietta per una maglietta antifascista” inducendo così ad un’ambiguità interpretativa che ha portato ad una protezione mediatica dei ragazzi aggrediti “in quanto” non facevano politica e la loro maglietta è solo “stata presa” per antifascista.

Forse non c’era volontà malevola nei cronisti televisivi e radiofonici che hanno dato la notizia in questo modo, ma un operatore mediatico, un opinion maker e quindi, volente o nolente un formatore di opinioni, non può distrarsi e usare tali superficialità lessicali altrimenti rischia di avvicinarsi al contenuto di una dichiarazione che il vecchio conservatore Strauss, governatore della Baviera, fece tanti anni fa quando a Monaco venne ucciso gratuitamente un camionista italiano. Il governo italiano (quello di allora!) pretese le scuse ufficiali, almeno quelle! da parte del governatore tedesco, esponente della CSU. Ci vollero mesi di insistenza per ottenerle e alla fine Strauss disse che condannava l’omicidio sebbene la vittima fosse italiana e comunista! Strauss sapeva quello che diceva, ed era ignobile. L’ignobiltà del suo pensiero passava per un piccolo termine, una congiunzione subordinante, ma non tutti la notarono o mostrarono di averla notata.

I giornalisti che hanno condannato l’aggressione bullo-fascista di ieri a Roma, vogliamo sperare che invece abbiano solo commesso un errore di superficialità lessicale. E comunque, per uscire dall’ambiguità, sarebbe stato non solo opportuno, ma necessario, ricordare che il fascismo è fuorilegge e l’antifascismo è pensiero fondante della nostra Repubblica e quindi va rivendicato oltre che praticato. E rivendicato a testa alta.

 

Categorie: Cultura e Media, Europa, Opinioni
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