Cannes 2019. “Il traditore”: Tommaso Buscetta, Giovanni Falcone e il Maxiprocesso alla mafia

30.05.2019 - Bruna Alasia

Cannes 2019. “Il traditore”: Tommaso Buscetta, Giovanni Falcone e il Maxiprocesso alla mafia

A Cannes 72 questo film con il quale l’Italia secondo molti  ha fatto un’ottima figura non ha ricevuto nessun premio. Sappiamo tuttavia che ogni riconoscimento è sempre relativo; lo stesso Inarritu, presidente della giuria ufficiale, ha riconosciuto che essa é il giudizio di poche persone. Ai posteri l’ardua sentenza.

Ne “Il traditore”, biografia di Tommaso Buscetta,  quanto attenga all’uomo che fu – entrato da  bambino nel clan mafioso e avendo alle spalle degli omicidi,  è ritratto nel film con dubbi di coscienza –  non si può sapere, ma la fiction, parlata in siciliano strettissimo, ce lo rende verosimile e ci aiuta a capire meglio quello che è stato un periodo storico e, purtroppo, un dramma italiano non ancora chiarito.  Marco Bellocchio racconta che a Tommaso Buscetta avevano già ammazzato un fratello e due figli, quando decise di collaborare con la giustizia. Il suo referente era Giovanni Falcone.  Buscetta, chiamato “Boss dei Due Mondi”, nel 1984 era stato estradato dal Brasile e una volta rientrato aveva trovato una guerra sanguinosa per il controllo della droga, scatenata da Riina e dal clan dei Corleonesi. Le sue rivelazioni su Cosa Nostra portarono al maxi-processo nel 1986: 475 imputati, oltre 200 avvocati radunati a Palermo in un’aula bunker.

“Il traditore” è un’opera alla cui base c’è l’analisi dei fatti, l’approfondimento dei materiali d’epoca, di stampa e carte processuali, per rendere autentico il personaggio di Cosa Nostra, che mai traditore volle riconoscersi e accusò gli eccessi da macellaio di Riina come causa della distruzione della cupola. Durante le assise assistiamo stupefatti a quello che è la bassezza umana. Dopo la morte di Giovanni Falcone, che Tommaso Buscetta dice di aver stimato e amato, il collaboratore di giustizia puntò il dito contro le connivenze stato-mafia, accusando Salvo Lima e Giulio Andreotti, diventando un testimone chiave nel processo per associazione mafiosa e per l’omicidio Pecorelli.

Un film necessario quello di Marco Bellocchio, supportato da un intero cast all’altezza. Spiccano Luigi Lo Cascio e, ovviamente, Pierfrancesco Favino in un ruolo, quello del protagonista, che è forse il suo migliore.

 

Categorie: Cultura e Media, Europa, Opinioni
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