Petizione sul ISDS: sferra un colpo contro il potere delle multinazionali nel 2019

12.02.2019 - Redazione Italia

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo, Francese

Petizione sul ISDS: sferra un colpo contro il potere delle multinazionali nel 2019
(Foto di Corporate Europe Observatory)

Grazie al ISDS i ricchi hanno citato in giudizio i governi per miliardi di euro – per qualsiasi cosa, dall’aver introdotto avvertenze sanitarie sulle sigarette al divieto di trivellazione petrolifera. Cittadini, attivisti e movimenti sociali si stanno unendo nel 2019 per mettere fine a questo sistema di giustizia parallela favorevole alle grandi imprese transnazionali.

Puoi firmare la nostra petizione.

Aspetta un minuto. Non so che cosa sia l’ISDS.
E io te lo spiego. ISDS – abbreviazione inglese per “Risoluzione delle Controversie fra Investitore e Stato” – conferisce alle multinazionali un enorme potere. È un sistema che consente loro di citare in giudizio i governi dei paesi in cui esse detengono investimenti – ad esempio una fabbrica, un giacimento petrolifero o anche solo una quota di una società – per somme di denaro illimitate. L’ISDS consente a una società transnazionale di citare in giudizio un paese se emette nuove leggi, decisioni giudiziarie o altre decisioni che limitano (anche potenzialmente) i profitti della società. Per fare un esempio, il gigante energetico svedese Vattenfall ha citato in giudizio la Germania per 4,3 miliardi di euro più gli interessi, perché la decisione di quel paese di porre fine all’uso dell’energia nucleare in seguito al disastro di Fukushima significa chiudere le vecchie centrali nucleari della società; La società mineraria canadese Gabriel Resources ha citato in giudizio la Romania per 4 miliardi di dollari USA dopo che i tribunali rumeni hanno scoperto che la miniera d’oro proposta dall’impresa era tossica e illegale; e la compagnia petrolifera Rockhopper con sede nel Regno Unito ha citato in giudizio l’Italia per danni fino a 350 milioni di dollari dopo che il Parlamento italiano ha vietato nuove operazioni nel settore petrolifero e del gas vicino alla costa italiana.

È oltraggioso! Un parlamento dovrebbe essere in grado di prendere tali decisioni senza essere citato in giudizio.
Esattamente. E le aziende non hanno nemmeno bisogno di vincere una causa per protrarre le loro attività. A volte una causa costosa – o anche solo la minaccia di essa – può essere sufficiente per spaventare i responsabili politici e ritardare, indebolire o cassare i regolamenti su cui stavano lavorando. Ciò è accaduto quando il gigante del tabacco Philip Morris ha citato in giudizio l’Australia per una legge sulla salute che richiedeva confezioni meno attraenti di sigarette. Proprio aprendo quella causa, Phillip Morris ha avuto un effetto paralizzante su altre nazioni che avrebbero altrimenti promulgato una legislazione simile – per esempio la Nuova Zelanda, dove i piani per un packaging neutro sono stati rinviati per oltre quattro anni fino alla fine della causa australiana. Proprio di recente, Friends of the Earth France ha rivelato come una compagnia petrolifera canadese abbia usato la minaccia di una causa contro gli investitori statali per indebolire una legge francese intesa a bloccare progetti di combustibili fossili che avrebbero impattato negativamente sul clima.

Ma non dobbiamo mantenere i combustibili sporchi nel terreno se vogliamo fermare il riscaldamento globale?
Hai ragione. Ma ISDS offre alle grandi aziende un enorme potere per impedire ai responsabili politici di fare la cosa giusta – su ogni sorta di regole: che si tratti di porre fine all’esplorazione petrolifera, di vietare i sacchetti di plastica o di rovesciare una privatizzazione fallita… Ecco perché dobbiamo sbarazzarci dell’ISDS.

Ma come?
Innanzitutto, i paesi devono uscire dagli accordi ISDS esistenti. Globalmente ne sono in vigore oltre 2.600, la maggior parte dei quali sono accordi bilaterali negoziati negli anni ’90. A quel tempo i paesi firmarono sperando che questi trattati portassero investimenti, pur rimanendo per lo più inconsapevoli dei rischi. Dal 2000, tuttavia, le sfide degli investitori contro le legittime decisioni di interesse pubblico sono aumentate a un ritmo rapido. Temendo di restare invischiati in spese ingenti a carico dei contribuenti, Sud Africa, Indonesia, India e molti altri paesi hanno chiuso alcuni dei loro trattati bilaterali di investimento. Proprio di recente, gli stati membri dell’UE hanno annunciato che avrebbero rescisso tutti i loro trattati bilaterali con altri paesi dell’UE, circa 200. Sotto l’ex governo di centro-sinistra, anche l’Italia ha abbandonato il Trattato sullo Statuto dell’Energia, che è fondamentalmente un grande accordo ISDS per il settore energetico (maggiori informazioni qui, a pag. 30).
Vi sono anche proposte su come terminare l’ISDS a livello globale, in un approccio meno frammentario.

Quindi è facile uscire da questi accordi?
Sì e no. I trattati ISDS possono essere rescissi di comune accordo in qualsiasi momento. Ma legalmente, la maggior parte deve rimanere in vigore per diversi anni prima che possano essere aboliti da una sola parte. E quando un paese annuncia piani per l’annullamento, possono ricevere grosse pressioni per mantenere i loro accordi ISDS. Quando il Sud Africa annunciò l’intenzione di portare a scadenza alcuni trattati con stati membri dell’UE, ad esempio, la Commissione europea e i lobbisti delle multinazionali minacciarono di tagliare gli investimenti.

Che faccia tosta!
Infatti. Ma le tattiche intimidatorie sembrano essere peggiori della realtà. In pratica, l’abbandono dell’ISDS non ha diminuito gli afflussi di investimenti a quei paesi. Sta anche diventando sempre più comune. Secondo i dati delle Nazioni Unite, dal 2012 sono stati chiusi almeno 100 accordi di investimento. Oltre 1.000 hanno raggiunto uno stadio in cui possono ora abbandonare unilateralmente. Quindi i responsabili politici ora si trovano di fronte a una storica finestra di opportunità. Siamo giunti a un punto di svolta in cui i trattati ISDS chiusi sono più di quelli aperti ex novo.

Aspetta. Ci sono ancora governi che aderiscono a nuovi accordi ISDS?
Sfortunatamente sì. L’UE ha appena concluso accordi ISDS con Singapore e Vietnam (anche se con un nome diverso, il sistema ICS o Investment Court System, nel tentativo di evitare le controversie). L’accordo di Singapore sarà votato al Parlamento europeo nel febbraio 2019. Un altro accordo, il CETA UE-Canada (accordo economico e commerciale globale) è già stato approvato dal Parlamento europeo, ma deve ancora essere ratificato dai parlamenti in oltre una dozzina di Stati membri, prima che i privilegi degli investitori ISDS possano entrare in vigore. Ulteriori accordi di investimento sono in corso con Giappone, Messico, Cina e molti altri paesi.

Sembra pazzesco!
Lo so. E non è nemmeno l’ultimo. L’UE sta anche spingendo per un tribunale mondiale per le società, una sorta di ISDS per l’intero globo!

Ora non so se sono solo stanco o depresso…
Capisco, ma guarda. Più il pubblico impara sull’ISDS più cresce l’opposizione. Questo piano per un tribunale aziendale globale è nelle sue fasi iniziali e si può ancora farlo abortire. Come ogni nuovo accordo che includa gli estremi privilegi del ISDS per le multinazionali.

Come?
Con il potere delle persone. Dobbiamo esercitare una massiccia pressione pubblica su governi e parlamenti. Lo abbiamo già fatto prima, e ha funzionato. Negli anni ’90 l’opposizione pubblica ha abbattuto la proposta di accordo multilaterale sugli investimenti, un accordo ISDS globale. Più recentemente, è stato sconfitto anche l’accordo commerciale TTIP, che avrebbe conferito poteri senza precedenti alle società transnazionali. Possiamo rifarlo.

Quindi chi è “noi”?
Un’ampia alleanza di oltre 150 gruppi della società civile, sindacati, movimenti sociali e individui provenienti da tutta Europa e dal mondo. E spero anche te. Stiamo lavorando insieme per impedire ai nostri governi di aderire a nuovi accordi ISDS, di uscire dagli accordi esistenti e di introdurre nuove regole per inchiodare le aziende alle loro responsabilità, ad esempio sostenendo un trattato vincolante delle Nazioni Unite per affrontare le violazioni dei diritti umani da parte delle imprese.

E può funzionare?
Ci sono segnali che potrebbe. L’opposizione all’ISDS proviene da molti diversi angoli della società. In Europa, una cifra record di 3,5 milioni di persone ha firmato una petizione contro i privilegi degli investitori in CETA e TTIP. Più di 2.100 governi locali e regionali hanno suonato campanelli d’allarme. I sindacati, i consumatori, i gruppi ambientalisti e di salute pubblica respingono l’ISDS come fanno molti studiosi di legge, eminenti economisti ed esperti delle Nazioni Unite. In paesi come la Germania, la Francia (qui e qui) e l’Olanda, le indagini dei media hanno rivelato a un gran numero di persone il furto di potere da parte delle multinazionali. La Corte di Giustizia Europea ha persino riscontrato che l’ISDS è incompatibile con il diritto dell’UE.

Ok. Quindi cosa posso fare?
Puoi firmare la nostra petizione.
Essa chiede che l’UE e i suoi stati membri si ritirino dagli accordi ISDS esistenti e non ne concludano di nuovi. Invita inoltre a introdurre nuove regole sulle responsabilità delle multinazionali. Se ciò dovesse accadere nell’UE, potrebbe dare un colpo decisivo all’ISDS in tutto il mondo – e dare un notevole impulso alla creazione di un sistema globale forte che possa punire le multinazionali per i loro crimini.

Puoi anche metterti in contatto con gli attivisti locali e i rappresentanti eletti per sollecitarli su questo problema. Ci saranno proteste e azioni di strada. E molti momenti per costruire pressione. Controlla il sito web della campagna, Facebook e Twitter per contatti e aggiornamenti.

Abbiamo un anno intero per spostare l’equilibrio del potere verso le persone e il pianeta. Sarebbe meraviglioso averti a bordo.

Leggi le pubblicazioni ISDS più importanti dell’Osservatorio europeo delle imprese.

Articolo tratto dal sito: https://stopisds.org/

Traduzione dall’inglese di Leopoldo Salmaso

 

Categorie: Comunicati Stampa, Economia, Internazionale, Questioni internazionali
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