Yemen: bombe che non fanno troppo rumore

17.05.2019 - ABC Junior

Yemen: bombe che non fanno troppo rumore

Lo Yemen è un paese del medio oriente, situato nella punta meridionale della penisola arabica. La forma che assume il confine di questo paese è rettangolare, particolare da non tralasciare, in quanto si può facilmente ricondurre la motivazione di un confine così ben delineato ad una decisione politica presa senza considerare realmente le esigenze dei popoli che abitano queste terre. Il paese risulta dilaniato dal marzo del 2015 da una guerra civile che vede contrapporsi la coalizione di cui è a capo l’Arabia saudita sostenuta da Stati Uniti e Inghilterra, e i ribelli Houthi appoggiati dall’Iran.
Le cause scatenanti il conflitto risalgono all’agosto 2014 quando il governo smette di fornire sussidi per il carburante, i prezzi salgono alle stelle, e non si fa attendere la reazione dei ribelli Houthi (sciiti) che da protesta si trasforma in scontro armato. Nel settembre 2014 i ribelli Houthi conquistano gran parte della capitale Sanàa. Nel gennaio 2015 gli Houthi mettono agli arresti domiciliari il presidente Hadi, che nel Febbraio 2015 scappa nel sud dello Yemen ad Aden, mentre il popolo manifesta per chiedere agli Houthi di ritirarsi. Il 26 marzo 2015 viene commesso il primo crimine: una coalizione di stati del medio oriente al cui capo si trova l’Arabia Saudita indice una campagna militare contro gli Houthi. Nel frattempo il presidente Hadi fugge in Arabia Saudita. Passa qualche mese e la situazione diviene sempre più tragica, tanto che nel luglio 2015 i quattro quinti della popolazione hanno bisogno di assistenza umanitaria. Nel novembre 2015 il presidente Hadi torna nello Yemen, ma rimane confinato nel palazzo presidenziale di Aden. Nell’aprile 2016 in Kuwait viene aperto un negoziato tra i due fronti promosso dalle Nazioni Unite e viene proclamata una tregua. I combattimenti però non cessano e nell’Ottobre 2016 un attacco aereo condotto dall’Arabia Saudita provoca la morte di 140 persone che stavano partecipando ad un funerale, a seguito di questo attacco Stati Uniti e Inghilterra chiedono un cessato fuoco senza condizioni e per settantadue ore, a partire dalla mezzanotte del 19 ottobre 2017, i bombardamenti vengono interrotti.

Il 14 Novembre 2017 i ribelli Houthi dichiarano di voler smettere di combattere e che sosterranno un governo di unità nazionale. Il 19 novembre 2017 viene proclamata unilateralmente dalla coalizione saudita una tregua di quarantotto ore che non viene rispettata né dai ribelli Houthi, né dalle organizzazioni governative. Il paese rimane quindi spaccato in due; controllato al nord dai ribelli Houthi e al sud dal governo. Ad oggi si parla di più di 8 000 morti di cui l’86% civili, il rapporto è di 21 civili uccisi ogni 4 soldati e di più di 45 000 feriti. Il 60% degli scontri avviene in zone abitate e dove le bombe non riescono a strappare bambini e adulti alla vita arrivano f me e epidemie. La zona è difficilmente raggiungibile e le organizzazioni umanitarie riescono a svolgere solo in parte il proprio compito incontrando grandi difficoltà. Questo è lo scenario di morte e distruzione che l’Italia ha contribuito a delineare producendo e vendendo armi all’Arabia Saudita. Alcune delle bombe inesplose riportano infatti un numero di serie che certifica la produzione delle stesse in Italia, più specificatamente in Sardegna. Il ministro della Difesa risultava a conoscenza della situazione e diverse interrogazioni parlamentari sono state mosse riguardo questo argomento, ma non a tutte è stata data risposta. Resta da chiarire la posizione intrapresa dal nostro paese in quanto vi sono leggi che regolano il commercio degli armamenti e vietano esportazione e transito verso i paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani. Per quanto ancora potremo fare finta di non sentire lo scoppio di bombe che ci sembrano molto distanti, ma che in realtà sono fabbricate proprio nel nostro stesso paese? L’indifferenza è una presa di posizione, è una scelta, è decidere di permettere che questo massacro continui.

Contu Nicoletta, Terraneo Lorenzo, Lago Martina, Russo Giaime, Riboldi Matteo, Manfroi Arianna dell’ Istituto di Scienze Umane Vilfredo Pareto Milano, nell’ambito del progetto di educazione alla pace “CONOSCERE PER FARE LA PACE” di ABC e Metaeducazione

 

Categorie: Educazione, Europa
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