Street art ecologica a Firenze?

30.05.2019 - Raffaella Ganci

Street art ecologica a Firenze?

Si nasce incendiari e si finisce pompieri

Chi meglio del Pitigrilli, infiltrato dell’OVRA, per introdurre l’Urban Graffiti Tramvia 2019, progetto di Multiverso Coworking Network, approvato e sostenuto economicamente dal Comune di Firenze, al quale hanno partecipato circa 20 artisti.

Infiltrarsi e condurre azioni da guastatori per disinnescare strumenti potenzialmente pericolosi è oggi la mission del Comune nei confronti della Street art.

Solo pochi anni fa, cavalcando le politiche autoritarie governative anti-degrado, in convegni organizzati ad hoc si stigmatizzavano street artists e writers con “disadattati”, “scarti sociali”, “vandali”. Si sovvenzionavano, e ancora oggi si sovvenzionano, le pattuglie punitrici/pulitrici dei Grafiti Kommando (sic!) degli Angeli del bello, affidandogli il compito di ripristinare il decoro. Ad un certo punto, con l’attenzione riservata alla Street art da critici, mercanti e gallerie, con il proliferare di regolamenti e festival a tema, la rotta è cambiata e, redatto un ‘regolamento’, il Comune ha cominciato ad utilizzare questa forma d’Arte come strumento di propaganda politica. Oggi, la Giunta orgogliosamente controlla e dirige ‘l’invasione’ della ‘Street art’ nei quartieri, pianificando “un grande murale sulla scuola Dino Compagni, sei nuove opere su condomini Erp e nei tre sottopassi della tramvia”.

Il 20 maggio un comunicato stampa del Comune annuncia “il primo murales che rilascia ossigeno: arrivano mille metri quadrati di street art ecologica” nel tunnel Belfiore Tramvia 2.

L’indomani, alle 01.39, l’Assessore pubblica in diretta questo post:

Qualcosa non quadra! La ‘Street art’ ecologica è sparita, sostituita da 820 bombolette documentate anche dal video di La Repubblica.

L’incongruenza suscita fra chi commenta il post non interrogativi ma like. C’è chi, addirittura, definisce l’assessore ‘super eroe’, ‘mito’.

Più di un artista conferma di aver usato solo bombolette; altri, visto il limite di dover applicare la vernice ecologica entro 3 ore dalla preparazione, sono ricorsi a vernici tradizionali. E i costi? Considerando l’acquisto della vernice (10 Kg., al costo di 420,00 euro, coprono 10/12mq.), le bombolette (3,60 euro cad.), la piattaforma aerea (al giorno 180 euro più IVA a cui si devono aggiungere 20 euro l’ora per il manovratore), il totale è di tutto rispetto pur considerando un eventuale sconto sui diversi materiali e macchinari.

Tutta questa storia non è mitica né tantomeno eroica. È la favola triste di una vernice fotocatalitica che assorbe CO2 se stesa in maniera uniforme all’interno di un tunnel con un impianto illuminotecnico in grado di produrre un elevato quantitativo di raggi UVA. Ma il tunnel Belfiore non è dotato di questo tipo di illuminazione. Non deve affrontare il problema del traffico veicolare come il traforo Umberto I di Roma, dove questa tecnologia è stata applicata per la prima volta. Da Belfiore ci passa solo la Tramvia, e la Tramvia è elettrica, non dovrebbe inquinare.

Una favola dalla trama debole che nelle intenzioni vorrebbe essere “un tributo alle origini della Street art, nata proprio sui vagoni della metropolitana di New York: un’opportunità di rilievo internazionale per ricollocare la Street art nei suoi luoghi di origine e legare la stagione della Street art fiorentina anche al tema ambientale, attraverso l’utilizzo di pitture ecologiche a rilascio di ossigeno.” Un cortocircuito che si estende oltre la ‘balla’ ecologica fino a comprendere le “origini della Street art”. La prima tag, Taki183, è su muro, poi arriva il writing da cui si svilupperà il figurativo tipico della Street art. Il Writing è una disciplina in cui il talento nella tecnica e nell’esecuzione si concretizza non in ore, come nel nostro caso, ma in un breve lasso di tempo, una fermata del treno o della metropolitana, ad esempio.

È a questo che si vuol ridurre la Street art?

Il muralismo commissionato e autorizzato rientra nell’Arte pubblica, cosa diversa dalla Street art o Arte urbana, non commissionata e spontanea. Chiunque agisce nello spazio pubblico ha una responsabilità politica, l’istituzione come gli artisti: lo spazio pubblico è il luogo dell’agire politico nelle forme, nel pensiero e nell’azione. Ogni intervento di Arte pubblica implica la Comunicazione di un certo numero di contenuti. Quali sono in questo caso? Personalmente riesco a vedere unicamente una copia dei lungo linea ferroviari, dove ciascun pezzo è la rappresentazione di uno stile e di una tecnica che prescinde dai contenuti, interessante perché è, appunto, altro.

Il tunnel Belfiore non è un caso isolato, è già accaduto a piazza Leopoldo con il ritratto di Nelson Mandela. Il murale, voluto dal Nelson Mandela Forum insieme con Comune di Firenze, Casa spa, Unicoop Firenze, Fondazione Franco Zeffirelli Onlus Fondazione CR Firenze e Città Metropolitana, si trova su quello che è stato denominato “condominio dei diritti”. Un’ottima esecuzione celebrativa eppure ‘debole’ nella comunicazione per il suo appartenere non alla città, ad un qui ed ora, ma ad un altrove, un dispositivo di memoria simbolica rassicurante e innocua. Nel ‘condominio dei diritti’ sarebbe stato un atto veramente eroico, questo sì, allargare i confini della comfort zone fino a comprendervi l’ultimo dei fratelli di Mandela, Idy Diene, scelto per il colore della pelle e ucciso l’anno scorso su ponte Vespucci con tre colpi di pistola. Questo inserto l’avrebbe trasformata in opera autenticamente politica, avrebbe fatto riflettere, forse avrebbe anche sollecitato e aperto un dibattito, di sicuro avrebbe dato un senso vero al selfie istituzionale.

Ci vuole molta esperienza e tanta preparazione per realizzare opere di Arte pubblica. Mi chiedo, cosa si sarebbe potuto realizzare all’interno del tunnel Belfiore se l’Istituzione avesse avuto realmente come obiettivo l’utilità, se avesse rispettato il ‘regolamento’ che, approvato nel 2016 e opportunamente non più consultabile sul sito del Comune, prevede dei bandi e una commissione di esperti per lo spazio pubblico riservato all’arte, se si fosse affidata ad un curatore capace? Cosa se gli artisti avessero valutato il rischio di autoreferenzialità, di strumentalizzazione del loro lavoro a tre giorni dalle elezioni, se avessero mantenuto l’indole incendiaria invece di rivestire i panni del pompiere?

Categorie: Cultura e Media, Europa, Opinioni
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